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Successo a Milano per «Aphrodite» di Giorgio Battistelli con Vladimir Luxuria

Un’opera eversiva «In certi momenti è classica, in altri è techno, in altri è new age. Ci sono tutti i tipi di disobbedienza a qualsiasi genere musicale»
di . MARIO GAMBA
da. Il Manifesto _ 2 giugno 2004

Tutte le promesse mantenute. Anche quella di un’interpretazione musicale di grande interesse e di grande virtuosismo tecnico. Vladimir Luxuria ha dato ad Aphrodite di Giorgio Battistelli un surplus di aperta recita della seduzione e ha inserito una felice ambiguità. Ma all’auditorium di Milano ha sedotto il pubblico del festival Come to Daddy, nel corso della serata intitolata Baci, soprattutto nel ruolo puro e semplice di vocalista di gran classe, al di là del talento di performer e del suo essere creatura fascinosa per le ampie, complesse, anti-identitarie attitudini sessuali che ha scelto. Ammesso che si possa prescindere da fattori per così dire extra-musicali in una realizzazione di Aphrodite, lavoro tra i più riusciti del primo Battistelli dove le componenti sceniche, letterarie e sonore sono inscindibili le une dalle altre, come del resto in buona parte della produzione dell’autore. Vestita/o di rosso fuoco, un abito attillato che permetteva di esibire un florido seno, falso, e persino i contorni di un autenticissimo pene. Così è apparsa/o in scena Vladimir Luxuria per Aphrodite.

Netto contrasto col virginale abito bianco e col seno piatto della mise indossata in precedenza per Les Chansons de Bilitis di Claude Debussy, brano certo abbinabile a quello di Battistelli per via del medesimo autore dei due testi di partenza, Pierre Louÿs, e per via di una somiglianza dell’organico strumentale con voce solista, ma non così tanto se si bada ai punti di vista, che sono decadenti e consolatori in Debussy, eversivi in Battistelli.

Si poteva temere in Aphrodite un’accentuazione di elementi «naturalistici» sul versante teatrale, e in effetti qualcosa del genere si è visto. L’inizio, per esempio, è stato a un tempo inquietante, attraente e convenzionale. Vladimir Luxuria, dopo un fantastico gioco di sospiri, puro suono, pura musica del desiderio, si è abbandonata/o a un altro gioco, che sul piano sonoro era splendido (e splendidamente realizzato) ed era un gioco di schiocchi della lingua amplificati dal microfono, accompagnati dal più usato tra gli inviti a baci «impudichi»: la lingua che guizzava e ruotava dentro e fuori dalla bocca, ripetutamente. Un gioco che appartiene più alle femmine che ai maschi, divertente, stuzzicante, piacevolmente «plebeo». Nell’occasione un po’ carico di teatralità, una minaccia di non condividere del tutto l’idea battistelliana di drammaturgia, che è quella di drammaturgia del suono.

Invece Vladimir Luxuria l’idea di Battistelli ha dimostrato di condividerla, eccome!, in tutto il resto del lungo brano. Di condividerla facendola propria. Con un «recitarcantando» che incrociava con naturalezza da café-chantant l’estrema, estremistica, radicalità delle parti vocali in mezzo a quella instabile piattaforma di suoni dei due flauti (Manuel Zurria e Paolo Fratini), delle due arpe (Lucia Bova e Anna Maria Palombini), delle tre percussioni (Fulvia Ricevuto, Maurizio Ben Omar e Elio Marchesini). I suoni strumentali dell’Ensemble Alter Ego (qui con ospiti), ideatore del singolare e coraggioso Festival Come to Daddy.

E Debussy? Un Debussy transgender. Così non si era mai sentito. Senz’altro più intenso. Anche una «forzatura» della tastiera elettronica di Oscar Pizzo, clima post rock o new techno. Ma il brano è stato tutto di Vladimir Luxuria. Che ha alternato suoni vocali non amplificati ad altri amplificati, e allora il microfono sembrava il creatore del femminile e del maschile, con inattese, ammalianti non-melodie baritonali.


La musica è seduzione con la voce di Vladimir. La drag-queen in un concerto d’autore
Da La Repubblica – Milano 21 maggio 2004
Di Paola Zonca

E’ un’icona gay, trasgressiva, colta, ironica, di grande profondità: ha sdoganato la figura della drag-queen con le serate romane di Muccassassina, ha organizzato varie edizioni del Gay Pride, ha trovato una sua identità nel mondo dello spettacolo cantando, recitando, tenendo una trasmissione sull’amore dalle frequenze di Radio Capital. Vladimir Luxuria, all’anagrafe Wladimiro Guadagno, foggiano, 39 anni a giugno, re dei travestimenti femminili e della pazza vita notturna, abbandona momentaneamente le esagerazioni del suo “One Drag Show” per affrontare una prova musicale diversa. Domani sera, all’Auditorium di Milano, sarà la voce recitante del Festival “Come To Daddy”: con l’ensemble Alter Ego si calerà nei panni di una novella Afrodite, simbolo di bellezza e seduzione, interpretando due brani tratti dalle opere dello scrittore francese Pierre Louys: il primo, Le Chansons de Bilitis, è di Claude Debussy; l’altro, Aphrodite-Monogramma di è firmato dal compositore contemporaneo Giorgio Battistelli ed è ispirato a un romanzo ambientato nell’antica Alessandria. Nella seconda parte, finale con “Il motivo degli oggetti di vetro” di Salvatore Sciarrino.

Luxuria, perché hanno scelto proprio lei?
“Uno dei musicisti del gruppo Alter Ego aveva letto la mia autobiografia e ha pensato che avessi la sensibilità giusta per parlare dell’ambiguità della seduzione. Mi emozionava l’idea di incontrare Battistelli: pensavo che mi avrebbe preso a calci, e invece è stato molto disponibile. Mica vero che il mondo della musica colta è sempre polveroso e paludato. Quando riesce a togliersi di dosso quella patina, può arrivare anche al cuore dei giovani.”

Chi è Bilitis?
“E’ una cortigiana dell’antichità classica, a sua volta figlia di una cortigiana. In quell’epoca era una professione accettata socialmente, chi la esercitava non veniva relegata al marciapiede. Bilitis ricorda la sua infanzia, i suoi amanti e non è un bilancio allegro: nell’ultima parte c’è le da sola, anziana, sotto la pioggia. Dice: “I giovani ormai non guardano più, gli amanti più vecchi non si ricordano nemmeno più di me”. Un ritratto molto umano, poetico”

E cortigiana è anche la protagonista del secondo brano?
“E’ Criside, un’altra donna profondamente vera. Ricorda la madre che si vendeva ai mercanti, si innamora perdutamente di un uomo che vede sulla spiaggia. Ma qui non c’è una conclusione tragica come nel libro di Louys”.

Rinuncerà a paillettes, piume e parrucche?
“Nulla ricorderà il look esagerato delle Drag Queen. Nella prima parte avrò i capelli raccolti, ondosserò un vestito bianco e scarpe basse alla schiava. Nella seconda parte, invece, sarò una femme-fatale più vicina ai giorni nostri: avrò un abito rosso con due lunghissimi strascichi, tacchi alti, capelli sciolti”

Nella sua autobiografia lei non nasconde di aver avuto trascorsi turbolenti: è scattata l’identificazione?
“Per qualche anno ho avuto esperienze di prostituzione. Perché? Mah, la scusa è che dovevo pagarmi gli studi. In realtà volevo vendicarmi di un amore infelice: l’idea di piacere agli uomini, e che loro fossero disposti a pagare per stare con me, mi faceva impazzire. Poi però mi sono reso conto che in quella situazione ero solo un oggettoe che mi precludevo la possibilità di avere relazioni più profonde. Certo, questi ricordi riaffioreranno quando sarò sul palco”

In che cosa assomiglia ai suoi due personaggi?
“Nella consapevolezza della impossibilità di amare ed essere amato. Sono un personaggio trasgressivo, ma con una voglia di normalità, e a volte avverto un vuoto affettivo, perché il problema, in fondo, è sempre quello di trovare l’amore”.

Dal punto di vista musicale, è stata un’esperienza difficile?
“Nei miei spettacoli ho sempre cantato, anche se canzoni più moderne. Anche qui non mi viene richiesta una voce da soprano lirico. Quello che mi piace è giocare su differenti registri vocali: sono donna, uomo, bambina, madre. E’ una sfida, e le sfide sono la mia passione”.

Riprenderà lo spettacolo teatrale su Silvia Baraldini?
“Nella prossima stagione. Con Silvia sono sempre in contatto: mi affascina la sua passionalità, la sua coerenza, il suo aver resistito a tante ingiustizie subite nel carcere americano. L’importante è non dimenticarla, non dimenticare il suo nome e la sua storia”.