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Elton John può.

di Vladimir Luxuria
Liberazione, 23 dicembre 2005

E’ mancata solo l’apparizione di Madonna (intesa come cantante), per il resto non è mancato nulla all’unione (e non matrimonio) tra la pop-star Elton John e il suo compagno David Furnish. L’Inghilterra celebra l’approvazione delle unioni civili dando alle coppie gay e lesbiche gli stessi diritti delle coppie eterosessuali, incluso l’accesso alla fecondazione assistita. Insieme a John-Furnish si sono unite già 687
altre coppie gay, pur senza la stessa grande copertura mediatica. Ogni nazione ha dei conti storici in sospeso con la propria omofobia qualunque sia stato il suo trascorso politico e religioso, la Gran Bretagna oggi rende giustizia a tutti i suoi sudditi omosessuali perseguitati ingiustamente: nello statuto di Enrico VIII ogni persona riconosciuta colpevole dell’abominevole crimine di sodomia o con un Essere umano o con un qualsiasi Animale, veniva messa a morte in quanto Criminale (ed è difficile accettare lezioni di etica morale da uno che alle sue mogli ha fatto fare la fine che hanno fatto!); altra pena inglese era la “gogna”, una vera e propria performance di piazza alla quale la folla-spettatrice assisteva munita di mele, patate, rape e pezzi di carcassa di cani e gatti, il condannato alla pubblica umiliazione rischiava non solo qualche livido ma la sedimentazione di verdure marce e animali imputriditi provocava infezioni e cecità; Oscar Wilde venne processato a causa di quell’amore di cui non si osa pronunciare il nome; ancora più recentemente una legge, la Clause 28, discriminava in base all’orientamento sessuale l’età del consenso per un rapporto sessuale, legge fortemente voluta e difesa dalla signora di ferro Thatcher, una donna rigida la cui figlia, Carol, è scappata sull’Isola dei Famosi versione inglese pur di starle lontano. L’Inghilterra chiude almeno una delle sue pagine nere della storia con un evento che per dimensioni e risonanza è diventato uno spot enorme per le unioni civili, soprattutto per quelle nazioni che ancora devono fare i conti con il proprio passato omofobo tra cui l’Italia e i suoi roghi, le sue Inquisizioni, i suoi “confino” e le sue invettive. Sir Reginald Dwight, in arte Elton John, può, si, lui può e in Italia non si  può. Elton John ha fatto il suo coming out già molti anni fa impegnandosi nella causa e nella lotta contro l’Aids (non ha voluto regali per la sua unione ma offerte per le associazioni che combattono il virus), molti lo ricordano come unico che fece una breccia nell’eterosessualissimo Festival di Sanremo cantando “Don’t go breaking my heart” in coppia con la drag-queen Ru Paul, un bell’uomo di colore alto con tanto di parrucca e tacco innalzante. Elton John non ha ceduto alle pressioni di alcune major per le quali dichiarare pubblicamente la propria omosessualità è un rischio finanziario: molti potrebbero smettere di comprare dischi. Invece lui ripetendo “I hope you don’t mind…” (spero che non te la prendi) ha continuato a vendere copie su copie fino al trionfale concerto quest’estate al Colosseo di Roma, ha dimostrato che la gente non vuole insieme al disco un attestato di eterosessualità del cantante ma semplicemente una bella canzone in grado di emozionare. I cantanti italiani (con le poche eccezioni di Cohen, Cattaneo e qualcun altro) non lo farebbero mai: Renato Zero preferisce sorvolare sulla questione anche se tutti sanno che il suo angelo custode “adottato” è in realtà il suo amante, anzi, alla vigilia della sua esibizione natalizia in Vaticano tende a precisare che i gay sono “down”…se voleva offendere non ci   riuscito perché io sono orgogliosa di essere inclusa in una categoria discriminata anch’essa per non essere “normo-dotata”.
L’unione del vip gay a Windsor è stata una cerimonia che ricorda la stessa risonanza di altri matrimoni:
quello di Totti, di Carlo e Camilla, di Eros Ramazzotti. Molti giornali e tv si sono soffermati sull’aspetto più gossip: “chi dei due è la sposa?”, “David sembrava uno che pubblicizza una marca di dentifricio in tight nero”, “Elton John è ingrassato” con il solito elenco di “chi c’è c’è chi non c’è non c’è”: la ex Spice Victoria Beckham (della quale l’unica cosa che invidio è il marito), Hugh Grant (niente male neanche lui), George Michael (tutti a controllare quando andava in bagno), Mick Jagger (l’unica rock star sessantenne che se va avanti così sarà l’unico a morire per cause naturali), Rod Stewart (al quale Solange ha imitato la
apigliatura) e le italiane Donatella Versace (quella che si fa lo shampoo con la candeggina) e Afef sempre più ella e coraggiosa. Importante la presenza dei genitori commossi e felici dell’uno e dell’altro coniuge:
“sono orgogliosa di mio figlio”.
Purtroppo in tema di diritti dipende sempre più non solo dall’area geografica in cui uno si trova ma anche dalla posizione economica; se una coppia gay è ricca in qualche modo giuridicamente può ovviare a certe lacune legali di riconoscimento, ma se una coppia gay non è ricca la mancanza di accesso alle case popolari, della reversibilità della pensione, del diritto all’assistenza diventano problemi concreti. L’Italia rischia di essere l’ultima cittadella europea difesa a oltranza da un Vaticano onnipresente e uno Governo latitante, l’approvazione delle unioni civili anche in Italia sarebbe un evento rivoluzionario come la regolamentazione dell’aborto e del divorzio; sarà quel giorno in cui finalmente si avranno meno motivi per fare un gay pride ma ottime ragioni per fare un single pride, ovvero una manifestazione per tutti quei single come me che rimarranno l’unica categoria discriminata (sfigata o fortunata, fate voi).

Gli articoli di Vladimir Luxuria per il quotidiano Liberazione
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