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La Santanchè e la porno tax

di Vladimir Luxuria
Liberazione, 13 dicembre 2005

Troppo facile cadere nella tentazione di fare umorismo sul ritorno alla ribalta della “porno-tax”, la tassa sul materiale pornografico suggerita da Alleanza Nazionale. Un tempo c’era la contrapposizione tra caste- dive e porno-dive, oggi a ergersi come vampira del porno è l’onorevole Daniela Santanchè (ribattezzata “Santadechè” dal sito Dagospia). Per chi non ha molta confidenza con i mille volti della politica si tratta di quella bella donna di AN sempre con la messa in pieghissima, il tacco altezzoso, il filo di perle e quel modo di accavallare le gambe del quale detiene il monopolio a “Porta a porta”. La “coscia accavallata” di Alleanza Nazionale suggerisce la “porno tax” parlando di due ipotesi: un aumento dell’imposta per i produttori di materiali pornografici o un aumento dell’Iva sui consumi. “La questione è all’attenzione della maggioranza” – ha precisato l’onorevole – “e non è il frutto di una visione morale ma economica”. E già, il problema è che questa Finanziaria sta risultando più dissestata e piena di buchi della Salerno-Reggio Calabria e nella maggioranza tutti si affannano a dare una mano a quel poveraccio di Tremonti per trovare coperture finanziarie sui disastri finora prodotti.
L’idea della tassa sul porno può non essere bacchettona ma di sicuro è populista: tassiamo le zozzerie e con i soldi sottratti ai maniaci sessuali sosteniamo invece la famiglia Mulino Bianco. E’ già tempo di campagna elettorale e qualcuna pensa che potrebbe essere un’ottima mossa riuscire a finanziare le politiche per il sostegno della famiglia grazie alla tassazione di video hard-core, fruste sado-maso e vibratori a energia solare. Ma il messaggio potrebbe essere un altro e avere un effetto boomerang: la famiglia tradizionale italiana (ovvero quella che non riesce ad arrivare più a fine mese) ha bisogno del porno e anzi deve ringraziarlo. Come si potrebbe fare l’elemosina del bonus-bebè di 1000 euro senza tassare capolavori della cinematografia hard come “Ti amo ma girati”? Sarebbe una proposta che nobiliterebbe il mercato pornografico, che darebbe la medaglia al merito per il bene delle famiglie a Jessica Rizzo (che fino ad adesso ha fatto del bene solo a certi padri di famiglia!), una coppa per la salvaguardia dell’incremento demografico italiano a Rocco Siffredi (che fino ad adesso conoscevamo per altri doti!). “Ancora non ci è chiaro a quanto ammonti il gettito” – aggiunge la Santanchè – “presto avremo una prima quantificazione”. Forse è allo studio un criterio per decidere la pornografia tassabile: oltre ai film e oggettistica hard si potrebbe incrementare l’entrata fiscale tassando anche i calendari di soubrette, veline e flop-star, si potrebbero aumentare i biglietti di ingresso ai “lupanari” con gli affreschi osceni negli scavi di Pompei o aumentare il prezzo per i cinema che proiettano film di Tinto Brass o documentari che trattano in maniera esplicita la riproduzione sessuale di cavalli, scimpanzé e libellule. La definizione di pornografia è infatti relativa ed è cambiata nel corso dei tempi: il “Decamerone” di Boccaccio e “L’amante di Lady Chatterly” di David Herbert erano nell’Indice dei Libri Proibiti di cattolica memoria, la “Fornarina” di Raffaello prima di essere considerata un’opera d’arte era definita come ritratto osceno, per non parlare di tutti i ritratti di prostitute e cortigiane che si ammirano nei musei più importanti (d’altronde il termine “pornografia” deriva dal greco e vuol dire “scrivere su o disegnare prostitute”). Anche la differenza tra erotismo e pornografia non mette d’accordo tutti: il porno sarebbe sesso trattato in modo esplicito, meccanico, offensivo del pudore, senza trattare i sentimenti; l’erotismo sarebbe il “soft-core”, il vedo-non vedo, l’allusione al sesso senza andarci in fondo, lasciando spazio all’immaginazione. Spero resti la libertà al cittadino di eccitare i suoi sensi con l’una o l’altra forma, c’è anche chi, come me, non ama il vedo-non vedo, ma preferisce il “vedo tutto”! La questione è complicata e forse per questo non ha ricevuto  standing ovation dalla stessa maggioranza: “Se i prodotti pornografici sono da tassare di più perché alimentano comportamenti non positivi, come dice Alemanno, allora non ha senso consentirne la vendita.” – obietta il leghista Maroni – “E’ lo stesso controsenso che esiste per il fumo: lo Stato combatte il fumo e poi è il monopolista della vendita.” Persino a Tremonti non piace questa proposta e probabilmente ci sarà un voto di fiducia in Parlamento. Se la proposta passerà noi poveri lussuriosi saremo tra due fuochi: da una parte i vescovi che parlano su tutto e anche durante il sonno e dall’altra la Santanchè che ci svuota le tasche. Altro che Stato laico, qui oltre allo Stato teocratico si rischia anche lo Stato ruffiano!

Gli articoli di Vladimir Luxuria per il quotidiano Liberazione
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