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Metti il gay ai fornelli.

di Vladimir Luxuria
Liberazione, 11 dicembre 2005

Reduce dal successo ottenuto in Francia è arrivato anche in Italia “Cucina gay” di Antonio Lapipa e Davide Della Rondella, pubblicato dalla Coniglio Editore. Gli italiani hanno le idee molto chiare su come trascorrere le feste: mangiando! Sentivamo tutti la mancanza di un’opera sulla culinaria gay (non fate volgari allusioni!), e così, dopo le eterosessualissime “Polenta e funghi” della Zanicchi, le ricette di Suor Germana e la Clerici in tv, i gay dicono la loro anche in cucina unendo i peccati della lussuria a quelli della gola, sperando di non suscitare le ire del Vaticano: potrebbero impedire a un cuoco omosessuale di cucinare in Vaticano se non dimostra di non aver messo le mani in pasta da almeno tre anni. Sesso e cibo sono legati tra loro, non solo per il carattere afrodisiaco di alcune pietanze, ma anche per tutte le teorie psichiatriche sull’anoressia e la bulimia causate da disordini nella sfera sessuale. Lo stesso Amleto rimprovera la madre di gozzovigliare con suo zio solo dopo un mese dalla morte del padre, il pasto delle nozze era quello raffreddato del funerale. “Allora anche i gay, oltre ad andare in paradiso, mangiano e lo fanno con gusto” – scrive Antonio Veneziani nella prefazione – “Se nel cibo c’è piacere vero siamo un passo avanti. Ha ragione Marguerite Yourcenar: Reale tragedia dell’uomo è la dannazione del piacere.”. Qualcuno avrebbe voluto i gay involontariamente casti, sessualmente repressi, con tutti i problemi di disfunzione alimentare conseguenti; magari attaccati come Nanni Moretti a un enorme barattolo di Nutella per compensare le carenze affettive! I gay invece decidono di dedicarsi al piacere senza sensi di colpa e la Nutella di cospargerla sul corpo nudo del proprio partner. Il libro traccia nelle prime pagine alcuni ritratti ideali dei vari modi di essere gay e per ognuno c’è la ricetta consigliata, ad esempio per il Gay Single “ogni cena è un impegno importante, dato che ogni cena è un’uscita in meno, quindi un’occasione persa nella ricerca dell’amato bene.”  Ricetta consigliata: Banana Africana, ovvero banana con cioccolato nero fondente, cannella, rum, amaretti, panna e mandorle spezzettate.
Un capitolo a parte è dedicato al gay bon ton a tavola (Lina Sotis si sentirà spodestata!) con alcuni consigli tipo: “1) Vestiti adeguatamente per andare a tavola. Magliettine attillatissime, jeans strappati sul posteriore o con la patta scolorita, sono più adatti alle discoteche di paese. Pochissimi gioielli e capelli in ordine; 2) Non fissare un cannolo alla crema come se non ne avessi mai visto uno o, peggio, come se ti stesse eccitando; 3) Appena entrati in casa di qualcuno che conoscete poco, non usate l’espressione carina, accompagnata da qualche piega della bocca che fa tanto diva e così poco educato.” Ma arriviamo
adesso all’organizzazione di una cena gay: si comincia con un aperitivo, il Bellino (una versione rivisitata del vecchio Bellini), un omaggio al travestito di cui parla Apollinaire nel suo “Don Juan”. Come primo c’è l’imbarazzo della scelta, i nomi sono tutti invitanti da “Pioggia dorata di cazzetti d’angelo” alle “Pipe all’Adalgisa”. Scelgo i “Caserecci del muratore”, il piatto è un omaggio al proletariato, a quella figura che tanto ricorda il lavoratore manuale dei Village People: “Il gay, infatti, benché intellettuale, raffinato e modaiolo, sogna almeno una volta di trovarsi nel letto un muratore rimorchiato a un cantiere…La ricetta è quindi adatta alla rudezza e alla mancanza di raffinatezza tipiche di queste icone gay.” E’ infatti un piatto di pasta con la salsiccia, aglio e pecorino! Come secondo tralasciamo la carne tipo “Salsicce infoiate” o il “Pollastrello alla pazza” per buttarci sul pesce: “Salmone alla sveltina con trio di peperoni”, dedicato a tutti coloro che amano avere rapporti occasionali a tre: filetti di salmone con aneto e prezzemolo, limone e peperoni fatto al microonde per chi ha problemi di risparmiare tempo in cucina e dedicarlo di più alla camera da letto. Per il dessert non c’è esitazione, il “Tiramelosù a piacere”, variante del celeberrimo e ormai internazionale Tiramisù, con la variante di uno strato di zabaione in alto.  Suggerisco di cucinare queste ricette alla Vigilia, sarebbe un buon modo per preparare il vostro coming- out, potrete confessare di essere gay ai genitori, zii e cugini riuniti tutti a tavola, così lo dite una sola volta per tutte e vi togliete il pensiero. Alcune cose si affrontano meglio a pancia piena!
Nella postfazione Fabio Croce scrive: “In questo caso il valore sociale e culturale assume maggiore importanza in quanto si rompe la barriera del serioso e lamentoso tipico di una comunità svantaggiata socialmente e  apre il capitolo autoironia, tipico invece di una realtà consolidata che si permette di ironizzare su se stessa.” Buon appetito e auguri!

“CUCINA GAY, facile e creativa” di Antonio Lapipa e Davide Della Rondella, Coniglio Editore, pp.118, euro 18.

Gli articoli di Vladimir Luxuria per il quotidiano Liberazione
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