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Gay e gioventù.

di Vladimir Luxuria
Liberazione, 21 gennaio 2006

“Forever young, I want to be, forever young”, queste le parole di una vecchia canzone “Per sempre giovane io voglio essere”. E’ l’ossessione del giovanilismo, sfidare il tempo, stupire gli altri dicendo la propria età o togliersi degli anni senza suscitare incredulità; è il Ritratto di Dorian Gray a invecchiare nel paradosso di Oscar Wilde secondo il quale l’opera d’arte diventa caduca rispetto alla giovinezza corporale di chi vi è raffigurato.
Negli anni ’70 in America (in particolare nel Greenwich Village di New York e a Castro a San Francisco) il gay offre un’immagine di sé curata, muscolosa, ipermascolina: uomini omosessuali che sembrano una cooperativa di pettorali e bicipiti. Il “Macho Man” cantato dai Village People o i fumetti erotici di Tom of Finland diventano il nuovo immaginario dell’iconologia omosessuale che prende come modello James Dean.
La morte prematura di questo attore ha ibernato la sua bellezza nell’immaginario, il mito dell’uomo di cui non si avranno testimonianze di deperimento fisico, di invecchiamento.
Negli anni Settanta la differenza maggiore tra un gay e un eterosessuale non era tanto la scelta del partner quanto la dimostrazione della propria età, la comunità omosex riusciva a “conservarsi” di più: se per un travestito la disubbidienza anagrafica era data dal genere per il “macho” era più legata all’anno di nascita.
Negli anni ’80 l’irruenza spietata dell’Aids andrà a colpire proprio il mito dell’integrità fisica, sarà uno shock vedere le trasformazioni  dei cosiddetti “palestrati” in corpi emaciati dal dolore e dal deperimento, quella corporalità aggressiva e ostentata diventa irriconoscibile. Il gay, a mio avviso, negli anni Settanta non aveva quella visione della propria vita a lungo termine, la discoteca era l’unico paradiso possibile, luoghi dove l’omosessuale anziano era visto male, considerato il solito sporcaccione alla ricerca di sesso; per questo motivo occorreva mantenersi giovane il più a lungo possibile, le leggi del rimorchio sono spietate. All’epoca era ancora lontana l’idea di “unione civile”, progetto di vita, stabilità. Oggi alla comunità omosessuale viene offerta una possibilità in più: chi è legato sentimentalmente si pone delle domande sul futuro, e il futuro è anche vecchiaia.  C’è chi reprime i propri desideri sessuali, ma c’è anche chi reprime l’idea di pensare se stesso adulto, vecchio. La vera rivoluzione che ci sarà quando saranno approvati i Pacs (e ci auguriamo che la cosa avvenga presto) è il porre nuove domande alla società, non più “vuoi fare i conti con me?” ma “come mi garantirai quando avrò una certa età?”. Sono sicura che il solo interrogarsi su questioni come la reversibilità della pensione, il diritto all’assistenza, il diritto all’ereditarietà avrebbe fatto sorridere un macho modello anni ’70. James Dean non ha bisogno di queste beghe burocratiche, di questa visione triste e lungimirante della propria vita; all’epoca l’unico riscatto pensabile era quello della sensualità corporea in una sorta di neo-classicismo per emulare l’euritmia della bellezza virile dell’antica Grecia, un pò come il nazi-fascismo fece per esaltare la bellezza maschia (lo Stadio dei Marmi di Roma più che esempio di architettura fascista sembra l’interno di un locale per soli uomini).
Gli strip-teaser nacquero proprio in quegli anni Settanta ed erano spettacoli di nudo maschile destinato a un pubblico maschile, con il potere d’acquisto delle donne successivo i go-go boys diventeranno anche divertimento per loro, e negli hen-parties (le anglosassoni feste al nubilato) o nelle nostrane feste della donna non sono più solo i gay che infilano soldi nei perizoma del corpo-merce. Improvvisamente l’investimento non si fa più solo sul proprio corpo ma sulla Terza Età Gay Lesbica e Transessuale, quella in cui si depongono le armi della seduzione fisica e si pensa a una vita legata a un altro nel nome della solidarietà, dell’amore, della fiducia, lealtà e stima reciproca; quella fase in cui il/la partner comincia a preoccuparsi di cosa succederà all’altro quando lui non ci sarà più e desidera che il frutto del proprio lavoro venga ereditato da colui o da colei che è stato vicino negli ultimi anni della propria vita.La richiesta dei Pacs è anche il nostro modo di combattere quella precarietà della vita che nel nostro caso è doppia, ovvero non solo dovuta a contingenze economiche ma dal mancato riconoscimento giuridico di un lungo progetto di vita a due.
Per questo non bastano i diritti individuali che qualcuno (e non solo nella destra) vorrebbe concederci, una coppia gay o lesbica non è formata da due monadi separate, ma da due persone legate da amore, complicità, complementarità.
Negli anni Settanta l’istituzione familiare borghese era culturalmente rifiutata in nome di una promiscuità sessuale che era anche liberazione, oggi una parte della comunità vuol essere tessuto sociale e questa è un’opportunità in più: non si può scegliere se essere gay o meno ma il diritto di scegliere come vivere sarà sempre qualcosa che arricchirà una società.

Gli articoli di Vladimir Luxuria per il quotidiano Liberazione
www.vladimirluxuria.itwww.liberazione.it
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