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Tutti Uniti.

di Vladimir Luxuria
Liberazione, 11 gennaio 2006

Da una parte due uomini o due donne che si amano, dall’altra il potere; mi piacerebbe poter dire che il potere è politico “o” ecclesiastico, purtroppo devo sinceramente puntualizzare che questo potere è politico “e” ecclesiastico. Chi afferma che la Chiesa non influenza la politica mente sapendo di mentire, ma capisco che chi è succube di questo potere difficilmente lo riconoscerà davanti agli altri ma almeno a se stesso mi auguro di sì. Brucia ammettere di essere il fantoccio con la voce ventriloqua di questo o quel cardinale, di scrivere l’agenda politica aspettando cosa si predica dal balcone più importante della storia. La sfida è tra l’amore e un potere che questo amore non vuol riconoscere e si rifiuta sdegnosamente di vedere. Ma l’amore è anche una forza portentosa, capace di rovesciare gli eventi della storia.
Gli e le omosessuali provano emozioni come tutti gli esseri viventi, e se gli etologi riconoscono le emozioni negli animali, almeno su questa evidenza banale spero di non essere contraddetta. Le emozioni non sono solo di gioia o di dolore, di piacere o di disgusto, l’emozione più forte è l’innamoramento. Storicamente i gay sono stati costretti a vivere il sentimento dell’amore con i sensi di colpa, mentre il sentimento dell’odio di chi ci ha offeso, torturato e ucciso è stato vissuto in modo così spregiudicato che ancora oggi per la categoria dei “sodomiti” messa al rogo con processi sommari non è stato pronunciato nessun mea culpa. Persino nelle epoche storiche reputate più tolleranti verso l’omosessualità, il sentimento dell’amore tra individui dello stesso sesso non è mai stato riconosciuto.
Alcuni gay hanno sopravvalutato la qualità della vita in certi luoghi e in certe epoche forse solo perché non avendo né un paradiso su questa terra né un paradiso promesso abbiamo tutti teso a crearci delle età dell’oro nel passato. Nella tanto mitizzata Grecia antica l’atto omosessuale era tollerato con una netta distinzione tra ruolo attivo (l’adulto) e ruolo passivo (il ragazzo), e comunque veniva considerata solo come una fase transitoria perché il ragazzo passivo un giorno sarebbe diventato un uomo. Più che il sesso era importante lo status sociale, la passività era anche sottomissione e nell’antica Roma gli schiavi dovevano avere il ruolo passivo. Ma in ogni modo in nessuna epoca è stato riconosciuto l’amore tra due persone dello stesso sesso. Da questo punto di vista si può considerare una rivoluzione epocale il fatto che la maggioranza degli Stati europei (Italia esclusa) abbia approvato una legge che riconosce gli stessi diritti civili alle coppie omosessuali.
Per la prima volta alcuni illuminati giuristi e politici non hanno usato la propria eterosessualità come strumento di supremazia, non hanno considerato la propria potenzialità riproduttiva come strumento per escludere gli altri. Lo Stato italiano si considera europeo solo quando si parla di questioni economiche ma sul tema dei diritti civili ci sentiamo talmente presuntuosi e altezzosi che consideriamo un argomento di poco conto il fatto che gli altri Stati si siano comportati in maniera diversa, forse Sodoma e Gomorra risiedono altrove e solo l’Italia deve rimanere una cittadella fortificata di buon esempio agli altri. Le unioni civili (non si chiameranno più Pacs…ma chi se ne frega) nel programma di centro-sinistra sono già una contrattazione al ribasso, non è contemplato il diritto a essere genitori anche se la critica principale che ci viene mossa è proprio quella di essere “cultura della morte”, di non essere nel progetto divino di famiglia in quanto non possiamo generare figli…almeno da un punto di vista strettamente animale perché altri mezzi ci sono ma non ci vengono consentiti.
La manifestazione “Tutti in Pacs” a Roma, sabato 14 gennaio ore 15 a Piazza Farnese ha il compito di dimostrare che la forza dell’amore prima o poi prevarrà, che le unioni civili gay ed eterosessuali saranno una conquista civica come il divorzio e l’aborto: a Roma la richiesta di diritti come a Milano con la manifestazione delle donne ci sarà la difesa dei diritti della autodeterminazione.Omofobia e maschilismo vanno pari passo e il movimento gay, lesbico, trans/gender e queer è nato da una costola del movimento femminista, senza le prime lotte delle suffragette sarebbe stato difficile spianare il terreno per la visibilità omosessuale.
Da una parte un potere che non solo non vuole concedere nulla ma si auspica un ritorno al passato, una Restaurazione Moralistica, dall’altra chi, come si dice nell’ultima battuta del riuscito film “Reinas” di Gomez Pereira pensa che “bisogna andare avanti”.

Gli articoli di Vladimir Luxuria per il quotidiano Liberazione
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