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Unioni civili e divorzio.

di Vladimir Luxuria
Liberazione, 5 Febbraio 2006

Sono passati oltre trenta anno da quel 13 maggio 1974, la data nella quale la Democrazia Cristiana e la Chiesa vennero sonoramente sconfitte con il referendum sul divorzio.  L’ingerenza del Vaticano nella politica di uno Stato che dovrebbe professarsi laico ha radici storiche e sulla questione del divorzio fu prepotente. La DC e il Movimento Sociale Italiano sposarono in pieno le posizioni non del popolo cattolico ma del potere ecclesiastico.  Allora come cardinale non c’era ancora Ruini ma un non meno intransigente Siri, presidente della Cei, il quale contro il divorzio aveva sfoderato il meglio del terrorismo cattolicista: “Uno è libero di essere peccatore, assassino, ladro quanto vuole, nella misura in cui è libero di andare all’inferno piuttosto che in Paradiso. I fedeli ora sanno come regolarsi: se voteranno no all’abrogazione del divorzio, non credano di essere d’accordo con Dio.”
Furono circa il 60% degli italiani a rischiare l’inferno votando a favore dell’aborto. Anche oggi il cardinal Ruini fa dell’ipocrisia una bandiera, dichiarando che la Chiesa non dà indicazione di voto ma che bisogna vedere quali partiti rispettano le posizioni vaticane su questioni morali (leggi fecondazione assistita, aborto, Pacs). Anche oggi il popolo cattolico si smarca dai palazzi della religione: secondo l’Eurispes il 68,7% dei cattolici è favorevole a un riconoscimento giuridico (diritti e doveri) delle coppie omosessuali, il 65,6% difende la legge sul divorzio e il 77,8% è contrario al divieto dell’eucarestia ai divorziati.
Le motivazioni che la Chiesa (e con loro gli eredi della DC e del MSI) usa contro le unioni civili sono identiche a quelle usate negli anni ’70 contro il divorzio: si pecca, si sfascia la famiglia, si perdono i veri valori. Sul referendum sul divorzio Amintore Fanfani bollò i “divorzisti” come coloro che “approvano le passioni, la libidine, gli istinti animaleschi degradanti la dignità della persona umana”: l’onorevole subirà una ben poco onorevole sconfitta di consenso alle elezioni regionali del 1975. Gli slogan inventati contro l’aborto erano così catastrofisti che subito dopo la vittoria del “no” molti bambini pensarono che i propri genitori lasciassero casa e li abbandonassero per sempre.
Oggi si vuole spaventare il popolo italiano sugli effetti che si avrebbero in Italia se le unioni civili venissero approvate: si smembrerebbe la famiglia tradizionale, il matrimonio tra un uomo e una donna. I cattolici non si sono lasciati influenzare e hanno capito che le unioni civili aggiungono e non tolgono niente a nessuno; una coppia gay, lesbica o transessuale non mina la stabilità della famiglia che abita al piano di sopra: si tratta di due istituzioni diverse che tendono semmai a colmare un vuoto legislativo e a mostrare la presenza di uno Stato amico nei momenti più difficili di una vita a due: la reversibilità della pensione, le norme sulla trasmissione dell’eredità, l’accesso alle case popolari, l’assistenza al partner in caso di malattia.
Ovviamente anche oggi sono quei pervertiti dei radicali e quei peccatori comunisti a proporre le unioni civili e invece sono quegli stinchi di santo dall’altra parte a ergersi come i paladini della moralità e dell’ordine sociale (apparente). Alla vigilia del voto referendario sul divorzio Leonardo Sciascia commentò “Contro la vittoria del no tutto è stato fatto, l’inferno e lo stalinismo sono stati debitamente evocati, i bambini sufficientemente traumatizzati.”
La famiglia da alcuni è considerata come il bene assoluto, il mostro sacro, da difendere comunque e ovunque; si dimentica che la famiglia non è un’entità astratta ma è composta da persone in carne e ossa e siccome ci sono persone buone e persone non così buone esistono famiglie buone e famiglie prigioni. Candidato agli Oscar, ad esempio, come film italiano ci sarà “La bestia nel cuore” di Cristina Comencini con Lo Cascio e la Mezzogiorno; il film parla di un caso di abuso sessuale su una bambina da parte di suo padre. Nel nome della sacralità indiscussa della famiglia si sono consentiti tragici segreti tra mura domestiche, violenze da non denunciare “Denunciare? Ma è pur sempre tuo padre!”.
Non so se gli odierni eredi della Dc e del MSI pensino di rimettere in discussione il divorzio visto che gli argomenti contro le unioni civili sono uguali…non penso, perché è l’egoismo quello che spinge alcuni politici a prendere decisioni su questo o su quel tema.  In fondo poter divorziare è qualcosa che un uomo eterosessuale non vorrebbe vedersi negato, diverso il caso delle unioni civili lesbiche e gay: lì si può ammiccare a Ratzinger, è un modo per tenersi buono il Vaticano senza perdere niente delle proprie libertà personali, è una questione che riguarda gli altri, i diversi.  Si può chiudere un occhio solo su quello che il Catechismo della Chiesa Cattolica pensa sul divorzio ma non sui Pacs: “Il divorzio è una grave offesa alla legge naturale. Esso pretende di sciogliere il patto, liberamente stipulato dagli sposi, di vivere l’uno con l’altro fino alla morte”.
Questi  politici non soffrono di cecità ma sono selettivamente miopi: dicono no all’affettività omosessuale riconosciuta dallo Stato ma poi da pluri-divorziati si lasciano fotografare mentre prendono l’ostia sperando in una rimonta elettorale e (perché no?) anche di mettersi in fila per la beatificazione.

Gli articoli di Vladimir Luxuria per il quotidiano Liberazione
www.vladimirluxuria.itwww.liberazione.it
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