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Sono stata in Campagna.

di Vladimir Luxuria
Liberazione, 13 aprile 2006

Chi avrebbe mai immaginato di trascorrere la notte con Alemanno? E soprattutto di essere attratta dai suoi piedi? Calmi…mi riferisco alla lunga vigilia degli spogli elettorali che ha mietuto più insonni di qualsiasi notte bianca. Negli studi di “Matrix” seguivo i risultati del voto poco distante dall’ex Ministro alle politiche agricole Alemanno di Alleanza Nazionale e dall’ex Ministro degli Interni Scajola di Forza Italia. Sul maxi-schermo campeggiavano due torte bicolori come grafica dei risultati dei due schieramenti: lilla per il centro-sinistra e verdino per il centro-destra. “Addà passà a nuttata!” diceva il grande Edoardo De Filippo e durante la nottataccia si susseguivano percentuali altalenanti a favore dell’una o dell’altra coalizione in uno stillicidio di dati da cardiopalma. Io guardavo un po’ i grafici e un po’ i piedi di Alemanno. Perché? Lui era seduto accanto a Scajola al quale alcuni collaboratori-veline consegnavano foglietti con cifre presumibilmente più aggiornate dei dati a disposizione degli altri comuni mortali che consultavano solo tra di loro. A questo punto non mi restava che carpire cosa stesse per succedere dal linguaggio corporeo: il sorriso compiaciuto del forzista esprimeva ottimismo mentre il movimento nervoso e agitato del piede dell’esponente di AN denotava che le cose si mettevano male per loro. Il sorriso era stampato e il piede era quieto quando è stato detto che al Senato avevano vinto loro. In quel momento sono caduta in trans…pardon, in trance. Tutta la campagna elettorale mi è scorsa davanti come un film. Mi sono venute alla mente tutte le mani che ho stretto, tutti i lupi crepati per fare gli scongiuri: come sarebbe finita?
Ho ricordato quella dolcissima ragazza a Pomigliano d’Arco che pur di venirmi a sentire si è presentata con i tubi al naso collegati a una macchina dell’ossigeno, ma anche quei meno dolci contestatori neo-fascisti che a Guidonia  pur di lanciarmi addosso finocchi si erano presentati con i neuroni cerebrali non collegati alla bocca. Una campagna innaffiata da piogge acide, una campagna avvelenata. Quella iniziale, prima
ancora che mi si consentisse di parlare hanno parlato i miei detrattori: mostro secondo Francesco Merlo di “Repubblica”, Cicciolina ridicola secondo Mastella, frocio secondo la Mussolini. Poi ci sono stati i primi dibattiti televisivi: il primo a Canale Italia con Pierluigi Diaco e subito dopo “Otto e mezzo” con Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni. Qualcuno ha cominciato a ricredersi, qualcun’altro si è ritrovato spiazzato: ma come, questa Luxuria è anche capace di affrontare argomenti politici? Per me che non ho scheletri negli armadi non è stato difficile trovare posto per riporre i miei vestiti di scena e affrontare la scena politica con abiti consoni sia al ruolo che al mio orientamento sessuale. Via i tacchi alla Rita Pavone, via i colori catarifrangenti…mi vesto come faccio tutti i giorni per andare a fare la spesa o a pagare le bollette: un minimal tra Mariuccia Prada e Nilde Jotti. Lo stile giusto per affrontare i ritmi frenetici della vita moderna: comizi, studi televisivi, cene elettorali, feste in discoteca, corse in auto per essere presenti in più luoghi pur non avendo il dono dell’ubiquità. Tanta fatica ma tante soddisfazioni: la standing ovation alla Sala Provinciale della Biblioteca di Foggia, la mia città, con i miei genitori in lacrime, l’urlo di un portuale a Civitavecchia: “Cari compagni, dopo aver ascoltato la compagna Luxuria e la Mussolini, oggi vi dico che semo tutti froci!,”, la anziana tesserata di Atripalda (AV) che mi dice “La vera discriminazione è la miseria!”, il robusto compagno di Pieve Emanuele (MI) che per venirmi ad ascoltare si mette il gessato del matrimonio, i ragazzi del Leonkavallo che appena parlo di Giovanardi trovano un motivo in più per farsi una canna, la mamma con la bambina che si scatena con “Bella ciao” che ho cantato nel mio quartiere di Roma, il Pigneto. Paola Turci mi manda una mail di sostegno, Enrico Lo Verso organizza una cena per me, Silvia Baraldini mi commuove con le sue parole.
Mi distoglie dai ricordi il piedino di Alemanno che ricomincia a fremere: si profilano i dati finali per la Camera;  c’è una speranza…Scajola è imperturbabile ma non sorride più. A Piazza Santi Apostoli cominciano manifestazioni di entusiasmo. Non tutto è perduto. Fassino annuncia la vittoria, Scajola parla di golpe. Mi autoproclamo “onorevole Luxuria”, parte l’applauso liberatorio, non perché il pubblico fosse Sono stata in Campagna. Chi avrebbe mai immaginato di trascorrere la notte con Alemanno? E soprattutto di essere attratta dai suoi piedi? Calmi…mi riferisco alla lunga vigilia degli spogli elettorali che ha mietuto più insonni di qualsiasi notte bianca. Negli studi di “Matrix” seguivo i risultati del voto poco distante dall’ex Ministro alle politiche agricole Alemanno di Alleanza Nazionale e dall’ex Ministro degli Interni Scajola di Forza Italia. Sul maxi-schermo campeggiavano due torte bicolori come grafica dei risultati dei due schieramenti: lilla per il centro-sinistra e verdino per il centro-destra. “Addà passà a nuttata!” diceva il grande Edoardo De Filippo e durante la nottataccia si susseguivano percentuali altalenanti a favore dell’una o dell’altra coalizione in uno stillicidio di dati da cardiopalma. Io guardavo un po’ i grafici e un po’ i piedi di Alemanno. Perché? Lui era seduto accanto a Scajola al quale alcuni collaboratori-veline consegnavano foglietti con cifre presumibilmente più aggiornate dei dati a disposizione degli altri comuni mortali che consultavano solo tra di loro. A questo punto non mi restava che carpire cosa stesse per succedere dal linguaggio corporeo: il sorriso compiaciuto del forzista esprimeva ottimismo mentre il movimento nervoso e agitato del piede dell’esponente di AN denotava che le cose si mettevano male per loro. Il sorriso era stampato e il piede era quieto quando è stato detto che al Senato avevano vinto loro. In quel momento sono caduta in trans…pardon, in trance. Tutta la campagna elettorale mi è scorsa davanti come un film. Mi sono venute alla mente tutte le mani che ho stretto, tutti i lupi crepati per fare gli scongiuri: come sarebbe finita?  Ho ricordato quella dolcissima ragazza a Pomigliano d’Arco che pur di venirmi a sentire si è presentata con i tubi al naso collegati a una macchina dell’ossigeno, ma anche quei meno dolci contestatori neo-fascisti che a Guidonia  pur di lanciarmi addosso finocchi si erano presentati con i neuroni cerebrali non collegati alla bocca. Una campagna innaffiata da piogge acide, una campagna avvelenata. Quella iniziale, prima ancora che mi si consentisse di parlare hanno parlato i miei detrattori: mostro secondo Francesco Merlo di “Repubblica”, Cicciolina ridicola secondo Mastella, frocio secondo la Mussolini. Poi ci sono stati i primi dibattiti televisivi: il primo a Canale Italia con Pierluigi Diaco e subito dopo “Otto e mezzo” con Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni. Qualcuno ha cominciato a ricredersi, qualcun’altro si è ritrovato spiazzato: ma come, questa Luxuria è anche capace di affrontare argomenti politici? Per me che non ho scheletri negli armadi non è stato difficile trovare posto per riporre i miei vestiti di scena e affrontare la scena politica con abiti consoni sia al ruolo che al mio orientamento sessuale composto da comunisti ma perché erano tutti così stanchi che hanno pensato “è finita, qualunque risultato va bene, basta che ce ne torniamo a casa!”. Fino a cinque minuti prima sempre Scajola aveva parlato di sistema elettorale infallibile con poche schede nulle, subito dopo la loro dipartita accusa mezzo milione di schede annullate. Io penso: al centro-sinistra c’è la Luxuria ma dall’altra parte c’è la Superbia! La Camera a noi, il Senato forse a loro. Me ne torno a casa più dissestata della Salerno-Reggio Calabria e ho incubi: sogno Giuliano Ferrara che si spoglia per festeggiare la vittoria di Berlusconi come la Ferilli fece per lo scudetto alla Roma. Ma l’Italia cambia davvero: il giorno dopo anche il Senato è nostro. Il voto degli italiani all’estero tanto voluto da Tremaglia è a nostro favore: oltralpe non si sono lasciati ingannare nel giudicare la statura elettorale dei contendenti né dai tacchi di Berlusconi né da quelli della Pavone. Esco di casa. C’è un vento, mi sembri spazzi via tutto, anche il vecchio Governo. Mi ferma la gente per strada: “Auguri Onorevole!” “Ce l’abbiamo fatta!”.  Sono in una nuova Italia, la primavera è appena cominciata.

Gli articoli di Vladimir Luxuria per il quotidiano Liberazione
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