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Badanti Gay.

di Vladimir Luxuria
Liberazione, 21 settembre 2006

Nella nostra presunta superiore cultura occidentale il massaggio è considerato qualcosa di superfluo, se non addirittura esclusivamente legato agli annunci erotici sui giornali.
La cultura cattolica ci ha insegnato che il corpo è un fardello, è separato dallo spirito: ne consegue una minore confidenza con il contatto corporeo, soprattutto in famiglia. Nella cultura orientale i massaggi e i trattamenti con le erbe rivestono un ruolo molto importante nella vita familiare: i genitori massaggiano sin dalla nascita i loro figli e, se nei nostri consultori invece di preoccuparsi di intromettere gli esponenti del “Movimento per la vita” ci si preoccupasse di più a destinare maggiori risorse (a volte manca anche la carta igienica) anche il massaggio natale e pre-natale sarebbe più diffuso.
Quando nell’Est i figli sono in grado di farlo, sono loro stessi a massaggiare i propri genitori in base all’apprendimento ricevuto e sperimentato. Chi è malato riceve un massaggio apposito per il disturbo e sia gli uomini che le donne ne beneficiano. Le tecniche del massaggio sono varie: zen, shatzu, stretching, lunghe carezze, strofinamento della pelle, bagno aroma-terapeutico, peeling con varie spezie, pressioni esercitate con il palmo della mano e il pollice. I massaggi riducono la tensione, migliorano la circolazione sanguigna e generano una sensazione di benessere e rilassamento. Da noi gli unici contatti corporei sono legati all’infanzia quando la nostra mamma ci lavava e coccolava cantando delle nenie che tanto somigliano ai mantra orientali. Pochi sanno che c’è una folta generazione di gay, lesbiche e transgender la quale, intorno ai 50 anni, decide di prendersi cura di uno dei genitori che, per malattia, è costretto all’immobilità e alla scarsa autosufficienza.
Antonello ha 50 anni, è di Foggia, è gay e ha la mamma che per una grave malattia ha bisogno di lui: “Non me la sono sentita di lasciarla sola e prendere una badante. Oltre a un problema di tipo economico, con la legge Bossi-Fini avrei dovuto scegliere la badante tramite consolati, e io proprio non me la sono sentita di mettere a dormire nella stessa casa di mia madre una persona di cui non potevo neanche conoscere prima la faccia.” Antonello ha sacrificato la sua carriera professionale e la sua vita privata per fare da badante: “E’ strano, mentre la lavo mi viene alla mente quando era lei che lo faceva con me, è come se si fossero invertiti i ruoli, adesso è lei a essere la figlia e io a farle da genitore.” Sono casi in cui il massaggio, il contatto corporeo genitori-figli non avviene per cultura ma per necessità. Paola è una ragazza lesbica che ha il padre in gravissime condizioni fisiche e fa lo stesso: “Ho rifiutato un’ottima offerta di lavoro in una città lontana per poter accudire mio padre. La cosa bella è che solo adesso mio padre ha accettato la mia omosessualità e io posso stare in casa con lui e la mia compagna.” Queste ricomposizioni familiari e queste scelte dimostrano quanto siano infondate le accuse date alla comunità lgbt di essere degli sfascia-famiglia solo perché si rivendica il diritto a un riconoscimento pubblico delle unioni civili, dei Pacs, del matrimonio, in nome di un neo-familismo che puzza di dazio al Vaticano e non tiene conto dell’affettività, della stabilità e della solidarietà. Tra l’altro con la formula dei Pcas diventerebbe possibile regolare i rapporti personali e patrimoniali anche di una coppia formata da un’anziana e la sua badante dove i figli non hanno potuto o voluto assumersi la responsabilità della cura e dove l’elemento della sessualità è del tutto inesistente. Fare famiglia non può essere un’esclusiva uomo-donna, il desiderio di maternità e paternità non è un monopolio eterosessuale, la richiesta di un riconoscimento giuridico rafforza anche il valore dello stare insieme con diritti e doveri regolati per legge, essere compatti nella buona e nella cattiva sorte. La famiglia può essere allargata, non significa solo padre, madre e figli; il concetto di un nucleo familiare così ristretto si è avuto soltanto in epoca recente, in epoca industriale: nella società rurale le famiglie comprendevano anche i nonni, gli zii…per non parlare dei tristi periodi di guerra con i padri fuori casa o
di entrambi i genitori che in epoca di emigrazione nelle Americhe o in Germania lasciavano i figli con le zie poiché non potevano permettersi di portarseli dietro con loro. Mai nessuno allora si era posto il problema delle uniche e insostituibili figure del padre e della madre nell’educazione dei figli.
La società non è una palude ma è un fiume che scorre, è dinamica e così come i padri costituenti nel dopo-guerra hanno “riconosciuto” e non inventato la famiglia nell’articolo 29 gli stessi non hanno impedito che altre forme di convivenza venissero riconosciute e rispettate, anche quelle di un padre infermo, la figlia lesbica e la sua compagna.
Forse c’è un’unica discriminante per annullare il valore di una vera famiglia: l’Amore che, come cantava De Andrè in Dolcenera: “l’amore ha l’amore come solo argomento”.

Gli articoli di Vladimir Luxuria per il quotidiano Liberazione
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