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Il Comunista che multa.

di Vladimir Luxuria
Liberazione, 5 dicembre 2005

Devo ringraziare un prefetto per difenderci da un comunista. Vi sembra un’affermazione forte? Andiamo con ordine: il prefetto è Achille Serra, il comunista è il presidente del VII municipio di Roma Stefano Tozzi, nonché rappresentante dei Comunisti Italiani. Tra pochi giorni dovrebbe entrare in vigore una sua ordinanza secondo la quale verrà imposto ai vigili urbani di fare una multa di 500 euro a chiunque si fermi con la macchina per parlare con una prostituta o con una transessuale nella zona di viale Palmiro Togliatti (oddio, un altro comunista!). Dunque qualunque cittadino italiano che rivolga la parola a una lavoratrice del sesso incorrerà in una punizione se non divina almeno finanziaria, indipendentemente se sia fermato per trattare sul prezzo, per scambiare semplicemente quattro chiacchiere o magari per soccorrere delle persone che sono spesso vittime di violenze e insulti. L’ironia della sorte vuole che la prostituzione si eserciti proprio vicino al “Centro carne” della Prenestina tra camion in fila in attesa di scaricare e prostitute in attesa di farsi caricare. Il problema c’è: molti abitanti della zona sono irritati: “Troviamo coppie perfino sotto i nostri garage e negli angoli lasciano tutta la loro sporcizia” – afferma il Comitato di quartiere – “i bambini non possono guardare ogni giorno questo spettacolo.” Per risolvere questo disagio il minisindaco Tozzi tira fuori dal cilindro il proibizionismo: vietare avere contatti con questa categoria di (comunque) lavoratrici non tutelate da nessuno, se non dall’Ufficio Nuovi Diritti della CGL Roma e Lazio, con tutte le difficoltà interne ed esterne del caso. Lo stesso provvedimento era già stato precedentemente adottato da altri Comuni d’Italia guidati sia dal centro-destra che dal centro-sinistra, con un risultato uguale per tutti: fallimentare. L’esercizio della prostituzione non è reato in Italia, se non quando non volontario ma gestito da una rete di schiavisti cinici e criminali. Cosa accadrà è facilmente prevedibile: le prostitute e transessuali sud-americane (e non “viados” che vuol dire “deviato” in portoghese) si sposteranno semplicemente da un quartiere all’altro, la castagna sul fuoco passerà al presidente di un altro municipio, spostando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. Il prefetto di Roma Achille Serra non sembra così entusiasta di questa ordinanza, anzi: “Comprendo bene lo spirito e le motivazioni che possono aver spinto ad adottare un provvedimento del genere, io stesso ricevo decine di lettere di protesta ogni giorno, anche se resto convinto che non sia questo il modo per risolvere la questione (…) la gente non si faccia illusioni, non è che adesso la polizia si può mettere ad arrestare le prostitute; intanto il coordinamento delle forze dell’ordine spetta al prefetto e solo al prefetto, e poi se si sostenesse una cosa così si andrebbe contro la legge…”. Curioso è che il quotidiano “La Repubblica” abbia invece titolato il 2 dicembre “Il prefetto appoggia il VII municipio nella lotta alla prostituzione”, probabilmente per qualcuno la realtà è come un’opera d’arte, la si può interpretare a modo proprio! Ma c’è un altro presidente dell’XI municipio, Massimiliano Smeriglio, che ha un’altra proposta: creare dei parchi del sesso, zone limitate dove la prostituzione si svolga legalmente con controlli sanitari e lontano dalle case. Se non fosse per l’obbligatorietà del controllo sanitario (la prevenzione si fa con gli strumenti della cultura e oggi  non c’è una sola prostituta che faccia sesso non protetto) penso sia interessante l’idea di “sex parks”, magari con cestini per la raccolta di preservativi usati e cartacce e distributori automatici. Senza il pericolo di poliziotti che sequestrano i profilattici, senza che ancora oggi alcune transessuali vengano multate in quanto “travestite” secondo un Regio Decreto del 1931, senza la visione di corpi provocanti per chi non vuole vederli, senza sentirsi delle outsider così spregevoli che rivolgerci la parola diventa causa di infrazione. Esempi ce ne sono in Olanda e in Germania, l’Europa è anche quella dei diritti non solo della libera circolazione di merci e denaro. Mi resta una sola domanda: perché Tozzi non ha mai aperto un tavolo con associazioni che lavorano su questi temi? Con il Movimento Italiano Transessuale, con l’Ufficio Nuovi Diritti della CGL, con il Circolo “Mario Mieli”, con Pia Covre del Coordinamento Prostitute? Questa ordinanza è purtroppo un altro triste esempio di giustizia fai da te da parte di una persona che  non accuso di moralismo ma di incapacità politica.

Gli articoli di Vladimir Luxuria per il quotidiano Liberazione
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