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I “DICO” sono diventati “DICEVO”?

di Vladimir Luxuria
27 febbraio 2007

Carissim*
augurandomi e augurandovi la fiducia al governo Prodi da noi votato vi scrivo alcune riflessioni per quello che riguarda i DICO in questo nuovo assetto. In realtà, allo stato di fatto, nulla è cambiato per l’iter parlamentare del ddl Bindi-Pollastrini. Non è stato messo nei 12 punti di Prodi in quanto i DICO sono già calendarizzati in Commissione Giustizia al Senato presieduta dal Senatore (gay friendly) Cesare Salvi. Le stesse chance di passare al Senato c’erano prima e ci sono adesso, i Senatori non sono cambiati, nè i Ministri in carica.
Tra l’altro la new-entry Follini si è espresso sui DICO “nè magnificandoli nè demonizzandoli” (come me, ma per motivazioni diverse), quindi un atteggiamento più aperto e possibilista rispetto all’UDEUR che è nella nostra coalizione dall’inizio. Sono troppo ottimista? Io giudico i fatti allo status quo.
Né mi preoccupa che tra i 12 punti ci sia l’impegno per politiche familiari. Fare politiche di sostegno per le famiglie disagiate, soprattutto se con figli è importante: ricordo che è in vertiginoso aumento la percentuale delle coppie di fatto che hanno figli, nel 1995 (secondo i dati Istat) era l’8% la percentuale di bambini nati fuori dal matrimonio, nel 2005, dopo 10 anni, la percentuale si è alzata al 15%. In una prospettiva di lungo raggio fare politiche che aiutano anche i conviventi con figli servirà anche alle coppie lesbiche che, ad esempio, sono già ricorse alla fecondazione assistita eterologa in Spagna o in Svizzera.
Faremmo il gioco di chi crede che c’è incompatibilità tra politiche familiari e diritti civili se gridassimo al “tradimento” per il fatto che uno dei 12 punti riguarda le politiche familiari. Dobbiamo tutelare la parte debole della nostra società, non fare una guerra dei poveri tra coppie di fatto non tutelate giuridicamente e famiglie svantaggiate economicamente. Un esempio: io vorrei che ci fossero più risorse per l’edilizia popolare e non scatenare la guerra tra una famiglia sposata in Chiesa e una coppia di fatto, entrambi bisognose di un alloggio in una società caratterizzata dal caro-casa.
La Francia insegna che non c’è incompatibilità tra i Pacs istituiti nell’ottobre 1999 e le politiche familiari, e non “familistiche” del nostro centro-destra più arretrato dello stesso Sarkozy che non è contrario ai Patti Civili di Solidarietà. In Francia ci sono gay e lesbiche tutelate nel progetto di vita affettivo e ci sono anche altri provvedimenti per la famiglia: l’ALLOCATION FAMILIALE, un aiuto economico consistente fino al raggiungimento della maggiore età , l’ALLOCATION LOGEMENT, un sostegno al costo dell’affitto per famiglie a basso reddito, voucher per babysitter qualificate, asili nido e micronidi…
La stessa Francia ha il più alto tasso di natalità in Europa, il 2%, contro poco più dell’1% italiano. Da questo punto di vista la manifestazione del 10 marzo indetta dal movimento LGBTQ, alla quale aderiamo sia io che Titti De Simone di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, non è contro Prodi ma pro-Unioni Civili,quel titolo del programma dell’Unione; lo slogan non è contro ma un incoraggiamento: “Sveglia, è l’ora dei diritti!”, solo perché noi tutti vorremmo essere ancora in vita quando il Parlamento Italiano applaudirà l’approvazione di una legge che riconosce che, dal nostro volerci bene e investire su questi sentimenti e speranze,  possano scaturire diritti e doveri.

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