Home » Articoli & News » Io sto fermo nel mio genere, nessuno mi può obbligare a transitare.

Io sto fermo nel mio genere, nessuno mi può obbligare a transitare.

di Vladimir Luxuria
10 marzo 2007

Vorrei riaddormentarmi e svegliarmi trasformato, si…trasformato! Potermi declinare al maschile essendo nato uomo all’anagrafe, con genitali di origine biologicamente accertata, senza che questa società mi obblighi a declinarmi al femminile sui documenti ed essere aggettivata in rosa: Vladimira la brava, la stronza, la coraggiosa, l’ingorda. Non voglio più aprire gli occhi e ritrovarmi in un incubo kafkiano, un mostro, un insetto schifoso: quello che qualsiasi addetta guarda con disprezzo se su un documento al termine il/la sottoscritto/a preferisce lasciare tutto così com’è, perché se di nuovo mi marcassi al maschile quel pezzo di carta risulterebbe fasullo per loro.  Io non posso cambiare, deve farlo la società accettandomi per quello che sono: io sono nato maschio ma mi sento maschio e credo sia giusto rispettare la mia interiorità psichica ed emotiva al maschile, obbligarmi a comportarmi e percepirmi donna è una violazione alla mia vera natura. Sin da piccolo mi sono sempre sentito come il brutto anatroccolo della favola di Andersen: mia fratella non ha opposto nessuna resistenza a farsi tagliare i capelli, a farsi chiamare “Alvaro”, a prendere lo sciroppo per la tosse, la verdura lessa a pranzo e dosi massicce di testosterone per farsi crescere la barba e decrescere il seno. I miei a Carnevale la hanno sempre vestita da sceriffo, a me da Colombina! Basta vedere le foto per capire la differenza: la fratella felice con la pistola sfoderata e io con il broncio sotto tutta quella cipria! La prima volta che i miei mi hanno obbligato a ingurgitare l’Androcur, quegli schifosissimi ormoni femminili, è stata una tragedia: “su, dai, Vladimira, prendili, fallo per mammà e babbo, così diventerai grande e trans!” Le prime volte li ingannavo, facevo finta di prenderli ma poi con una scusa li andavo a sputare in bagno. I miei erano preoccupati perché mi vedevano crescere i baffi, la mia voce rauca, lo sguardo truce e così mi hanno portato dal medico il quale, dopo accurate analisi endocrinologhe, è arrivato ala verità: io quegli ormoni non li avevo mai presi! Da quel giorno i miei hanno saputo come prendermi, mi hanno preso per il culo! Hanno sciolto a mia insaputa gli ormoni nella pasta e formaggino, li hanno grattugiati come parmigiano sul minestrone e ci hanno fatto anche la torta al cioccolato e Androcur. Nel frattempo mi hanno portato dallo strizzacervelli per tentare di curarmi, prima con il dialogo: “Cara Vladimira, devo capire quale trauma hai subito per questa tua strana disforia identitaria, questo tuo ostinarti a sentirti conforme al sesso di nascita”. Poi con l’elettroshock: mi hanno messo dei cavi ai polsi e alle caviglie come si fa con i cavi elettrici per caricare la batteria di un automobile. Davanti alle immagini di Eva Robin’s, Maurizia Paradiso, Coccinelle tutto tranquillo, ma davanti alle foto di Adriano Pappalardo, Gary Cooper e Arnold Schwarzenneger partivano delle scosse elettriche che quei miei poveri baffi si cotonavano tutti tipo gatto incazzato. Ovviamente questi tentativi non sono serviti a nulla, continuo a sentirmi un uomo intrappolato nel corpo di un uomo! Scartare i pacchi sotto l’albero di Natale mi trafigge di strali offensivi tipo San Sebastiano: Barbie Principessa, il libro “Piccole donne”, il kit completo per imparare l’uncinetto. E poi io con una gonna, gli orecchini e il rossetto sulle labbra non mi sento me stesso… così, di nascosto, mi metto giacca, cravatta, pantaloni e mocassini ed esco di casa. Non mi interessano gli epiteti peggiori che accompagnano il mio cammino e il mio transitare MTM, “male to male”, il mio essere nato uomo e volermi trasformare in uomo ed essere trattato come tale: “a brutto mezzo-maschio!” “invertito!” “malato!”. Queste parole per me sono come il riso che si lancia addosso a un uomo che sposa la propria identità maschile. Per fortuna oggi è nato un movimento che difende i nostri diritti per essere noi stessi,  diventare ciò che siamo: è l’ArciMaschio che chiede che un uomo che sui documenti ha il nome da donna possa chiedere di cambiarlo con un nome maschile, da Sabrina ad Arturo, da Deborah a Davide, da Vladimira a Vladimir, così quando dobbiamo esibire i nostri documenti per ritirare un pacco alla posta, per un controllo delle forze dell’ordine o quando viene pronunciato il nostro nome dagli altoparlanti di un aeroporto perché siamo in ritardo per l’imbarco, non siamo costretti a sentirci dei millantatori, sotto mentite spoglie, dei criminali al pari di quelli che occultano la propria identità per compiere un attentato o una rapina in banca. Perché così non ci ritroviamo messi alla porta di un’azienda alla quale abbiamo chiesto un colloquio per un’assunzione con una frase sbrigativa: “Grazie lo stesso, le faremo sapere!” che mi ricorda tanto quelle chewing- gum che da bambino scartavo sperando di vincere un premio e sull’involucro c’era scritto “Ritenta, sarai più fortunato!”. Per fortuna in questa ultima legislatura è stato eletto un nostro rappresentante che finalmente darà voce a chi finora non è mai stato rappresentato, la sua campagna elettorale è stata funestata da polemiche e insulti, è in lui che io pongo tutte le speranze per migliorare le mie condizioni e la mia qualità di viva: si chiama Teodoro Bontempo e ha già avuto problemi con l’onorevole Elisabetto Gardini che vedendolo nel bagno degli uomini gli ha urlato: “Che schifo, tu sei nato uomo vai a pisciare nel bagno delle donne!”.
Il cammino per quelli come noi sarà ancora tortuoso e in salita, ma nessuno potrà costringerci a farlo su un paio di tacchi a spillo!

Gli articoli di Vladimir Luxuria
www.vladimirluxuria.it
Scarica l’articolo (formato *.pdf): Io-sto-fermo-nel-mio-genere-10marzo07