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Contro.

La pubblicità del neonato/a con la frase «l’orientamento sessuale non è una scelta». Il movimento lgbtq discute
Contro.

di Vladimir Luxuria e Titti De Simone
Liberazione, 25 ottobre 2007

La comunità delle Lgbtq che risiede in Toscana ha una serie di agevolazioni consentite dal fatto che nello statuto regionale si fa esplicito riferimento alla non discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere, una piccola Spagna in Italia. E’ la regione con un alto numero di enti territoriali che ha già approvato un registro sulle unioni civili (Pisa è stato il primo comune a farlo il 20 febbraio 1998), la somministrazione di ormoni per le transgender è gratuita e si offrono 2.500 euro spendibili in due anni per le trans che vogliono impegnarsi in corsi di formazione per cercare un lavoro alternativo a una prostituzione che spesso è prima forzata e poi criminalizzata. La regione Toscana ha per ultimo realizzato una campagna pubblicitaria che diventerà il frontespizio di cartoline, copertura di brochure e depliant per un dibattito di due giorni che si terrà nella fortezza di Firenze venerdì e sabato prossimi. Crediamo però ci sia una incongruità tra il contenuto della campagna e l’immagine scelta: un neonato con la fascetta “omosexuel”. Spesso la domanda che ci viene fatta è questa: «Ma gay lesbiche o trans si nasce o si diventa?».
Rispondere «si nasce» tranquillizza chi crede che la omo/transessualità si trasmetta tipo virus influenzale e si auto-ripara dalla paura del cambiamento, respingendo qualsiasi ipotesi di dinamicità sessuale. E’ la teoria “essenzialista”, che restringe a una motivazione genetica l’origine dell’omosessualità, secondo questa teoria sarebbe giustificabile che un neonato sin dai primi vagiti sia già identificabile. Ad esse- re ancora più rigidi si potrebbe far retrocedere l’origine a un feto, magari con le gambe accavallate e il cordone ombelicale come turbante o all’embrione lesbica per chi crede che l’embrione sia già una forma di vita. Secondo alcuni psicologi e medici, soprattutto di una certa lobby americana spinta da interessi economici, sarebbe tutto una questione di ormoni, neofisiognomica: una parte del cervello per alcuni, la ne Toscana ha per ultimo realizzato una campagna pubblicitaria che diventerà il frontespizio di cartoline, con forma dell’orecchio secondo altri, oppure contare quante X e quante Y ci sono nel nostro dna. Si sono fatti studi addirittura sui topi per ricostruire la genesi fisiologica dell’omosessualità. Durante il regime nazista i medici dei lager vivisezionavano i corpi degli omosessuali internati per tracciare le origini genetiche di chi non consentiva la proliferazione della superiore razza ariana o per verificare possibili caratteri ereditari della omosessualità. In epoca più recente i gemelli sono stati studiati per arrivare però alla conclusione che condividere gli identici geni non serve a prevedere un risultato identico nello sviluppo dell’orientamento sessuale. La teoria essenzialista dunque non ha nessun conforto scientifico, nessuno può mettere un badge a un neonato, ma secondo l’Ispes, la coscienza del proprio orientamento sessuale, eterosessuale o omosessuale che sia, si acquisisce tra gli 11 e i 15 anni e, secondo i più esperti di psicologia evolutiva, i problemi nascono non dalla persona, ma dall’ambiente che lo circonda; ma secondo quanto avviene nella realtà alcuni lo scoprono in tarda età, oppure è solo una fase della propria vita: nulla è statico, tutto si muove. C’è però un’altra teoria. La teoria del “diventare” detta “costruzionista”, impalcatura filosofica che è servita a molti psicologi per cercare cause esterne, la famosa mamma troppo apprensiva o il padre troppo assente, complessi di Edipo non risolti invidie del pene o nostalgie dello stesso. Anche scuole religiose integraliste e omofobe di origine statunitense ricorrono alla teoria costruzionista per curare i sodomiti e riportarli sulla dritta via. Per fortuna dal 1990 l’Organizzazione mondiale della salute ha depennato l’omosessualità dall’elenco di disturbi diagnostici. Gay lesbiche o trans né si nasce, né si diventa: si è. In Camere separate lo scrittore Pier Vittorio Tondelli affermava: «è assurdo chiedersi le ragioni per cui si è». L’unica vera scelta è quella che riguarda come vivere la propria condizione naturale, se fare o meno il coming-out, se è confinare il tutto a un livello solo privato o farne anche una battaglia politica, se reprimersi ed essere distonici o se vivere in armonia e in ego-sintonia.
Abbiamo avuto alcuni esempi di campagne positive che non danno adito a interpretazioni strumentali, come quelle promosse dall’Osservatorio per le pari opportunità del comune di Venezia o come quelle storiche dell’Arcigay con la figura di un pompiere che mette in salvo una donna dalle fiamme e la scritta «se ti dicessimo che è gay cambia qualcosa?» E’ importante veicolare messaggi chiari soprattutto nei confronti delle nuove generazioni e il mondo della scuola, che speriamo possano diventare un esempio per una campagna nazionale contro la omo e la transfobia.

Gli articoli di Vladimir Luxuria per il quotidiano Liberazione
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