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“Fallo protetto”: il futuro appeso ad un preservativo.

di Vladimir Luxuria
Queer, 11 novembre 2007

Prima del famoso bacio tra l’attivista sieropositiva Rosaria Iardino e l’immunologo Aiuti per confutare la tesi della trasmissione del virus in questo modo, è un altro bacio che fece parlare di sé: quello nella serie televisiva Dinasty tra Rock Hudson e Linda Evans, l’attrice si sottopose subito al test che risultò, appunto, negativo. Nel 1985 l’Aids ha il suo testimonial di eccezione, un bella leccornia per i mass-media alla ricerca di scoop morbosi: è bello, idolo macho per le donne, famoso, bianco, presunto omosessuale, è Rock Hudson. Non si era mai apertamente dichiarato gay e attribuì il suo contagio a una serie di trasfusioni di sangue non controllato, ma dopo la sua morte il suo compagno Marc Christian, in assenza
di diritti ereditari, citò in giudizio gli eredi dell’attore e vinse la causa ottenendo un assegno per gli alimenti e un risarcimento economico perché l’attore aveva continuato ad avere rapporti sessuali con lui non protetti senza informarlo della malattia. A onor del vero la causa è stata di più la condanna alla mancanza di tutele giuridiche nell’asse ereditario per un convivente che l’accusa al suo ex compagno, che nei primi anni della comparsa dell’Aids non poteva certo sapere di essere sieropositivo e avvisarlo. Il «caso Hudson» venne strumentalizzato dai sostenitori della destra cristiana della malattia come castigo divino e «peste gay», e così, mentre la nostra comunità piangeva i suoi morti, era sconvolta da una malattia inaspettata che ti scarnificava in pochissimo tempo, avvoltoi politici e religiosi festeggiavano
la nostra estinzione voluta dalla grande bontà divina. Il «coming out» veniva forzato dal contagio, l’Aids lo trasformava in «outing» e molti sieropositivi omosessuali erano quasi più preoccupati di dichiararsi gay
che sieropositivi ad amici e pa-renti.
Le associazioni lgbtq di tutto il mondo tra dolore e stupore si rimboccano le maniche: inizia un percorso forzato di collaboazione con i Ministeri della Salute per invitare al test e cominciare i primi censimenti, la nostra creatività si sforza di lanciare messaggi persuasivi di lotta e prevenzione contro l’Aids e così, mentre il Vaticano predicava la castità, la penitenza e la etero-catto-conversione, noi invitavamo al corretto uso del preservativo: «Fallo dove vuoi, quando vuoi, con chi vuoi, ma fallo protetto». In Islanda il Ministero della Sanità negli anni 80 promosse un poster con la scritta: «Il preservativo è una difesa contro l’Aids, non devi vergognarti di usarlo, non morire per ignoranza», con una serie di foto tipo polaroid e tante facce con in mano un condom e sotto la firma con nome e cognome. In Belgio la campagna è stata fatta con poster giganteschi in bianco e nero, con uomini e donne dall’aureola a forma di preservativo rosa e la scritta «Fai una  buona azione». Nelle nazioni più laiche delle nostre, cioè tutte tranne lo Stato estero del Vaticano, le campagne cominciarono subito, in Italia il servizio pubblico Rai fu il fanalino di coda. E a volte sarebbe stato meglio evitare il terrorismo: chi non ricorda le sagome viola dello spot anni 80? Si vede un uomo con l’alone viola, non un alone da santo ma da sieropositivo che entra in un pub e rimorchia la sua vittima, se la porta a casa e mentre sono a letto si vede l’alone viola che si trasmette contornando la malcapitata. Uno spot che ricorda un po’ Dracula e un po’ la caccia agli untori del Medioevo; noi invece non abbiamo mai puntato sull’allarmismo sociale e sul terrorismo di propaganda ma su una campagna più corretta; il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma è stata la prima associazione in Italia che ha fatto informazione e prevenzione, analisi del sangue negli stessi locali del Circolo, distribuzione di preservativi nei locali gay, molti dei quali all’inizio si rifiutavano perché parlare di queste cose in una discoteca intristisce i nostri clienti!
Sull’eziologia, sulle cause e origini geografiche del virus, si sono tenuti più dibattiti di quelli tenuti per stabilire il sesso degli angeli. Tutto proviene dalle scimmie così facciamo contenti anche i darwiniani? E’ un complotto medico? L’ultima in ordine di tempo è uno studio americano che ha individuato nel 1969 l’anno in cui un immigrato da Haiti lo avrebbe esportato negli USA (e si sa «gli immigrati signora mia portano le malattie!!!»). Hanno così scagionato lo steward canadese Gaetan Dugas accusato finora di essere stato il «paziente zero». Studi eziologici e geografici impegnarono già dotti professoroni nel XVI secolo quando comparse per la prima volta la sifilide, definita «morbo gallico» perché si pensava fosse
stata importata con l’invasione nel Regno di Napoli dei galli, mentre gli spagnoli la chiamarono «mal portoghese». Addebitare l’origine dei virus all’altro in ogni epoca e in ogni latitudine: altro non solo in quanto “straniero” ma altro in quanto “gay” o “drogato”. All’inizio gli eterosessuali si sono sentiti protetti da una malattia che si considerava appannaggio esclusivo di omosessuali e tossicodipendenti, senza conoscere l’alta democrazia del virus che riguardava più i comportamenti che le categorie di persone. Già alla prima Veglia Nazionale per l’Aids, 8 ottobre 1983 a Washington, nella piat-
taforma della manifestazione, oltre a chiedere aumenti dei fondi per la ricerca e una carta dei diritti del malato e una tutela della privacy dei pazienti, si diceva: «Hanno dipinto questa piaga come una malat-
tia gay, teoria che noi rifiutiamo completamente. Il fatto che abbia attaccato maschi gay su larga scala è vero, ma anche il mondo eterosessuale sente il suo attacco mortale». Nasce in questo periodo anche l’Aids Memorial Quilt, una coperta di patchwork formata da pannelli ricamati a mano con i nomi delle persone care scomparse che si voleva ricordare. L’11 ottobre 1987 una enorme coperta fu esposta a Washington davanti alla Casa Bianca in occasione della Marcia Nazionale organizzata da tutte le associazioni lgbtq americane. Oltre 500mila persone parteciparono alla manifestazione con una coperta che allora comprendeva 1920 pannelli ed era grande quanto due campi di calcio messi insieme, misura destinata tragicamente a crescere. Un altro artista emblema della lotta all’Aids è stato Keith Haring che nel 1988 sulla rivista Rolling Stone confessa di essere sieropositivo e dopo solo due anni morirà alla giovane età di 31 anni. I suoi graffiti sono conosciuti e quotati in tutto il mondo, delle sue opere in Italia sopravvive solo il murales a Pisa, mentre le sue opere del 1982 al Palazzo delle Esposizioni vennero cancellate dopo dieci anni per la visita di Gorbaciov e le sue opere 6×2 sul tratto Flaminio-Lepanto della metropolitana di Roma vennero rimosse nel 2001 per volere dell’amministrazione comunale.
Rispetto agli anni 80 oggi c’è più consapevolezza e il sesso non protetto (quello del filone pornografico Bare Back Horse Riding) è una libera scelta delle persone che vogliono farlo, anche le cure hanno fatto passi da gigante e tutti hanno confidenza con l’uso del preservativo. Il problema resta immutato però dagli anni 80 ad oggi all’accesso delle cure e della prevenzione nei paesi del Terzo Mondo dove è in atto una vera e propria ecatombe.

Gli articoli di Vladimir Luxuria per il quotidiano Liberazione
www.vladimirluxuria.itwww.liberazione.it
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