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Mario Mieli.

di Vladimir Luxuria
Liberazione, 9 dicembre 2007

Prima i Pacs, che poi diventano Dico e poi si disdicono e diventano Cus. Unioni civili, diritti civili, omofobia, transfobia…
Sarebbe stato molto interessante conoscere l’opinione di grandi pensatori scomparsi, intellettuali del calibro di Pasolini e di Mario Mieli. Mi soffermerò sul secondo dei due.
A distanza di così tanto tempo se potesse fare una capatina dall’aldilà (è morto suicida nell’83) per commentare la situazione politica attuale quale idea potrebbe farsi della nascita del PD, il PDL, la Sinistra? Cosa direbbe sull’ingerenza vaticana consentita, su chi vuol far sembrare una grande conquista il minimo sindacale rappresentato dai Cus, semmai venissero mai approvati in Senato per il veto dei teo-democratici Ria-Binetti, dei cristo-democratici Casini-Mastella?

Direbbe che siamo immersi nella merda. Per sua fortuna la cosa non sarebbe spiacevole più di tanto: Mieli era un cultore della coprofagia, ovvero nutrirsi di feci in maniera volontaria, nel libro “Il risveglio dei faraoni” ci offre parecchie scene di simili banchetti; per lui farlo era Musa ispiratrice, serviva a stimolare la sua creatività, a conciliare la vita e la morte sintetizzate in tale “prodotto interno lordo”, in più ti sballa come l’LSD ed è più naturale, lo dimostrava in pubblico e in privato sia con sua che con quella del suo cane, un po’ come Divine nel film “Pink Flamingos” con quella calda appena fatta dei barboncini per strada. Non è stato un personaggio né comodo né accomodante, persino nello stesso movimento gay. Al FUORI (che lasciò in polemica quando si federò al Partito Radicale per passare ai Collettivi Omosessuali Milanesi) spesso gli consentivano di intervenire solo quando i giornalisti erano ormai andati via; nel 1976, molto tempo prima di Beppe Grillo sdoganò il famoso termine nello spettacolo “Vaffanculo…ebbene sì!”, in un video lo si vede con un paio di occhiali scuri a ripassarsi il rossetto sulle labbra tra le colonne di San Pietro, gli editori gli rifiutavano la pubblicazione dei suoi libri per gli argomenti da lui proposti che spaziavano dall’alchimia al paranormale, dal sesso alla religione… ma il libro che lo ha reso più famoso e un punto di riferimento delle battaglie lgbtq è “Elementi di critica omosessuale” del 1977, ovvero la sua tesi di laurea in filosofia morale. In questo testo teorizza la natura sessualmente polimorfa del bambino che viene “educastrato” alla sola eterosessualità dalla cultura e famiglia borghese: “”Il bambino desidera indifferenziatamente finché non si vede costretto a identificarsi col padre, rimuovendo gli impulsi omoerotici e adattandosi a un modello eterosessuale. L’eterosessualità maschile è basata pertanto sulla rimozione della femminilità e sulla rinuncia al desiderio gay (…) L’eterosessualità maschile è misconoscimento dell’altro perché, infatti, proiettando la propria femminilità sulla donna, l’uomo non riconosce più la propria femminilità né riconosce la donna”. Nel 1977 Mieli non parlava di omosessualità né per nascita né per condizionamento ma parlava di polimorfismo sessuale naturale, la monosessualità di tipo etero o gay forzata e innaturale. Anche sul tema dell’omofobia Mieli ha già scritto: “La repressione dell’omosessualità è direttamente proporzionale alla sua importanza nella vita umana e per l’emancipazione umana.” Per Mieli è il travestito più che il gay in giacca e cravatta a rappresentare il vero elemento rivoluzionario per un gaio comunismo per la liberazione, “la femminilità è un travestito che proietta un’idea della donna dopo che è stata censurata, soffocata, messa da parte.” Gay, lesbiche e trans di tutto il mondo unitevi! Era il suo pensiero di una liberazione marxista-omosessuale che suggerirebbe come nome e simbolo di una sinistra unita “Gaia Sinistra” e una falce e rossetto. Altro che far confluire insieme programmi e idee di ecologismo, comunismo e socialismo per Mieli sarebbe stato prioritario far confluire le primarie pulsioni polisessuali dei maschi leader dei 4 partiti. Che non sia troppo tardi?

Gli articoli di Vladimir Luxuria per il quotidiano Liberazione
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