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Suicida a sedici anni in comunità.

di Vladimir Luxuria
Liberazione, 16 dicembre 2007

Innanzitutto la mia vicinanza a tutti coloro che hanno voluto bene a Loredana e che oggi sono costernati e addolorati da questa vicenda. Una giovane transgender che nell’età in cui tutti ti dicono «hai una vita davanti a te», a 16 anni si è tolta la vita impiccandosi nella più completa solitudine e disperazione. Un caso che ricorda il suicidio del giovane Matteo di Torino lanciatosi nel vuoto perché non ne poteva più di sentirsi insultato a scuola. Loredana ha avuto una vita travagliata, sia nel suo paese di origine, sia in famiglia, sia a scuola. E non è certo la sua condizione di transgender ad essere il problema ma il problema vero è l’ostracismo sociale e l’emarginazione.
Questa vicenda mi ricorda un dramma di Annibale Ruccello dal titolo “Cinque rose per Jennyfer” in cui si parla di un serial killer che uccide molte trans in un quartiere napoletano usando come firma del delitto cinque rose sparse sul pavimento. E’ solo alla fine del dramma che lo spettatore capisce chi è il vero assassino, cioè la solitudine e che tutte queste trans in realtà si erano uccise. Loredana era in affidamento nella comunità “Alice”, una comunità che si occupa prevalentemente dei problemi degli adolescenti migranti: nonostante la buona volontà e l’impegno degli assistenti sociali non credo ci fossero le competenze specifiche di persone che conoscono i problemi legati all’identità di genere delle persone transgender. La regione Sicilia è amministrata dal centro destra, quello stesso centro destra pronto a criticare altre regioni quando attuano delle politiche inclusive.
La regione Toscana ha da poco promosso un’iniziativa affinché ci siano delle borse di studio per finanziare dei corsi professionali per transgender affinché si possa sperare che una trans in quanto tale non sia obbligata alla prostituzione. Sempre la regione Toscana, ma anche l’Emilia Romagna e il Piemonte somministrano gratuitamente gli ormoni alle persone transgender per ottenere un equilibrio endocrinologico tra corpo e mente. Ogni volta che è stata annunciata una di queste iniziative esponenti dell’Udc di An, di Forza Italia e della Lega Nord hanno tuonato contro lo spreco di soldi invocando il “benaltrismo” ovvero dichiarando «ci sono ben altri problemi di cui occuparsi». Il mio j’accuse è questo. Cos’ha fatto il governatore della Sicilia Cuffaro per tutelare e riconoscere l’esistenza delle persone transgender in Sicilia? Nulla. La fase adolescenziale è critica per tutti e lo è soprattutto per le transgender che a quell’età si pongono le prime domande: perché non mi riconosco nel corpo che mi è stato dato? Perché preferisco giocare con le bambole? Perché sono stata male tutto il giorno in cui ho visto allo specchio la prima peluria ai baffi? Quando non c’è una famiglia, non c’è la scuola e non c’è un’associazione che ti sostiene e tenta di farti capire che non sei un mostro è difficile per persone che hanno magari un carattere più debole potersi rialzare da sole.
Così come ho contemplato nella mia proposta di legge, credo che bisogna fare molto di più sia a livello di assistenza sanitaria pubblica, sia a livello culturale per promuovere l’integrazione e l’inserimento sociale di cittadine che hanno la sola “colpa” di essere nate in un corpo che non rispecchia la propria psiche. Nella fase adolescenziale dei mille dubbi e mille interrogativi a volte può bastare una parola di scherno, una risatina, uno scimmiottamento per farti crollare il mondo addosso, per stroncare qualsiasi speranza di miglioramento, di realizzazione.
E’ quell’impulso all’autodistruzione di cui ad esempio sono vittime molte detenute transgender che in carcere si vedono negata la possibilità di continuare le terapie di adeguamento di genere. Una rondine non fa primavera ma mi piace qui ricordare un’esperienza esemplare: ho inaugurato a Imola una casa accoglienza per tossicodipendenti transgender che si chiama Il Sorriso. Le operatrici avevano capito che una struttura più specifica e conoscienze più approfondite delle persone in cura potesse essere propedeutico al successo della disintossicazione. L’iniziativa è nata dalla consapevolezza che avendo in precedenza trattato una trans come si tratterebbe un gay era sbagliato nel metodo, si sono rivolti al movimento italiano transessuale di Bologna per fare un corso cognitivo sulle problematiche transgender e ne hanno capito l’utilità: rivolgersi al femminile, tutti i problemi connessi alla somministrazione contemporanea di ormoni e sostanze stupefacenti, a problemi di tipo psicologico e quindi hanno attuato una politica più mirata a tali obiettivi, è l’unico punto di riferimento in Italia. Non bastano le lacrime a lavare via l’onta dei suicidi di Stato, occorrono politiche, corsi di preparazione, e un po’ di umanità per non avere un’altra Loredana suicida domani.

Gli articoli di Vladimir Luxuria per il quotidiano Liberazione
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