MILK

Un film che suggerirei al Presidente della Camera, Gianfranco Fini, una persona che, su temi come la fecondazione assistita o il rapporto tra Vaticano e fascismo, ha mostrato una dinamica elaborazione intellettuale. Potrebbe ripensare alle sue dichiarazioni fatte al “Maurizio Costanzo Show” sul fatto che lui non manderebbe mai il figlio da un insegnante omosessuale. Già, perché il film di Gus Van Sant vede Sean Penn interpretare Harvey Milk, primo consigliere comunale (supervisor) apertamente gay che al Municipio di San Francisco nel novembre 1978 riuscì a far rigettare la Proposition 6 voluta dal senatore Briggs per licenziare in tronco gli insegnanti che non nascondevano la propria omosessualità. Fu una delle tante battaglie per i diritti civili dei gay per cui lottò e morì Milk, che si autodefinì “sindaco di Castro”, quartiere di San Francisco dove si calcola che il 41% dei suoi abitanti sia gay, lesbica o trans. Certo, non è il primo tributo: opere teatrali, fiction televisive e persino un locale a nome suo sulla Castro street, però questo film farà conoscere ancora di più la figura di un uomo che, come Martin Luther King per gli afro-americani, ha pagato con la propria vita l’indomita fede nei propri ideali.
Si trasferì nella città californiana nel 1972, la terra promessa di hippy e omosessuali, e con il suo compagno Scott Smith aprì un negozio di fotografia proprio in quel quartiere che sarebbe diventato il primo quartiere gay al mondo grazie anche alla fondazione della “Castro Valley Association”, ovvero la prima associazione gay-friendly dei commercianti locali. Nel 1977 fu eletto consigliere comunale e la sua lotta fu sempre per la dignità omosessuale finora umiliata, ricevendo, per questo minacce di morte: nel film Sean Penn fa rivivere bene la consapevolezza del rischio che correva. Alla prima del film, proprio a Castro lo scorso ottobre, 30 anni dopo la sua morte, il regista Gus Van Sant, ha definito Milk un eroe da cui prendere esempio. Certo, un eroe è sempre una persona che combatte per ciò in cui crede, senza cedere a ricatti e compromessi come accade nel desolante panorama politico italiano anche in merito alle unioni civili. Milk forse non avrebbe potuto prevedere che nel suo Stato nel giugno scorso venissero approvati i matrimoni anche per persone dello stesso sesso e che adesso è in corso una dura battaglia legale per rigettare come violazione alla libertà il referendum del 4 novembre che ha modificato la costituzione definendo il matrimonio possibile solo tra un uomo e una donna. I gruppi cristiano conservatori vorrebbero adesso far annullare 18.000 matrimoni gay celebrati tra giugno e novembre mentre il movimento gay intenderà fare ricorso al tribunale per rovesciare l’esito del 52,1% della Proposition 8 votata per referendum.
Il tema dei nostri diritti è una grande battaglia per la libertà, iniziata solo negli anni ’70 grazie a pionieri come Milk, senza il quale oggi non ci sarebbe neanche il dibattito su “matrimoni si matrimoni no” nello stato della California.
Il 27 novembre 1978, Dan White, un ex consigliere omofobo arrabbiatissimo per le battaglie vinte a favore della comunità lesbo-gay-trans, scaricò le sue frustrazioni politiche e le sue repressioni sessuali scaricando con una pistola un caricatore intero a bruciapelo al petto e in testa a Harvey Milk.
Si possono uccidere gli uomini ma non le idee, le idee degli eroi morti per liberarci dalle oppressioni: l’oppressione mafiosa che ha assassinato Peppino Impastato, l’oppressione razzista per Luther King, quella omofoba per Milk.
Un film che sarà uno schiaffo morale a tutti coloro che considerano marginali le nostre battaglie, a chi considera pagliacciate i Pride, a chi non ci considera capaci di provare sentimenti e unirci in coppie riconosciute dallo Stato.
Grazie Milk!

Vladimir Luxuria