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Secondo giorno: 1 Aprile

Mozambico – Diario di Vladimir Luxuria
Secondo giorno: 1 Aprile

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1 Aprile
Oggi ho assistito a uno spettacolo antico, il teatro alle sue origini, non quello al chiuso tra logge e poltronissime, ma quello all’aperto di un villaggio rurale, come palco la nuda terra e un telo come scenografia. A Quelimane lo chiamano “teatro degli oppressi”, io lo definirei “teatro di impegno civile”, quello legato ai temi sociali più importanti da queste parti (e non solo): la prevenzione HIV, la scolarizzazione, l’uguaglianza tra uomini e donne.

Nella tv occidentale l’interattività si misura con televoti, mail, telefonate, blogs. Qui molto più semplicemente facendo domande ai tanti, tantissimi bambini presenti e invitandoli a battere le mani: “Secondo voi ha ragione quest’uomo ad aggredire la moglie incinta perché si è fatta il test HIV?”
“Noooo!!” rispondono in coro i bambini.

Qui i bambini sono davvero tanti, belli, sorridenti, occhi grandi e lucidi come l’ossidiana.
Nell’ufficio amministrativo di Quelimane la direttrice provinciale del Ministero della donna e Affari Sociali, la dott.ssa Juliana Zilhao e l’assessore della Salute, il dott. Armindo Tonela, ci spiegano che in una regione, la Zambezia, popolata da 4.000.000 di persone, ci sono solo 205 ambulatori, un ambulatorio ogni 25.000 persone, molte delle quali devono fare 20 km a piedi per raggiungerli. 51 medici, 1 medico per 82.000 persone (in Italia il rapporto è 1/300). In questa regione l’Aids sale fino al 30% di incidenza, soprattutto nella zona sud e i test devono essere elaborati fuori, a Nampula.

La sieropositività in una realtà come quella mozambicana è il “carico da 90”, ciò che peggiora qualsiasi malattia presa poiché abbassa le difese immunitarie, già debilitate da malnutrizione e precarie condizioni igieniche: la malaria, la diarrea e il colera aumentano notevolmente le probabilità di decesso. La parassitosi intestinale nel caso di bimbi sieropositivi pregiudica la salute fisica e psichica. Le difese immunitarie certo non si rafforzano con la mancanza di acqua potabile, attingendo da fiumi e pozzi non protetti, e anche dove arriva l’acqua canalizzata non è per questo salubre con sicurezza.

Ho stretto le mani a tanti bambini nel villaggio, senza potermi togliere dalla mente i problemi a cascata che l’AIDS porta loro: l’essere orfani di genitori rende molti minori capofamiglia, cosa che rende più facile e meno controllabile la prostituzione minorile, violenze sessuali di adulti che entrano in queste case di legno, fango e lamiere ai danni di minori che vivono soli, casi di sparizione di bambine o stupri con i marinai sbarcati dalle navi, abusi di ogni tipo anche da parte degli stessi insegnanti a scuola e assunzione di droghe e stordimenti.

Davanti a tali tragedie chiunque gira la testa dall’altra parte dovrebbe ritrovarsi uno specchio di fronte per vergognarsi di vedere i suoi occhi cinici ed egoisti, non come quelli sinceri e sorridenti dei bambini in difficoltà che ti chiedono aiuto.

Alcune foto della giornata:

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