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Quarto giorno: 3 Aprile

Mozambico – Diario di Vladimir Luxuria
Quarto giorno: 3 Aprile

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3 aprile

Scuola elementare “Gogoni” nel distretto di Quelimane. Questa scuola è nata appena nel 1992, all’inizio contava 418 alunni, adesso sono più di 1000. In Mozambico i bambini che vanno a scuola non si lamentano di non avere l’astuccio o lo zainetto firmato, o perché il maestro non vuole che si tenga il cellulare acceso durante le lezioni. I bambini qui hanno altri problemi: innanzitutto non ci sono sedie, non ci sono banchi. Il suono di un ferro pendente battuto con un’ altra assicella di ferro, la nostra campanella, segnala l’ingresso nelle aule, i bambini si siedono per terra, con un solo quaderno senza copertina, un libro sgualcito, una penna e un mozzicone di matita. Nelle aule il caldo è torrido, il tetto è una lamiera di ferro che sprigiona un’afa che non si respira. Per dissetarsi non c’è acqua, il punto di approvvigionamento più vicino di acqua potabile è a 3 km, ovviamente a piedi. Ci sarebbe bisogno di più aule, si è costretti a fare tre turni, il primo dalle 7 del mattino alle 10, il secondo dalle 10 alle 13, il terzo dalle 13 alle 17. Sia i maestri che gli alunni sarebbero disponibili anche a un quarto turno per avere lezioni meno affollate, ma c’è un piccolo problemino: manca l’energia elettrica e qui dopo le 17 diventa buio pesto. Sia a causa del sovraffollamento delle aule, sia a causa dell’alto numero di reciclo (bambini che abbandonano la scuola e altri che vi entrano) spesso i “maestri” neanche conoscono o ricordano le facce dei loro piccoli alunni. Questa volta ho scritto “maestro” tra virgolette perché in realtà qui manca un corso di formazione per insegnanti e ci si arrangia come si può. Sono colpita dalla compostezza e l’educazione di questi bambini e dal rispetto che hanno verso gli adulti, sia il maestro sia noi che siamo andati a trovarli.
Sono colpita anche dal fatto di sapere che quei bambini salteranno il pranzo, non c’è cibo a sufficienza. C’è una piccola coltivazione di manioca e una piantagione di banani che curano gli stessi ragazzi.
A scuola non si insegna solo Vasco De Gama e la guerra di indipendenza dai portoghesi, la matematica e la geografia, la scuola è un veicolo fondamentale per insegnare prevenzione sulla malaria, il colera e l’HIV.

Visitiamo l’ospedale di Quelimane: nel reparto ginecologia manca l’incubatrice, strumento che ridurrebbe in maniera sensibile la mortalità infantile. Incontro ancora gli occhi di sofferenza di madri e bambini denutriti, malarici, malati di AIDS. Le loro braccia sono rami secchi, la pelle è a chiazze, le mani fasciate da bende per tener fermo l’ago collegato al tubicino dell’aflebo. Quando si vedono dei bambini piccoli accanto a una mamma e te li presentano si fanno i complimenti, davanti a queste scene c’è solo un silenzio imbarazzato. In terapia intensiva c’è un bambino piccolissimo che lotta contro la morte, è da solo, i genitori non ci sono più.
L’AIDS in Africa è una piaga, messaggi sul sesso sicuro e fiocchetti rossi di solidarietà sono ovunque, sui muri delle scuole gli stessi ragazzi disegnano murales con preservativi e slogan su loro uso corretto e giusto.
Ho molta rabbia addosso, sento l’ingiustizia, la disuguaglianza, la disperazione.
Prima di addormentarmi penso al giaciglio duro di Enoque, solo, al buio. Forse mi concentro su di lui perché si ha bisogno di individuarne una di queste vittime, se penso a quanti bambini bisognosi ho incontrato mi gira la testa.

Alcune fotografie della giornata:

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