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Quinto giorno: 4 Aprile

Mozambico – Diario di Vladimir Luxuria
Quinto giorno: 4 Aprile

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4 Aprile

Radio Mozambico, Maputo. Incontro la redazione giornalistica più giovane che abbia mai immaginato: 12 anni, 14, 16. Hanno solo qualche indicazione dagli adulti, per il resto si autogestiscono, decidono e discutono sulle notizie di cui parlare, gli argomenti, le interviste. Gestiscono e conducono un programma “child to child”, ovvero un programma radiofonico di bambini per bambini, con il loro linguaggio, le loro esigenze. Resto colpita dalla spigliatezza delle giovanissime speaker, dall’intensità dei loro argomenti e del radio-giornale, dai brani musicali che come tema hanno la scuola, la corretta nutrizione, la precauzione dalle malattie e dalla violenza degli adulti. L’entusiasmo e la freschezza di questo programma che va in onda tutti i sabato mattina contrasta notevolmente con il palazzo della Radio in puro stile sovietico. Sono intervistata dalle ragazze conduttrici, mi chiedono il motivo della mia visita, cosa faccio in Italia, cosa penso del Mozambico. La rappresentante dell’UNICEF mi aiuta nella traduzione dall’inglese al portoghese. Nella sala redazionale restiamo a parlare con i ragazzi, fanno moltissime domande, evidentemente il germe della curiosità del giornalista è già cresciuto dentro di loro. Mi fanno anche una terribile domanda: “Qual è stato il momento più toccante durante questo tuo viaggio?” Parlo di Enoque, il bambino-simbolo della mia missione, avevo bisogno di dire che non riesco a togliermi dalla mente la sua situazione, la sua solitudine, il suo smarrimento.

Avevo bisogno di piangere, e l’ho fatto.

Questo viaggio mi ha segnata profondamente, mi ha fatto capire quanto è grave la situazione in Mozambico. Basta rinunciare a un pacchetto di sigarette per fornire un pasto decente a un bambino, basta non cambiare canale in tv quando si fa vedere l’aspetto più crudele di questo Continente. Dentro di me porterò le loro risate di gusto, i loro occhi sbigottiti quando vedevano l’operatrice video cambiare la batteria alla telecamera, la loro soddisfazione a vedersi ritratti nello schermo della macchinetta fotografica digitale, il loro immediato partecipare ai giochi e alle canzoncine. Le loro corse verso la jeep e il loro salutarci muovendo la mano con un sorriso.
Senza l’UNICEF non avrei mai potuto conoscere così dentro questa realtà, ringrazio tutto lo staff della grande opportunità di crescita che mi ha dato.

Meglio la malinconia della consapevolezza dell’allegria del distratto.

Alcune fotografie della giornata:

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