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Primo giorno: 31 Marzo

Mozambico – Diario di Vladimir Luxuria
Primo giorno: 31 Marzo

31 Marzo1 Aprile2 Aprile –  3 Aprile4 Aprile

Mozambico 31 Marzo 2009 giorno d’arrivo.

Nel primo secolo d.C. in Mozambico giunse la popolazione Bantu, poi ci sbarcarono navi arabe e poi ci arrivò Vasco De Gama e gli europei si interessarono di questa terra per l’oro, l’avorio e gli schiavi. Arrivò la lotta per l’indipendenza dai portoghesi, la guerra civile e, come se non bastava la malaria, arrivò anche l’HIV/AIDS.

Il mio viaggio in Mozambico è cominciato dopo aver deciso di devolverci dei fondi vinti grazie alla partecipazione ad un famoso programma TV. E’ cominciato quando ho visto su una foto gli occhi di un bambino sieropositivo che si sono aggrappati ai miei nella richiesta di aiuto. Avevo scelto di sostenere un progetto UNICEF per la lotta contro l’AIDS in Mozambico, mirata soprattutto alle vittime tra le donne e i bambini.

Il Presidente di UNICEF Italia, Vincenzo Spadafora, mi chiese di partecipare ad una missione in Mozambico per vivere in prima persona il dramma di una pandemia che colpisce il 16% di questa popolazione. Ho cominciato il mio viaggio dall’Italia, dai colori accesi dei dipinti di Bertina Lopes, artista mozambicana che vive in un attico vicino alla stazione Termini di Roma, che mi ha aperto le porte del suo cuore e di una casa piena di quadri accatastati, dalle pareti con foto e scritte a penna sul muro di famosi personaggi della politica e della cultura.

Il viaggio è cominciato quando ho ricevuto una mail da parte di Suore Cattoliche che operano in questa terra che si congratulavano con me; quando una scrittrice mozambicana che vive in Italia, Amilca Ismael, mi ha spedito il suo libro “La casa dei ricordi” in cui parla della sua esperienza di assistente per gli anziani in una casa di riposo. Mi ha commosso una pagina in cui paragona la voglia di morire di un anziano abbandonato in Italia alla voglia di vivere di una nonna mozambicana che si è presa cura di una nipote orfana dei genitori morti di AIDS, per la quale lei era rimasta l’unica speranza di sopravvivenza.

Il mio viaggio è cominciato nell’Ambasciata del Mozambico a Roma, quando l’Ambasciatrice mi ha consegnato il visto d’ingresso con un discorso sincero di riconoscenza affettuosa.

Oggi sono atterrata a Maputo, in un piccolo aeroporto dove volano pochi aerei ma tante farfalle bianche. Con me Andrea giornalista, Valentino fotografo e Claudia consulente audiovisivi UNICEF. Incontriamo Roberto De Bernardis, responsabile del progetto nutrizione e nostro accompagnatore per questa missione. Nella sede conosciamo Gabriel Pereira, Robert Jenkins, Luisa Brumana e Anjana Manga, parte dello staff UNICEF in Mozambico.

Nella loro introduzione alcuni dati: oltre 500.000 orfani di uno o entrambi i genitori a causa dell’AIDS, circa il 50% dei bambini abbandona la scuola, soprattutto bambine costrette a rimanere in casa ad accudire i fratellini al posto di un genitore scomparso. Ci spiegano che l’aspettativa di vita qui è scesa a 37 anni. Ci mostrano una statistica secondo la quale 90 bambini al giorno vengono infettati alla nascita direttamente dalle loro madri, sappiamo però anche che attraverso la terapia antiretrovirale nella quasi totalità dei casi si fa in modo che rimanga solo l’amore e non un virus ad essere trasmesso da madre a figlio.

Ma se al problema della sieropositività si somma la scarsa nutrizione, la malaria e una scarsa accessibilità all’acqua potabile il problema diventa tragedia i cui protagonisti inizieremo a incontrare domani.

Alcune fotografie della giornata

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