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Terremoto in Abruzzo – Lettera aperta mandata da Laura, transgender acquilana

E come ogni sera sono di fronte al mio pc a smaltire la paura dell’ennesima scossa di pochi minuti fa. Rifletto sulla tragedia che ha colpito la nostra città, più vostra che mia, a dire il vero…mai avrei pensato, nella mia vita curiosa e complessa, di dover aggiungere alle già tante devastanti esperienze, anche questa ancor più terribile del terremoto. Pur non avendo perso né casa né cari, la mia fragilità mi sormonta. Sono l’unica transessuale in questa città, nata e morta in questa città. Ma un giorno diventammo in due, per qualche anno, prima che Manuela di cesare fu massacrata a Pescara dove era fuggita in cerca di un lavoro normale.

Oggi sento questa città un po’ mia, perché porta dentro le ferite che porto dentro da una vita. E questo mi avvicina alle persone che, irrimediabilmente, hanno perso tutto. La casa, il lavoro. I propri cari, i loro amici animali. E con la casa hanno perso la vita interiore, i ricordi, le immagini, gli odori delle loro pareti. Ma fatto più sconcertante è che hanno perduto la loro culla. La casa è la culla di ognuno nella quale ognuno poteva cullarsi. Nessuno può sopravvivere senza la propria culla, tutti ne abbiamo una. E adesso, le persone che non ne hanno più una, dovranno cercarsene un’altra…e ci sarà anche chi non la ritroverà più perché non ne avrà il tempo. Perché questa ferita si è portata via i sogni, i desideri, il talento, la fantasia. LA LIBERTA’ E molti saranno impegnati per anni a tirare su quattro mura che li protegga dal freddo e dal dolore.
E che non uccidano più nessuno…

Perché questa tragedia “ annunciata “ non può essere rivendicata da nessuno, perché i colpevoli in breve tempo diverranno scheletri e fantasmi che nessuno potrà più acchiappare. L’orrore che vedo attorno, lo osservo da anni, da quando decisi infelicemente che non era giusto, per la mia  condizione di transessuale, fuggire dalla provincia ostica e cieca. Senza la mia famiglia e gli amici non avrei potuto sopravvivere a un viaggio tanto misterioso che allora rappresentava il sogno della vita, che col tempo non ritrovo più. Questa città, ora fragile e inattaccabile, mi ha tolto ogni possibilità di talento, ricchezza intellettuale, ma nonostante tutto, oramai, non getterei mai nel cesso quello straccio di spazio che mi sono costruita, e tuttavia spero che un qualche individuo divino ci riporti tutti nella luce che ci apparteneva. Ora immagino che tra le persone colpite da questa tragedia ci siano anche quelle che hanno contribuito alla mia tragedia, quelle persone che 20 anni fa, ci hanno isolati, derisi, picchiati, cacciati dai locali pubblici….e non voglio infierire oltre. Beh, suggerisco a queste persone, che un’altra importante occasione come questa, per riflettere su quanto sia importante essere accolti, aiutati, amati, rispettati, proprio nei momenti più difficili come questo, forse non l’avranno più.

Io ho imparato col tempo (forse) a difendermi, ma tutti noi abbiamo il dovere di smetterla di girare la testa dall’altro lato quando incontriamo qualcuno che è diverso da noi, e questo è veramente il momento magico per riflettere, per imparare a condividere la propria vita con gli altri, senza creare negli altri inutili sofferenze. Sento una profonda sofferenza per quello che è successo a questa città da me amata ma profondamente ed eternamente nemica. Forse un giorno, forse, faremo la pace, l’importante è che tutte, e dico tutte, le persone che stanno soffrendo, ritrovino presto la loro culla dove tornare a cullarsi…..

LAURA
San Demetrio né Vestini