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Vladimir Luxuria: “Le mie favole non dette sull’identità sessuale”

Un articolo di Cristiano Sanna – pubblicato su spettacoli.tiscali.it

04 giugno 2009. Di cosa parlano molte fiabe popolari, se non di mutazioni del corpo e dell’identità dei protagonisti, del dolore e della diffidenza che devono affrontare per affermare se stessi? Dalla Sirenetta di Andersen al Pinocchio di Collodi, è questo il filo rosso che accomuna molti racconti e miti popolari in tutto il mondo. E’ da questo assunto che è partita Vladimir Luxuria, scrittrice di Le favole non dette, edito da Bompiani, dove la mutazione diventa anche sessuale, pur con il delicato pudore che si addice ad una narrazione favolistica. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

Perché il titolo Le favole non dette?
“Ha un doppio significato: nel senso di favole nuove e favole reinterpretate rispetto a certi classici che sono nella memoria di tutti noi  da quando eravamo bambini. Il tema è quello della trasformazione, un tema antichissimo così come ci viene dalla mitologia greca e orientale. Non a caso Ovidio diceva cantare il mutamento dei corpi esaltava il suo estro. Parlare delle trasformazioni dell’anima esalta il mio”.

Nel suo libro di favole è molto presente una certa idea di Sud arcaico e schiavo di pregiudizi ancestrali. Un riferimento autobiografico?
“Certamente, dentro quell’ambientazione c’è molto della mia infanzia. Non parlo solo della diffidenza nei confronti del diverso, ma della generale condizione femminile. Una delle immagini più vecchie che ho conservato nei miei ricordi è quella delle donne anziane meridionali del mio paese che, raccolte attorno al braciere di ottone per scaldarsi, si confidavano le prepotenze che dovevano subire, i diritti negati e anche il modo furbo di scardinare il potere maschile. Certe confessioni era davvero meglio che non arrivassero mai alle orecchie dei mariti. Ero affascinata da quei discorsi, mentre dai bla bla maschili a base di calcio la domenica mi tenevo alla larga”.

Come è nato questo curioso progetto di un libro di fiabe narrato da un transgender?
“Su proposta di Elisabetta Sgarbi, della Bompiani, per cui avevo già scritto un libro. Parlavamo da tempo della mia seconda prova letteraria che, nelle mie intenzioni, doveva essere una sorta di enciclopedia storica delle mutazioni di identità sessuale. Fu lei a rilanciare con la proposta delle fiabe che all’inizio mi lasciò sconcertata poi mi conquistò totalmente”.

Oggi quando si parla di trasformazioni si intendono soprattutto quelle fisiche, a base di protesti al silicone e botox, mentre si trascurano proprio quelle avvertite in modo più interiore, è d’accordo?
“Beh, diciamo che l’aspetto più mediatico della cosa è tutto concentrato sulle donne che tentano di sembrare 30enni quando ne hanno 60 e di ragazzine che si conciano in modo grottesco nella speranza di soddisfare certi canoni di bellezza televisiva. Ma esistono anche usi più accorti della chirurgia per rafforzare la reale identità di una persona, al di là del corpo che ha avuto alla nascita”.

In Italia ci si lamenta ancora molto del machismo intollerante. Un aspetto molto meno marcato nei Paesi che non hanno una cultura cattolica, soprattutto nel Nordeuropa. Che ne pensa?
“Effettivamente la cultura protestante è molto meno rigida in questo senso, e in generale più un Paese è laico più avrà rispetto dei cosiddetti “diversi”. Anche nei Paesi di cultura islamica è giusto fare un distinguo, vedi la maggiore apertura della Turchia rispetto, che so, a Iran o Afghanistan.  In quei Paesi io vorrei che per legge si imponesse il cambiamento di sesso agli uomini che picchiano le donne perché sotto il burqa si sente il rumore dei tacchi delle loro scarpe o che le sfigurano con l’acido solo perchè vogliono continuare ad andare a scuola”.