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La diversità ’detta’ con le favole: Luxuria strega tutti

L’ex parlamentare di Rifondazione e transgender più famosa d’Italia Vladimir Luxuria ha presentato a Campomarino, dove trascorre ogni anno le vacanze, il suo ultimo libro “Le favole non dette”, edito da Bompiani. Sei racconti di bambini che si scoprono diversi e che lottano per diventare se stessi e migliorare la società in cui vivono. Luxuria affascina e cattura il pubblico che la ricambia con stima e affetto. Alla presentazione anche il sindaco di Campomarino Gianfranco Cammilleri.

di Manuela Iorio

Campomarino. Tenace, determinata, coraggiosa, affabile. L’ex parlamentare eletta nelle file di Rifondazione Comunista, Vladimir Luxuria, all’anagrafe Vladimiro Guadagno, torna a Campomarino dove ormai da anni trascorre la settimana di Ferragosto nella casa di famiglia. Al lido, sotto l’ombrellone, è una continua processione: gente di tutte le età che vuole conoscerla, che vuole stringerle la mano, «che mi mostra il suo affetto» come lei stessa caldamente ammette. «Dopo tanti anni continuo a venire qui a Campomarino, non vado da Briatore. Credo che questo sia un luogo genuino popolare, accessibile alle famiglie» dice Luxuria che approfitta del relax di mezza estate per presentare il suo ultimo libro ‘Le favole non dette’, edito da Bompiani. Lo ha fatto venerdì sera 14 agosto in un’affollata sala consiliare del Comune dove ad accoglierla c’erano oltre all’organizzatrice Rossella Montazzoli, il sindaco di Campomarino Gianfranco Cammilleri, l’assessore alla cultura Enzo Norante e il presidente del consiglio Pasquale Vaccarella. Arriva puntualissima.

Indossa uno stretto tubino fiorato che mette in evidenza il fisico asciutto che l’esperienza dell’Isola dei Famosi le ha lasciato. Stringe mani, regala sorrisi sinceri e a chi le si avvicina tende la mano e si presenta: «Piacere Vladi». Occhi profondi e determinati Vladi racconta il suo “Le favole non dette” e convince il pubblico in sala che partecipa al dibattito con tante domande, invitandola anche a tenere una lezione in una scuola superiore. «Potevo scrivere un libro su quello che succede dietro le quinte dell’Isola dei Famosi, sulla vita in parlamento e sui vizi e difetti degli onorevoli, ho scelto invece di continuare a parlare di diversità. La cultura non ha paraocchi, è curiosità, è voglia di conoscere non chi è uguale a te, chi tifa per la tua stessa squadra di calcio, chi ha la tua stessa fede politica. Ma è conoscere chi è diverso da te».

La prima domanda è proprio sul titolo ‘Le favole non dette’, perché ‘non dette’ perché parlano di diversità e di argomenti che per qualcuno possono essere ancora taboo o scomodi da affrontare?
«Questa volta ho scritto un libro di narrativa. Si tratta di storie fantasctiche, inventate, favole. Favole non per bambini, ma di bambini. Non perché il tema della diversità che io affronto sia un tema sconveniente, anche per credo che con un linguaggio giusto si possa parlare di tutto con i bambini. Ma perché ho scelto un linguaggio non per bambini, è una favola più impegnata sia nella trama che nel lessico. Sono ‘Favole non dette’ perché per tanto tempo di certi temi non se n’è potuto parlare. E io l’ho voluto fare attraverso queste favole e questi bambini, che lottano per diventare se stessi, lottano per migliorare la società in cui vivono. Lottano non per cambiare loro, perché loro sono così e così vogliono essere, ma per cambiare il contesto sociale e i pregiudizi che sono le vere streghe e i veri orchi delle mie favole. E quindi spero che questo linguaggio delle favole aperto tutti possa toccare le corde delle emozioni di chi leggerà il libro».

C’è qualcosa di autobiografico in queste favole, le sofferenze vissute dai protagonisti dei racconti per la loro diversità sono le stesse che ha vissuto Lei?
«Penso che la sofferenza non sia un monopolio mio o di chi è diverso da un punto di vista sessuale. Sono tante le persone che hanno sofferto perché considerate diverse, basti pensare che in passato una ragazza che voleva studiare veniva vista con diffidenza come una ragazza diversa. C’è ovviamente tanta autobiografia in questo libro, sia per l’adolescenza, per i libri che ho letto all’università, c’è un po’ di esperienza politica e anche un po’ dell’esperienza televisiva. E’ dunque un condensato, sono io compressa».

Nonostante il linguaggio leggero e fiabesco stupisce la cattiveria e il pregiudizio di cui sono capaci gli umani in questi racconti. Lo stesso mondo circense che descrive nella prima favola ‘La donna-uomo”, è un mondo di uomini crudeli, che sfruttano la diversità di un essere umano per farne fenomeno da baraccone. Sa essere davvero così meschina la società?
«Pere questo racconto sono partita dalla canzone di De Gregori, la donna cannone. Mi è piaciuto che De Gregori avesse scritto una canzone d’amore per una donna cannone, per una di quelle donne che fino agli anni 50, insieme alle persone che erano molto basse, non mi riferisco a Brunetta ovviamente, o che erano molto alte, o i gemelli siamesi, venivano esposti come fenomeni da baraccone nelle fiere o nei circhi. Ho immaginato una persona che nasce con una malformazione fisica, la sindrome di Morris, che esiste, ne nascono 150 all’anno, che hanno il sesso anatomicamente non definito. Ho immaginato che questo bambino così strano fosse venduto all’impresario di un circo. La cattiveria è spesso nello sguardo di chi giudica senza conoscerti, quello sguardo cattivo che non vuole conoscere il tuo cuore ma che si ferma davanti alla superficie, all’aspetto esteriore».

Tutte le favole hanno un finale felice, quello classico che ci si aspetta da ogni favola che si rispetti. Tranne una ‘La sirenetta di cemento’. Il suo protagonista Manuelito, che poi diventa Ofelia, riesce a superare mille sofferenze e difficoltà, ma alla fine si lascia morire perché non accetta il rifiuto dell’uomo che ama, Leonardo.
«Ho riscritto una famosa favola di Hans Christian Andersen ‘La sirenetta’, una donna metà uomo e metà pesce. Il tema più importante secondo me in questa favola rivisitata è il tema dell’autodeterminazione del corpo. Un invito a tutte a non fare cambiamenti per gli altri, ma per se stesse. La storia mia finisce male, perché alla fine il mio protagonista si suicida e si lascia annegare nel mare, semplicemente perché la scelta di cambiare non è stata dettata da un motivo interiore, ma dalla voglia di conquistare una persona. Non c’è niente di più sbagliato».

La Puglia, sua terra natia, viene generalmente e a volte superficialmente etichettata come un territorio culturalmente arretrato e in cui la diversità viene ancora nascosta e non compresa. Poi però la Puglia sorprende l’Italia ed elegge come presidente della Regione Niki Vendola, un gay. La Puglia in tal senso è stata pioniera?
«Non penso che il sud sia più arretrato rispetto al Nord. Viaggio molto e assicuro che ci sono zone del Nord molto arretrate. Credo invece che nell’ospitalità che abbiamo dentro e che abbiamo ereditato dalla Magna Grecia, ci sia anche una certa disponibilità a capire gli altri. Dipende molto ovviamente dal contesto familiare in cui si nasce, dagli amici che si hanno, dall’epoca in cui si nasce. Dipende dall’amore che ti trasmettono le persone che hai più vicino. Non mi ha meravigliato l’elezione di Niki Vendola, credo che i pugliesi siano un po’ più avanti di certi pregiudizi. Credo che quando votano le persone non le votano giudicando con chi vanno a letto, ma per le cose che sanno fare. Quando io sono andata in parlamento, qualcuno mi guardava proprio come un fenomeno da baraccone. Poi invece conoscendomi, parlando e lavorand0

Fonte: www.primonumero.it