Home » Articoli & News » Protesta a Gay Street:
“Roma città insicura”

Protesta a Gay Street:
“Roma città insicura”

Intervento di Vladimir Luxuria, sopra la prima parte, sotto la seconda.

Dato il veloce susseguirsi di eventi violenti ai danni della comunità gay romana, culminato con un assalto a suon di bombe carta contro un bar di via San Giovanni in Laterano a Roma – la Gay Street della Capitale –  ieri sera, 2 settembre, si è tenuto un presidio cui hanno partecipato moltissime forze politiche e quasi tutte le associazioni gay.

Articolo e foto Da Repubblica.it:

Vladimir durante il Presidio

Vladimir durante il Presidio

I commercianti hanno paura. I baristi pure. I ragazzi e le ragazze che di notte passano qualche ora sorseggiando una birra in via San Giovanni in Laterano, di fronte al Colosseo, nella Gay Street romana, ormai vanno in giro soltanto in gruppo. «E chi si avventura più da solo?» dice Fabio, 27 anni, attore e frequentatore abituale del Coming Out, il primo locale gay friendly aperto nella via. «Abbiamo paura, sì. Ed è la cosa più terribile che ci potesse essere fatta. Perché con la paura cosa fai, come combatti? Speriamo solo di non finire paralizzati, di non tornare a chiuderci in casa, di non renderci nuovamente invisibili, come eravamo fino a pochi anni fa. Per questo siamo qui, stasera».

Scene dal presidio organizzato in via San Giovanni in Laterano all´angolo con via Ostilia, che ieri sera è stata invasa da centinaia di persone. Persino nonne. Come nonna Ada: «Voglio far vedere a mio nipote che non deve aver paura. Il fascismo c´è già stato una volta e non deve tornare: per questo sono qui». C´è anche l´assessore alle politiche culturali del comune Umberto Croppi che dice: «Quello che sta accadendo è un attacco contro l´amministrazione comunale che ha condannato le aggressioni nei confronti dei gay».

C´è il segretario del Pd Dario Franceschini, venuto per «denunciare questo clima di pericolosa omofobia, di inqualificabile intolleranza», c´è il segretario del Prc Paolo Ferrero perché «la città di Roma deve reagire a chi vuole darne un´immagine omofoba, razzista e violenta». E c´è l´ex deputata, scrittrice, attrice e transgender più famosa d´Italia, Vladimir Luxuria: «Non dobbiamo cedere alla paura» dice dirigendosi al presidio. «Credo che le teste calde, rasate o meno, che ritengono diversi e perciò pericolosi clochard, donne, neri e gay e li attaccano in un´escalation di violenza, deve indurre tutti a riflettere. In primo luogo quei politici che con leggerezza hanno usato parole pesanti contro le unioni civili dicendo che avrebbero minato la famiglia o che hanno parlato di noi come di persone moralmente instabili, come Gentilini che invocava la pulizia etnica per i culattoni: queste parole hanno avuto l´effetto di armare menti instabili».

«Paura?» dice poi Rossana Praitano, presidente del circolo Mario Mieli. «Stiamo cercando di non alimentarla. Ne vedo tanta nei parenti, negli amici, nei colleghi: che mi chiamano, sono preoccupati. Ed è un fatto importante: significa che non siamo più in un´epoca in cui un eterosessuale dice chissenefrega, è successo a un gay».

Fabrizio Marrazzo, presidente dell´Arcigay – mentre decine di persone continuano a raggiungere la via ormai intasata per la gioia di chi abita qui (molti abitanti della via in questi giorni si erano lamentati) – parla di «allargare la Gay Street» per farla arrivare a via Celimontana e più oltre ancora, fino alla fine della strada. «Ma non è così semplice» continua Marrazzo. «Dovremmo acquistare nuovi locali e servono molti soldi: perciò cerchiamo chi è disposto a investire nel nostro progetto». Un tentativo, fallito, in realtà era già stato fatto, conclude il presidente dell´Arcigay, «a Monte Testaccio». Vincenzo Vecchio, consigliere Pd del municipio XII, all´Eur – quartiere che dall´anno scorso ospita il Gay Village – lancia invece una proposta: «Siamo pronti ad organizzarla noi una nuova Gay Street». Per poi precisare: «Nessuna ghettizzazione: piuttosto penso a una strada dove possa tenersi un festival del cinema omosessuale o anche dibattiti e incontri».

E mentre il presidio continua a ingrossarsi, arriva la notizia: Il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti promuove una fiaccolata per il 23 settembre, chiedendo la partecipazione di laici e cattolici, omosessuali ed eterosessuali, migranti e organizzazioni politiche: subito aderiscono Alemanno e il Comune di Roma, la Regione Lazio e tutte le associazioni gay. Nonna Ada sorride, e così Fabio e tutti i suoi amici: «Siamo tanti, vede? La paura non ci seppellirà».

I Precedenti:

Coppia gay aggredita a Roma

Gay Village Roma, aggressore a piede libero

Fiamme al locale di Muccassassina

Roma e l’Italia a rischio per i gay