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Sono i pregiudizi i veri orchi delle mie favole

SUVERETO. «Gli abitanti del paese ci credevano.
Qualcuno giurò di averlo visto per metà uomo e metà animale nascosto nei cespugli.
Altri di averlo sorpreso, con tanto di corna, all’ombra degli alberi o al fresco del lavatoio a ripararsi dal caldo del sole d’agosto.
Altri addirittura ne descrivevano le zampe da caprone e gli zoccoli spaccati al posto dei piedi mentre si arrampicava sui monti lontani.
«Alle donne che erano rimaste incinte prima di sposarsi conveniva dire di essere state “importunate” dall’essere mostruoso, rannicchiato vicino al cimitero appena fuori dall’abitato. Nelle notti estive si confondeva il rumore del vento con il suono della sua siringa…».
Inizia così «La donna-uomo», il primo dei lunghi racconti contenuti nel libro edito da Bompiani e intitolato “Le favole non dette”: sei racconti di bambini che si scoprono diversi e che lottano per diventare se stessi, migliorando la società in cui vivono. Li ha scritti Vladimir Luxuria, la transgender più famosa d’Italia, che presenterà il libro questa sera (ore 21,30) al Chiostro di San Francesco per la rassegna “Gli incontri del Chiostro”, e che si dihiara indignata per quanto sta accadendo a Roma. «La violenza, dice, non è mai il giusto modo per esprimere le idee o il dissenso e poiché viviamo in un’epoca intrisa di violenza il mondo politico dovrebbe stare attento a non fomentare l’odio, facendo apparire i gay o i diversi come socialmente pericolosi».
E motivando la scelta di cimentarsi in raccontatrice di favole, spiega: «Potevo rivelare quel che accade dietro le quinte dell’Isola dei Famosi, o nella vita in parlamento, o ancora scrivere dei vizietti di alcuni onorevoli. Invece ho preferito parlare di diversità, un tema che riguarda tutti e non solo i gay».

Perché ha intitolato il libro “Le favole non dette”?
«Perché per tanto tempo di certi temi non se ne è potuto parlare. E io l’ho voluto fare con il racconto di quei bambini, che lottano per farsi uno spazio nella società e migliorarla. Per cambiare non il loro stato, ma il contesto sociale e i pregiudizi, le vere streghe e i veri orchi delle mie favole».

Un libro il suo decisamente autobiografico
«Di me c’è tanto, sia per l’adolescenza, che per i libri che ho letto all’università, per l’esperienza politica e anche televisiva. Ma la sofferenza non è solo un fatto mio, poiché sono tante le persone che hanno sofferto e soffrono perché considerate diverse»

Tutte le favole sono a lieto fine. Tranne “La sirenetta di cemento”, protagonista Manuelito, che dopo essersi trasformato in Ofelia, non senza sofferenze e difficoltà, si lascia morire perché non accetta il rifiuto dell’uomo che ama.
«E’ la riscrittura di “La sirenetta” di Hans Christian Andersen, che racconta una donna metà uomo e metà pesce. E invita tutti a non fare cambiamenti per gli altri, ma per se stessi. La scelta di cambiare che non è dettata da un motivo interiore, ma dalla voglia di conquistare una persona, è infatti sbagliatissima e non porta mai alla felicità».

A proposito di cambiamenti. E’ vera la notizia di questi giorni sulla sua decisione di diventare donna a tutti gli effetti?
«Per dirla alla Patty Pravo è un “pensiero stupendo” che nasce un poco strisciando… Un’ipotesi ponderata, come tutte le mie scelte. In ogni caso immaginatemi con la cuffietta in testa su una barella, mentre vado in sala operatoria e poi si vedrà».

Cambiando sesso cambierà anche il nome
«Mi piacerebbe trasformare quello attuale in Vlady Lux».