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A qualcuno piace trans

vlad_luxuriaIl “caso Marrazzo” ha il merito di aver portato sotto i riflettori una realtà che abitualmente si preferisce tenere nell’ombra, rischiarata al massimo dalla luce di qualche lampione, nelle vie fuori mano delle nostre città. Una storia mediaticamente succulenta, farcita di silicone e concussioni, sesso e denari, proibito e politico, tessere e distintivi… E con essa sono venute a galla l’ipocrisia delle doppie morali e l’ignoranza diffusa sul tema della transessualità.

Ne parliamo con Vladimir Luxuria, la transgender più famosa d’Italia, che ha lasciato la politica ma non l’impegno civile e la lotta per i diritti LGBT.

Come definiresti un transessuale?

«Un transessuale è innanzitutto una persona. Un essere umano con un problema in più rispetto agli altri, maturato quando – prima degli altri – ha cominciato a porsi alcune domande esistenziali: perché sono diverso? Perché agli amici piace scazzottarsi e giocare a calcio e io preferisco le bambole? Perché voglio vestirmi con abiti femminili? Inizialmente queste pulsioni si nascondono agli altri, ma soffocarle a lungo non è la soluzione. Noi non ci identifichiamo con il nostro sesso anagrafico e la decisione da prendere è quella di adeguare il proprio corpo all’anima».

Come sono i rapporti con i partner?

«A qualcuno piace trans, non è una novità. Abbiamo rapporti con persone prevalentemente etero – gli omosessuali non sono attratti verso di noi, anzi. Io li definisco trans lover. Sono coloro che, a volte anche solo saltuariamente, cercano l’amore di chi ha le connotazioni sessuali di entrambi i generi: rotondità femminili e membro maschile. Non dimentichiamo che l’efebo ha sempre esercitato un grande fascino sull’uomo e nella Gracia classica tali rapporti venivano coltivati quotidianamente, senza tabù di sorta. Sarebbe bello se anche oggi non fossimo amati solo di nascosto. La chirurgia moderna permette poi di andare ‘oltre’ e l’aspetto femminile si afferma con tutti i suoi attributi, arrivando anche a eliminare del tutto la parte maschile».

Il binomio trans-prostituta imperversa erroneamente. Ma il sesso mercenario è una realtà che coinvolge molti di loro. Perché?

«E’ molto difficile, oggi, trovare un lavoro per le persone “normali”… figuriamoci per un transessuale. La trappola è vivere la professione come un riscatto. “Quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie | Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie” cantava De André… C’è il rischio che la prostituzione diventi una pericolosa gabbia dorata: i guadagni sono alti e per fronteggiare la concorrenza (spietata) si sottopongo a terapie pesanti, che ‘esasperano’ i connotati femminili. Si tratta molto spesso di persone sole, lontane dal proprio paese d’origine, che hanno rotto con la famiglia. In questi casi, quanto più è forte l’ostilità sociale, quanto più il lavoro di venta un “rifugio”».

Cosa si potrebbe fare per arginare il fenomeno?

«Le proposte di legge si sono fin’ora tutte affossate in un porto delle nebbie… A mio avviso si dovrebbe affrontare il problema con una politica di “zonizzazione”, come in Inghilterra».

Cioé?

«Circoscrivere il fenomeno ad alcune zone urbane, stabilite insieme ai comitati di quartiere e controllate da poliziotti in borghese, dove consentire la prostituzione con la sicurezza che non siano coinvolti minori né che viados e prostitute siano ricattabili (come spesso avviene perché sprovvisti di permesso di soggiorno). Non dimentichiamo che il caso Marrazzo vede anche coinvolti quattro “brutti ceffi” travestiti da carabinieri (non li chiamo carabinieri per non offendere l’Arma) che tenevano subdolamente in scacco i trans di via Gradoli. Sono quelli i travestiti da temere…». (L.F.)

Fonte: notizie.virgilio.it