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XI GIORNATA MONDIALE DEL “TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE”

di Vladimir Luxuria

In tutto il mondo, per l’undicesima volta, si celebra il “Transgender day of Remembrance”, ovvero il ricordo di tutte le vittime transgender di violenza.

Tutto parte dal novembre 1998, ad Allston, conglomerato urbano a ovest di Boston: Rita Hester è uccisa a coltellate nel suo appartamento e a nulla vale la corsa in ambulanza all’ospedale. Si trattò di un crimine di odio, di una violenza di transfobia, anche perché Rita era una persona che viveva come donna da oltre dieci anni, molto conosciuta nella cittadina per il suo impegno e la sua attività in vari locali della zona, tra cui il club transgender-friendly “Jacques”. Ma quello che irritò ancora di più sua madre e i suoi amici fu come i media trattarono la notizia dell’omicidio, riferendosi a lei al maschile, come fece il “Boston Globe”, oppure parlando di “doppia vita”, “travestito”… la uccisero una seconda volta, nella sua dignità di persona, nelle consapevoli scelte di vita e libertà.

“Rita è il suo nome” c’era scritto su un cartello alla fiaccolata di protesta e ricordo a pochi giorni dalla sua morte, parafrasando un famoso film italiano è come se avessero detto “Mery/Rita per sempre”.

E’ un vezzo dei media in troppe parti nel mondo quello non solo di riferirsi a noi al maschile (IL trans) ma addirittura peggio: come feci presente nel 2007 in un mio appello alla Camera quando ero ancora deputata, nell’omicidio di Manuela a Pescara nel suo appartamento con la testa fracassata, i giornali locali andarono a scovare il suo nome al maschile prima dell’operazione per pubblicarlo ovunque, una violazione della privacy non sanzionata da nessuna legge in Italia.

Nelle foto: trans ammazzata di botte in Turchia

Anche questo è uno dei volti della violenza e della transfobia, la mancanza di rispetto.

Secondo lo studio internazionale della rivista on-line “Liminalis – A Journal for Sex/Gender Emancipation” in collaborazione con l’associazione Transgender Europe ogni 3 giorni avviene un omicidio di una persona trans: nel 2008 121 omicidi e da gennaio 2009 a oggi altri 83 casi.

La nazione che detiene il maggior numero di questi crimini è il Brasile, anche se casi di violenza avvengono a tutte le latitudini.

Nel luglio del 2007 andai al Pride di Istanbul dove ho potuto incontrare la comunità transgender turca che mi ha testimoniato la brutalità dei pestaggi da parte di teppisti e poliziotti, fornendomi anche una documentazione fotografica.

Anche nel 2009, in Italia, troppe trans sono state vittime della violenza, dall’omicidio a gennaio di una trans trovata morta in un vico di Napoli all’aggressione a sprangate al Parco delle Cascine a Firenze, rapine, botte, pestaggi… suicidi.

Michelle aveva solo 32 anni, viveva a Montesilvano, voleva diventare donna, non ce l’ha fatta, su un bigliettino ha scritto “La vita era diventata impossibile” e si è impiccata al tendone da sole sul balcone di casa. Quanta responsabilità ha l’ostilità sociale in questo suicidio? Lo Stato, oltre a indurre troppe trans alla prostituzione senza offrire opportunità alternative di lavoro, quante altre trans ha indotto a farla finita? Chi possiamo citare in giudizio per istigazione al suicidio, come previsto dall’articolo 580 del codice penale?

Nel frattempo dobbiamo sorbirci tutta la violenza mediatica e morbosa che segue alla vicenda Marrazzo, interessano solo i siliconi e le misure extra-large, ma dei lividi o delle coltellate sui corpi se ne occupano in pochi.