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Luxuria:«Ma gli steccati non sono del mondo reale»

Vladimir Luxuria intervistata da Cecilia Moretti per Ffwebmagazine.it, il magazine online della fondazione Farefuturo

«Né a sinistra, né al centro, né a destra, e neanche a Miss Italia!In questo periodo continuerò le mie battaglie con altri strumenti». Parole di Vladimir Luxuria che, in effetti, poco incasellabile lo è sempre stata, in tutti i sensi. Dalle serate romane del Muccassassina, al Parlamento italiano, fino all’esotica isola dei famosi, mise diverse, ma l’impegno per i diritti civili di tutti e la coerenza in certe battaglie sociali sono sempre gli stessi. Teatro, tv, informazione, pubblicistica, politica. Piace o non piace, comunque molto. Deputata per Rifondazione comunista nella scorsa legislatura, ha dichiarato qualche giorno fa in tv che, se avesse un po’ più di tempo, magari più avanti, forse non direbbe no a una candidatura con la destra. Ha detto ieri alla radio che tra Veltroni e Fini, oggi, voterebbe Fini.

A quanto sembra gli steccati non esistono più, forse non sono mai esistiti…

Io vivo in questo mondo, non in una bolla di vetro. Vivo in mezzo alla gente, non ho auto blu, parlo con le persone. A questo punto dire che non è successo nulla è come non avere occhi per vedere e orecchie e per sentire.

In che senso? Che cosa sarebbe successo?

Nel senso che le persone e le cose cambiano. Ormai è evidente, davanti agli occhi di tutti. Faccio un esempio personale, quello di mio papà. Almirantiano di ferro, il suo rapporto con me, goccia dopo goccia, parola dopo parola, nel tempo è mutato è adesso è una persona che mi stima e mi vuole bene per quello che sono, e non per come lui immaginava che fosse e sarebbe stato il suo primo figlio. Mio padre è cambiato e anch’io lo sono; i cambiamenti possono avvenire anche negli altri, e in tutti. Più nello specifico politico, non si può restare indifferenti di fronte al fatto che non esiste più un blocco monolitico nella destra, non c’è più a destra un blocco contrario a dialogare su certe questioni, ad aprirsi sui diritti civili e la non discriminazione.

Nell’intendere come trasversali e di tutti certe questioni, la realtà sociale vera è forse più avanti della classe politica?

Pina Bonanno, per esempio, la fondatrice del Mit (Movimentò di identità transessuale), era una radicale che capì bene che per avere una legge che riconoscesse il cambiamento di sesso bisognava dialogare con tutti. E lei parlava con quelli della democrazia cristiana, spiegava a tutti i motivi per cui era importante avere una legge del genere. Se non ci fossero stati i liberal di allora, il partito repubblicano italiano, il partito liberale, non si sarebbero mai avute leggi sui temi “eticamente sensibili”, come per esempio il divorzio e l’ aborto… Anzi, molto probabilmente, se ci fosse stato ancora Craxi come presidente del Consiglio, qualcosa di più l’avremmo ottenuto da un punto di vista di diritti civili per la comunità lgbt. Il problema è che non bisogna delegare certe questioni a un unico partito, a una sola parte politica, ma bisogna continuare a ricordare che le grandi battaglie si vincono solo con il coinvolgimento bipartisan.

Ha detto che lei non ha mai posseduto una tessera di partito. Come dire che le idee sono trasversali e non hanno colori di fazione?

Esatto. Non mi ha lasciato, per esempio, indifferente la campagna sui mass media di Mara Carfagna. Non mi lasciano indifferente Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi che pensano che sia importante occuparsi di diritti e doveri delle coppie conviventi anche omosessuali. Non mi lascia indifferente Ignazio La Russa che apre ai gay nelle caserme. È poco? È tanto? Anche all’interno della coalizione di centrosinistra a cui appartenevo io c’erano forze assolutamente contrarie al riconoscimento dei diritti della comunità lgbt, penso per esempio a Mastella o alla Binetti.

Ha detto che le piacerebbe collaborare con il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna. Ha in mente qualcosa di concreto?

Per esempio mi piacerebbe dare il mio contributo quando si tratterà di regolare l’identità di genere nella legge contro le discriminazioni, quella stesse legge che è stata affossata in Parlamento e che già si è presentata monca, perché riguardava solo l’orientamento sessuale, quindi gay e lesbiche, in realtà escludeva il problema della discriminazione dei transessuali. Il ministro Carfagna ha già dichiarato di voler intervenire su questa legge.

Il Vaticano secondo lei rappresenta un ostacolo per queste battaglie?

No. Rappresenta un ostacolo solo chi non ha un’autonomia intellettuale e di pensiero ma delega il tutto a un’unica religione. Non è problema delle posizioni del vaticano che è giusto siano quelle che sono, il problema è che quando queste posizioni non vengono elaborate da un punto di vista criticamente autonomo.

Ha avuto parole di apprezzamento per la destra di Sarkozy.

Sì, Sarkozy quando è diventato presidente francese non ha abolito i Pacs, che sono stati istituiti nel 1999. Anzi, si è addirittura impegnato per inserirvi la reversibilità della pensione, che tuttora manca.

Venendo più vicino, le sembra che quella del Lazio, tra Polverini e Bonino, sia una sfida interessante?

La più interessante. In entrambi i casi sono due donne che non fanno parte della nomenclatura di partito, che hanno forte personalità, che possiedono grande indipendenza e, soprattutto, una grande apertura mentale su tanti temi, tra cui, per esempio, quello dei diritti delle coppie di fatto. Tra le sfide politiche è quella che vivo con maggiore serenità.