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Luxuria: Se vince Polverini non è un’apocalisse

Vladimir Luxuria, intervistata da Paola Alagia sul laDiscussione – quotidiano fondato da De Gasperi, fa il punto sulla battaglia al femminile per le regionali nel lazio.

ROMA – Emma Bonino da un lato e Renata Polverini dall’altro. «Non mi pare che ci siano altre sfide elettorali tra due donne: già questa è una notizia». Ma Vladimir Luxuria, ex parlamentare transgender nell’ultima legislatura, si spinge anche oltre: «Io evidenzierei anche un altro fatto che, a mio avviso, fa notizia: nel Lazio a competere per la presidenza della Regione sono sì due donne, ma due donne senza gonne». Mentre è in viaggio verso Milano, l’ex deputata del Prc analizza con la Discussione la sfida che si gioca alla Pisana.

Questa è una campagna elettorale al femminile. È plausibile che in casa Pd abbia influito non poco la vicenda Marrazzo e, quindi, la paura maschile di andare incontro a una sconfitta?

Preferisco neanche ipotizzare un ragionamento del genere. Sarebbe soltanto un’umiliazione femminile per far dimenticare una vicenda personale come quella che ha coinvolto l’ex governatore del Lazio e che, poi, ha investito la sfera politica. Tra l’altro, proprio Emma Bonino ha dovuto conquistare il centro-sinistra. Inizialmente, infatti, lei si è presentata con la lista Bonino-Pannella e soltanto in seguito sul suo nome sono confluiti anche i democratici.

Che ne pensa delle due candidate?

Non è un mistero che io, inizialmente, avevo tifato per la candidatura di Luigi Nieri (assessore regionale al Bilancio nella giunta Marrazzo, ndr) proprio perché convinta che bisognasse dare un segno di continuità e che non dovesse passare il principio di dover punire tutto il Lazio per una vicenda personale che poi ha avuto ricadute politiche. Fatta questa premessa, non posso non registrare la forza e il carisma sia di Emma Bonino che di Renata Polverini.
Due persone che hanno una bella storia alle spalle, ma soprattutto davanti a loro. Molto autonome e indipendenti che non fanno parte di un apparato dirigente e che sono riuscite ad affermarsi ciascuna nel proprio ambito (la politica e il sindacato, ndr).

È evidente che questa sfida le piace, ma è altrettanto scontata la sua preferenza elettorale. O potrebbe anche cambiare idea?

Voterò Emma Bonino, ma non considererei una vittoria di Renata Polverini una apocalisse. Sarebbe la vittoria che mi spaventa di meno.

Quanto ha influito sul suo giudizio l’apertura della candidata del Pdl sulle coppie di fatto?

La considero un fatto importante. Per lo meno, in caso di una sua vittoria, non mi fa temere il ritorno ad una giunta come quella di Storace, un governo durante il quale di certi temi non si riusciva neanche a discutere.

Ma tra gli alleati della sindacalista c’è proprio la Destra di Storace, oltre all’Udc. Entrambi i partiti hanno già puntualizzato che le coppie di fatto non sono nel programma di Polverini…

Quello che posso dire, per esperienza personale, è che non sempre tutto quello che fa parte di un programma viene realizzato. Ma perché escludere in maniera aprioristica che possa verificarsi il contrario? Proprio perché Renata Polverini è una persona autonoma e indipendente nelle sue idee, credo che un tema così delicato possa essere discusso. Anche a fronte della sua sensibilità di sindacalista. Non penso, infatti, che Polverini non si ponga il problema delle garanzie per un lavoratore che non è sposato.

Sull’altro fronte Emma Bonino deve vedersela con l’elettorato cattolico. Non credo che le sue posizioni abbiano già spacciato una certa fetta di voti?

Un conto sono le gerarchie ecclesiastiche un altro i cattolici. Credo che i cattolici del Lazio possano avere posizioni diverse da quelle della Chiesa. Vale per il Lazio e, più in generale, per tutta Italia. Non a caso, senza toccare l’ambito della genitorialità, oltre il 50 per cento degli italiani sono favorevoli alle unioni civili. Inoltre, se proprio dobbiamo fare un’analisi completa, anche Renata Polverini è stata vista con una certa diffidenza da una parte del centrodestra. E, guardando ai fatti, alcune battaglie della candidata del Pdl come la lotta al precariato e le critiche alla legge 30 non sono dissimili dalle posizioni del centrosinistra.

Insomma, come finirà?

Non c’è nulla di scontato. Questa competizione nel Lazio è interessante proprio perché si è rimesso tutto in gioco.

Chiudiamo con una curiosità. Un’intervista al nostro quotidiano la stupisce?

Per niente. Tutte le volte che sono stata interpellata o invitata a parlare dalla Lega ad An ho sempre accettato. Anzi, mi interessa parlare di più con interlocutori che la pensano in maniera diversa da me.