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L’adottato sull’Isola

di Vladimir Luxuria

Premetto subito di essere recidiva, mi occupo ancora una volta del reality “L’Isola dei Famosi”, questa volta da spettatrice (sazia, all’asciutto e truccata) e non da partecipante.

Mi sembra interessante poter parlare dell’annunciata prossima partecipazione di Roberto Fiacchini, nella categoria “figli di…”, ovvero figli di personaggi molto noti. Roberto è infatti figlio di Renato Zero, li ho conosciuti entrambi a una cena subito dopo il suo ultimo concerto al Palalottomatica di Roma. Renato Fiacchini (questo è il suo cognome anagrafico che ha trasmesso al figlio) era molto affettuoso nei confronti di Roberto che non solo lo ha reso “padre” ma anche “nonno” in una famiglia allargata. Roberto non è figlio di Renato per nascita ma poiché adottato. I due hanno una differenza di oltre venti anni, hanno convissuto per 12 anni stabilmente e nel 2003 il cantante ha deciso di adottarlo. In un’intervista al settimanale “Tv Sorrisi e Canzoni” Zero confidò: “Il nostro rapporto si basa sul dialogo, sulla convivenza. Essendo io single, le difficoltà sono maggiori. Quando si è in due e c’è anche una mamma è tutto più naturale. Ma Roberto è stato fortunato, finché è stata viva ha avuto almeno il tempo di godersi la mia”.

L’adozione è stato lo stratagemma a cui è dovuto ricorrere Renato Zero per regolarizzare il rapporto di convivenza stabile in mancanza di un vuoto legislativo (tutto italiano!) sulle convivenze di fatto. L’attuale legislazione, infatti, non riconosce alcun grado di “parentela” tra chi convive ed è legato da un rapporto affettivo, senza dover necessariamente indagare se tale affetto comporta sesso, amicizia, voglia di protezione o semplicemente per sconfiggere la solitudine e sostenersi reciprocamente.

C’è un silenzio assordante in questo Parlamento sul problema del riconoscimento di diritti e doveri delle convivenze, di chi non vuole o non può contrarre matrimonio civile o vedersi riconosciuta la parentela in altri modi.

Roberto Fiacchini è stato adottato all’età di 30 anni, da maggiorenne.

L’adozione di un maggiorenne è regolamentata da alcuni articoli del Codice Civile, dal 291 al 314, e può applicarsi quando chi adotta abbia almeno 35 anni e sia almeno di 18 anni più grande di chi adotta: per consentire al convivente, ad esempio, di poter entrare a far parte dell’asse ereditario anche se non ha una discendenza legittima, tramandando il proprio cognome e il diritto successorio. Spesso l’adozione è usata per anziani senza famiglia o per maggiorenni portatori di  handicap, ma ultimamente sempre più per dare all’adottato uno status assimilabile a quello di un figlio legittimo.

Per adottare un maggiorenne è necessario non avere figli, legittimi o legittimati, o che i figli, se esistenti, siano maggiorenni e consenzienti all’adozione, oltre al parere favorevole dei genitori dell’adottando.

Purtroppo l’adozione di un maggiorenne non può essere considerato un’alternativa furba per le coppie conviventi, e neanche una giusta soluzione da un punto di vista etico. Intanto perché consente la regolarizzazione solo a conviventi che hanno i requisiti per la sua applicazione (gap di età), perché ne rimarrebbero esclusi tutti quelli che, tra l’altro, hanno anche problemi di accettazione nelle proprie famiglie di origine, e perché non è giusto riconoscere rapporti affettivi di altra natura con l’obbligo di una figura che adotta (e dunque di maggior potere economico) e una adottata.

Le convivenze aumentano sempre di più nel nostro paese e mi auguro che la partecipazione di Roberto all’Isola possa riaccendere il dibattito e le speranze di chi si vuole bene ma non ha diritti e doveri nella sfera ereditaria, di assistenza morale e materiale, obblighi degli alimenti, subentro nell’affitto.

Poter avere la speranza che se sei una coppia convivente e, per esempio, la tua casa è stata distrutta da una calamità naturale, come una frana o un terremoto, poter avere almeno la fortuna di vivere in una Regione dove anche le coppie gay o lesbiche, possano richiedere di far parte della graduatoria per ottenere un alloggio alternativo.

Diritto inesistente né  in Abruzzo, né in Sicilia, né in Calabria.

Ditemi voi se è più  frivolo discuterne anche tramite un reality o se è meno frivola la distrazione culturale o politica su questi temi.