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Le favole combattute

Luigi Ciccaglione e Valentina Fanfera intervistano Vladimir Luxuria per b_polar

Dal mondo delle discoteche alla carta stampata, dal teatro/reality della politica, al reality show, dall’attivismo GLBT alla letteratura.

B_Polar ha incontrato una vera regina dei nostri tempi, Vladimir Luxuria, ed ha constatao che, a volte, quella che i bigotti ancora etichettano come “finzione” non è altro che un’unica, appassionante realtà.

Luigi & Valentina/ Attrice, scrittrice, deejay, attivista del movimento GLBTQ, giornalista occasionale, conduttrice, parlamentare. Vladimir, ma chi è la vera Vladimir Luxuria?

Vladimir Luxuria/ Vladimir Luxuria è una persona che ama le sfide, che si mette in discussione, poliedrica e indefinibile, fragile e forte, seria e faceta, uomo e donna. Sono una che, a un bivio, preferisce percorrere la strada più impervia e in salita. Le strade dritte e scorrevoli, alla fine, sono anche quelle più noiose, quelle che per gli autotrasportatori sono maggiormente a rischio di colpi di sonno, lo voglio restare sveglia.

L. & V./ Memori della lezione di Agrado in “Tutto su mia madre”, di Pedro Almodovar (“Una è più autentica quanto più assomiglia all’idea che ha sognato di sé stessa”), pensi che il ricorso alla chirurgia plastica per un transgender debba essere considerato un artificio, nella stessa misura in cui lo sarebbe per un’altra persona?

V.L./ La natura è una cosa buona, ma non è la cosa migliore. L’uomo interviene sulla natura con la cultura. Gli interventi auto-determinati sul proprio corpo servono a una persona transgender per sentirsi in sintonia con la propria anima, per piacersi di più e, di conseguenza, per piacere di più agli altri. Purtroppo, però, a volte le modifiche sono dettate – per chi si prostituisce, ad esempio – più da un desiderio di soddisfare un certo immaginario erotico del cliente-maschio, che dalla vera idea che si ha di se stesse.

L. & V./ Quanto è dissonante l’atteggiamento di uno Stato come l’Italia, che produce e trasmette pubblicità progresso contro l’omofobia e poi nega il riconoscimento di alcuni diritti e libertà fondamentali, nei confronti della comunità GLBTQ?

V.L,/ Credo fermamente che una nazione evoluta sia quella in cui in uno spot contro l’omofobia non si domanda solo se cambia qualcosa sapere se due chirurghi sono etero o sono gay, ma si domanda soprattutto se cambia qualcosa sapere se i due chirurghi di cui sopra sono single o sposati tra di loro.

L. & V./ Reality show: hai vinto lo scorso anno l’Isola dei famosi, trasmissione televisiva in cui vip e non patiscono la fame e giocano alla sopravvivenza. Come mai hai deciso di prendervi parte? E, visto il successo che questo genere di trasmissioni ha in Italia, quanto, secondo te, la finzione di un reality influisce sulla realtà delle persone che vi partecipano o che lo guardano, riconoscendosi, sedute in poltrona?

V.L/ Ogni offerta va valutata in base al contenuto, e non al contenitore. Persino il reality può rimanere vuoto, o al contrario si può tentare di riempirlo di contenuti e messaggi, lo ci ho provato.

L. & V./ Com’è cambiata la tua vita dopo l’esperienza del reality show? E cosa pensi del fatto che sia ormai consuetudine dei mass-media trasformare la vita di politici in una fiction?

V,L./ E’ cambiato il girovita, più che la vita! E’ cambiato il mio metabolismo: mangio e brucio… Inoltre, c’è stato uno scombussolamento della melanina, è come se fossi permanentemente abbronzata. Il reality è stata un’esperienza della mia vita, non me ne pento: ma è una esperienza conclusa, che non ripeterò. Il mio lavoro è lo spettacolo, sarebbe come chiedere a un parlamentare che fa l’avvocato cosa ne pensa della commistione tra processi e politica… ecco, chiedetelo a Ghedini.

L. & V./ Una parte della sinistra italiana ha difeso e celebrato la tua partecipazione al reality, considerandola un passo in avanti per la nostra società, in termini di tolleranza. Non credi che l’aver usato il medium di massa sia stata una sorta di legittimazione di un sistema che favorisce solo l’illusione di un reale avanzamento di coscienza? Esempio di questa triste illuso-rietà, le quotidiane vicende di violenza nei confronti della comunità GLBTQ (non ultima, la morte di Bren-da nel caso Marrazzo).

V.L./ Non ho il delirio di onnipotenza di pensare che la mia partecipazione al reality abbia risolto i problemi delle persone GLBTQ… oggi, però, grazie anche alla mia presenza, non siamo più marziane. Secondo me, non sono pochi gli italiani che sono rimasti più sconvolti dalle estorsioni, dall’abuso di cocaina e dai delitti, che dal fatto che qualcuno sia stato beccato con una trans. Per il resto, ognuno faccia quello che può, per far cambiare le cose.

L. & V./ Hai ripreso la carriera da scrittrice pubblicando il tuo secondo libro, “Le favole non dette”: una rilettura di fiabe, anche note, in chiave transgender. Quanto credi sia necessario ricorrere alla finzione, romanzare ed edulcorare le cose, per far riflettere su alcune realtà?

V.L,/ Il limite tra finzione e realtà è molto labile: l’impossibile di ieri è il possibile di oggi. Ricorro al racconto fiabesco per narrare il mondo degli adolescenti transgender, le loro aspettative, i primi turbamenti, le prime domande esistenziali. Non sono ricorsa alla finzione per qualche motivo in particolare; l’ho fatto semplicemente per tutti coloro che, come me, hanno saputo trasformare la paura. E l’hanno trasformata in favolosità.

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