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Persone naturali e strafottenti: un “piacevolissimo” pugno nello stomaco

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foto di Tommaso Le Pera

Un articolo di Nadia Iacomino – Fonte: dream-magazine.it

Voglio essere sincera! Sarà un pugno nello stomaco questo spettacolo! Così, Vladimir Luxuria, alla conferenza di presentazione, aveva definito PERSONE NATURALI E STRAFOTTENTI, la commedia tragicomica di Giuseppe Patroni Griffi, scritta nel 1972, di cui, la transgender italiana, è protagonista assieme a Daniele Russo, con la partecipazione di Maria Luisa Santella e Timothy Martin, al Teatro Bellini di Napoli, per la direzione artistica di Luciano Melchionna e Andrée Ruth Shammah, dal 19 al 28 marzo.

E così è stato. Un pugno nello stomaco. Un “piacevolissimo” ma, allo stesso tempo, assordante pugno nello stomaco. Una di quelle trame che “scavano dentro” e fanno riemergere inevitabilmente, nello spettatore, vecchie ferite personali che, tendenzialmente, per affrontare al meglio il gioco della vita, si è portati a nascondere.

Originariamente, messo in scena, la prima volta, nel lontano 1974 da Pupella Maggio, Mariano Rigillo e Gabriele Lavia, PERSONE NATURALI E STRAFOTTENTI, già all’epoca, quando essere omosessuali era ancora tabù, suscitò nel pubblico un inevitabile scandalo.

Ambientato a Napoli, durante la notte di Capodanno, in una stanza presso un’affittacamere, fra festoni e palloncini di carta giapponesi si preparano i festeggiamenti. C’è Violante, la padrona di casa, ex cameriera in un bordello e c’è il suo affittuario Mariacallàs, travestito che cita Freud (e deve il suo nome a una storia con un armatore), che fatica a nascondere la sua intelligenza e ad apparire, volontariamente, stupido. Ci sono i due amanti, il nero Byron –  scrittore arrabbiato rivoluzionario che vuole cambiare il mondo –  e il bianco Fred, studente, omosessuale, che rivendica la propria libertà.

Quattro personaggi alla ricerca di una possibile felicità. Che combattono con la loro realtà di reietti. Che subiscono un dolore fisico che, in scena, nasce a seguito di ferite esterne, procurate da vetri rotti, emorragie genitali e un sanitario lanciato da un balcone durante i festeggiamenti dell’ultimo dell’anno. Dolore fisico che, però, apre ferite interiori, che porta ad emergere nei protagonisti, sofferenze che la vita ha procurato loro negli anni. A seguito delle quali, in ognuno di loro, inizia un percorso di autoanalisi, un’autodenuncia dei mali subìti, dei “mostri nascosti” nelle loro anime, finora assopiti da un senso di rassegnazione.

Espressioni linguistiche vive, colorate, esplicite e soprattutto attualissime, per un testo aggressivo, divertente e disperato sulle nostre solitudini. A prova che Giuseppe Patroni Griffi (1921 – 2005) è stato un drammaturgo, scrittore e regista italiano, che ha anticipato i tempi. Un “genio” nell’imporsi – già 40 anni fa, in un mondo, allora, (ma forse ancora oggi) troppo bigotto ed ostile verso certe tematiche – con opere narranti una visione del mondo sessuale libero e oltre ogni tabù sociale in cui l’omosessualità ha sempre un ruolo di primo piano.