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Quel sottosuolo dell’umanità tra Freud e il marciapiede

Una recensione di di Cristiano Esposito per teatroespettacolo.org

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foto di Tommaso Le Pera

Persone naturali e strafottenti;
una tragicommedia cruda, vera, vissuta, che danza sul confine sottile tra il grottesco e lo pseudo-filosofico. Un testo coraggioso, caustico e trasgressivo, attualissimo oggi e decisamente precursore dei tempi nel 1972, quando Giuseppe Patroni Griffi lo scrisse in un’epoca in cui l’omosessualità rappresentava ancora un tabù assoluto. Sarebbe interessantissimo, a questo proposito, rivedere la prima edizione messa in scena nel 1974, interpretata da Pupella Maggio, Mariano Sigillo e Gabriele Lavia. “Persone naturali e strafottenti” è tutto questo e molto altro.

Siamo a Napoli, durante la notte di Capodanno, in una squallida stanza affittata dominata da vetri sporchi di vita. Violante (Maria Luisa Santella), la padrona, ha un passato da cameriera in un bordello. Mariacallàs (Vladimir Luxuria) è il travestito che affitta la camera, per subaffittarla successivamente a due amanti, il nero Byron (Timothy Martin) e il bianco Fred (Daniele Russo), uno scrittore che vorrebbe cambiare il mondo e uno studente omosessuale assetato di libertà. Un crogiuolo di diversità, miseria, emarginazione e disperazione che ci rivela i misteri del sottosuolo (non a caso i personaggi accedono alla stanza scendendo giù dal tetto, “carichi di esistenze aliene o alienate”, come scrive Luciano Melchionna nelle note di regia). Credibile e a tratti sorprendente Luxuria, in un personaggio che miscela il lavoro da marciapiede a citazioni di Freud, soprannominato il “gran viennese”. Una spanna sopra gli altri Maria Luisa Santella, che risulta la più vera e carnale.

In scena quattro persone naturali e strafottenti, pronte a lacerare o a lacerarsi pur di esistere e dimenticarsi anche solo momentaneamente della miseria umana. Uno spettacolo duro, originale, dal linguaggio anche troppo colorito, che ad ogni modo lascia soddisfatto anche il pubblico più attempato, emozionando e turbando allo stesso tempo le coscienze.

Lo spettacolo resta in scena al teatro Bellini di Napoli fino a domenica 28 marzo 2010.