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Vladimir Luxuria: nei panni di una Maria Callas Napoletana

Vladimir Luxuria: Persone Naturali e Strafottenti al Bellini di Napoli

foto di Tommaso Le Pera

Protagonista della piece teatrale “Persone Naturali e Strafottenti”, Vladimir Luxuria, ci accoglie con un volto sereno, ma allo stesso tempo emozionato, pronunciando una frase che denota, fin da subito, una grande disponibilità al dialogo. Le interviste sono come l’acqua, non si negano mai a nessuno! ci dice. Così inizia il nostro piacevole incontro con Luxuria, personaggio ormai noto al pubblico italiano per un tourbillon di scelte artistiche e personali che spaziano dalla direzione artistica del Mucca Assassina, alla vita politica, dalla lotta dei diritti delle unioni civili omosessuali, alla partecipazione, con conseguente vittoria nel 2008, del Reality Rai l’Isola dei Famosi.

In persone naturali e strafottenti di Patroni Griffi, interpreti Mariacallàs. Chi è Mariacallàs per te?

«Alt! Maria Callas è una sola. La divina. Io sono Mariacallàs. Con questo accento spostato sull’ultima sillaba. Intanto perché i napoletani (sorride divertita) spostano tendenzialmente gli accenti delle parole. E poi, avendo riletto la biografia di Maria Callas, ho capito che Patroni Griffi ha voluto dare questo soprannome al protagonista della sua opera teatrale, per il senso di dolore che aveva questa donna. Perché la vera Maria Callas, nonostante l’ambita carriera di soprano, i successi e la notorietà, forse non si è mai sentita una donna completamente realizzata perché non è riuscita a coronare il suo sogno d’amore di sposare l’uomo che amava. Lo stesso dramma che vive il mio personaggio quando diventa consapevole del fatto che non troverà un uomo che la appagherà sentimentalmente. Ed è allora che, nel dolore, si abbruttisce, diventa rozza e volgare, a tratti anche cinica e cattiva.»

La storia si ambienta a Capodanno. Mi è sembrato quasi che il rumore dei festeggiamenti, aprisse tendenzialmente, una sorta di guerriglia interiore. Come se, anziché essere fuochi pirotecnici,  fossero “bombe esplose nell’animo” di ogni protagonista…

«Infatti, Capodanno, giorno in cui è ambientata la vicenda, per i quattro protagonisti non diventa più un giorno di speranza e di festeggiamenti, ma una sorta di dolorante “resa dei conti”. Un semplice giorno dove puoi solo preoccuparti di subaffittare una camera ad ore, una “scarafunera”, ad una coppia formata da uno studente omosessuale ed uno scrittore nero americano per guadagnare qualcosa. Quindi, il capodanno del mio personaggio, non è l’inizio di un nuovo anno, ma l’inizio di una consapevole fine.»

E questo fa riflettere. A prova che il successo nella vita non è tutto. Che forse, la ricerca dei sentimenti, la mancanza di un compagno, può portare ad una sofferenza che la notorietà non riesce ad appagare…

«Questo bisognerebbe dirlo a tutti i ragazzi che si affannano a fare file per partecipare ai reality. Io ne ho fatto uno. Perché, purtroppo, oggi si pensa che se sei “famoso” hai risolto tutto nella vita. Anche i Serial killer sono famosi. Non è questo il problema. È capire il motivo per cui tu diventi famoso. Oggi viviamo questa grande illusione che risolvi i problemi della vita se la gente ti riconosce per strada. Non è assolutamente così. Basti leggere le vite di grandi artisti, come Jim Morrison, Elvis Presley, Maria Callas e tanti altri personaggi, per capire che, nonostante il successo e la fama, non erano assolutamente felici. Allora capisci che devi costruire la tua felicità anche su altro. Dall’amore, alla cura degli altri, dall’amare l’arte, dal gustarsi una giornata di sole, un mare turchese, farsi una passeggiata, coltivare le vecchie amicizie, non dimenticare i propri parenti. Ecco, da queste cose può nascere una reale felicità più salda che ti rimane anche quando, magari, ti trovi a vivere degli insuccessi.»

Cosa ha dato a Luxuria il personaggio di Mariacallàs?
«Soprattutto tanta amarezza. Mi ha fatto rivedere la sofferenza di tante amiche trans della mia adolescenza. Alcune morte per overdose, altre per aver contratto l’AIDS, altre si sono suicidate. Mi ha ricordato che io sono stata fortunata e, talvolta, anche vincente. Tante persone, non hanno percorso la mia stessa strada e, nel gioco della vita, hanno perso. Mariacallàs, purtroppo, è una di queste.»

Questo testo, nel lontano 1974, ha destato scandalo. Cosa è stato riadattato e come si presenterà allo spettatore?

«Nella piena sincerità, voglio dire che il regista non ha voluto edulcorare né censurare questo spettacolo. Di lasciarlo originale nella sua durezza, nella sua graffiante profondità. C’è sangue, violenza. C’è un linguaggio molto duro. Non è uno spettacolo comico o rassicurante. È un pugno nello stomaco. Non portate i bambini, ovviamente. Perché ci sono delle scene dove il pubblico rimarrà assolutamente colpito. Ma dopo il colpo, mi auguro si possa riflettere sul perché di queste ferite. Che non ci si fermi solo sullo scuotimento. Ma che si ragioni su ciò che voleva trasmettere Patroni Griffi. Un grande autore, che purtroppo, non ho conosciuto, se non solo attraverso le sue opere.»

In questo testo hai usato spesso espressioni colorite e scurrili. Quasi un controsenso per te, che da anni lotti contro i pregiudizi della gente, esprimendoti sempre in maniera decisamente moderata…

«Sì. La difficoltà è stata proprio questa. Quella di diventare rozza ed involgarirmi. Infatti, avevo inizialmente chiesto al regista di “alleggerire” qualche espressione troppo forte. Ma poi, entrando nel personaggio, ho capito che dovevo interpretarlo nel suo dolore, senza preoccuparmi dell’etica e del decoro.»

Adesso vorrei andare oltre Mariacallàs e rivolgermi a Vladimir Luxuria. In riferimento agli ultimi reality visti in Tv, abbiamo assistito alla dichiarazione dell’omosessualità attraverso lo schermo. Quasi come se chi, finora, si era nascosto in silenzio, volesse finalmente liberarsi di un “peso” davanti alle telecamere.

«Credo che sia una reazione assolutamente logica dopo anni ed anni di tabù. Fino a qualche anno fa, in Tv non si poteva nemmeno usare la parola gay od omosessuale. Oggi, invece, sì è scoperto che quest’argomento produce ascolti. È un periodo di assestamento che passerà, quando la gente comincerà a cercare altro di cui stupirsi.»

Nonostante si vada da 40 anni sulla Luna, c’è gente che, ancora, ha pregiudizi verso una minigonna, un corpo nudo od una dichiarazione di diversità. Forse questo è il motivo per cui tante persone, pur essendo gay, si nascondono per non dispiacere alle famiglie o per non incorrere in discriminazioni sul posto di lavoro. Cosa pensi di chi non riesce ad “imporsi” come omosessuale e preferisce vivere una “apparente” eterosessualità?

«Credo che esistano due tipi di matrimoni riparatori. Quelli per perdonare una gravidanza e quelli per non dispiacere i familiari a casa e nascondere di essere gay. Questo accade anche nel mondo dell’arte. Una sorta di sagra dell’ipocrisia dove, talvolta, si sposano artisti entrambi omosessuali per commercializzare copertine dove appaiono felici stile famiglia del “Mulino Bianco”. O persone che fingono di essere etero e di notte hanno una doppia vita. Cosa consigliare loro? Di essere onesti con la loro sessualità. E di recitare, pur restando se stessi, solo sul palco. Nella vita non abbiamo bisogno di maschere.»