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La rivoluzione è nell’amore

Vladimir Luxuria a Il TirrenoLuxuria parla di teatro, politica e costume in un intervista a Marta Quilici per ilTirreno.it

PISTOIA. «A volte un bacio scandalizza più di un nudo: l’aspetto rivoluzionario sta nell’amore”. Così Vladimir Luxuria, protagonista di “Persone naturali e strafottenti” di Giuseppe Patroni Griffi in scena al teatro Manzoni fino ad oggi 11 aprile (dal 20 aprile al 12 maggio torna in scena al Teatro Parenti di Milano). Si sofferma sulle contraddizioni di una società che si imbarazza difronte a un bacio omosessuale, ma non si smuove affatto davanti agli ammiccamenti erotici in prima serata o alla velata pornografia a cui ha abituato la televisione. Quello proposto dal palco di “Persone naturali e strafottenti” è sicuramente un bacio scomodo: nato nella passione di una notte tra Byron (interpretato da Timothy Martin) e Fred.

Byron è uno scrittore afroamericano che rivendica le sue origini, pieno di risentimento verso i bianchi, Fred (Daniele Russo), è uno studente omosessuale che non riesce a prendere in mano la propria vita.  «Non capisco come un bacio possa destare scalpore – afferma Vladimir Luxuria -: io se vedo due etero che si baciano non mi indigno mica! Forse il bacio scandalizza più di altre scene perché è intimo, perché c’è un coinvolgimento affettivo: l’aspetto più rivoluzionario è l’amore».

È la notte di capodanno; i due hanno scelto come loro alcova la camera della trans Mariacallàs (Vladimir Luxuria) che campa di espedienti subaffittando la sua stanza. La proprietaria della casa è Violante (la bravissima Maria Luisa Santella), ex cameriera in un bordello.  «Siamo quattro personaggi che, ognuno a modo suo, combattono una guerriglia di resistenza – spiega Luxuria -. Combattiamo per sopravvivere e per affermare chi siamo, ma siamo tutti animali feriti».  Lo spettacolo è la fotografia di un bassofondo che, senza premesse né conclusioni, vuole mostrare veristicamente uno spaccato di realtà in tutta la sua crudezza: «sono personaggi estremi – continua Vladimir -; di reale, però, c’è quel costante senso di amarezza che li accompagna. Di emarginazione. Di solitudine. Questi, sì, sono reali».

E continua: «Mariacallàs, il mio personaggio, prende il nome dalla diva Maria Càllas con cui ha in comune il sogno infranto di un amore. In alcuni aspetti le assomiglio, ma soprattutto mi ricorda la disperazione di molte mie amiche trans che si sono uccise perché non sopportavano più il peso dell’emarginazione o quello della propria esistenza, quelle a cui non vengono chieste interviste, a cui non viene riservata, come accade a me, la migliore stanza di un hotel, quelle che non riescono ad uscire dal bassofondo. Mariacallàs mi ricorda loro».  La commedia tragicomica messa in scena dal regista Luciano Melchionna, con la direzione artistica di Andreè Ruth Shammah, è ripresa dal testo del 1972 di Patroni Griffi che, al primo debutto nel 1974, suscitò molto scalpore.  «Da allora qualcosa è cambiato – continua Luxuria -, ma anche adesso in alcuni teatri di provincia si sono sentiti mormorii in platea durante le scene più forti: quella del bacio tra Byron e Fred, o quando si scopre che a Fred è venuta un’emorragia dopo il rapporto sessuale con Byron.

Abbiamo avuto anche un caso di ematofobia: una ragazza si è sentita male alla vista del sangue in scena. Ma questa è un’altra cosa».  Vladimir Luxuria è tornata con questo spettacolo alla sua passione di sempre, il teatro, dopo parentesi importanti come l’attività parlamentare in Rifondazione comunista, conclusa circa due anni fa, e la partecipazione all’Isola dei Famosi.  «Io sono nata per fare spettacolo – spiega -, ma fin da quando ero un bambino, a Foggia, non ho mai chinato la testa difronte alle ingiustizie. Difendevo i miei amici che venivano derisi o picchiati. Poi, a Roma, mi sono data da fare organizzando ad esempio i gay pride: per lo stesso motivo sono entrata in parlamento. Questa parentesi politica ha contribuito a rompere dei tabù: in questo senso è stata efficace, anche se non è stata accettata nessuna delle proposte che ho avanzato.

Tra i politici ci sono quelli con la doppia morale: predicano in un modo e agiscono all’opposto. Dopo l’Isola dei Famosi, poi, la gente ha iniziato ad avvicinarmi di più, anche i bambini, e addirittura le persone di destra nonostante abbiano un doppio motivo per criticarmi, essendo io trans e di sinistra; la gente ha iniziato ad andare al di là di questi cancelli e a capirmi come persona. L’Isola dei Famosi, tenuto conto che non è niente di più che un reality, è servito a questo: a far avvicinare le persone. O, se non altro, mi auguro che non chiederanno più dove ho parcheggiato l’astronave!».