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Lo spettacolo dei sessi

Un articolo di Roberta Tatafiore per il periodico “Diario della Settimana”.
Un ricordo del 24/12/1997

Un'immagine dall'articolo originale

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A Roma c’e un locale dove è di rigore la rinuncia alla propria identità e dove la distinzione maschio/femmina non esiste. Perché ha così tanto successo?

ROMA. Alle dieci di sera comincia la fila, ordinara, per entrare nel regno di Muccaassassina. Sono al Portonaccio, periferia romana di deposito degli autobus, di binari ferroviari dismessi, di costruzioni spettrali anni Trenta, di cespugli di rovi e prati spelati,
di palazzine a undici piani stile anni Sessanta e Settanta. II locale dove opera mucca, che e più di un nome, più di una sigla, più di una organizzazione, monopolizza i venerdì di divertimento a Roma est in una discoteca dal nome «Qube» situata sui due piani di un edificio di quattro, con gli ultimi due piani vuoti. Alle dieci e mezza, nel quartiere, scatta il formicolio degli extracomunitari guardiamacchine: per tutta la notte dovranno gestire più di mille parcheggi.

Alle undici e mezza chi ha pagato 18 mila lire e si è munito dello scontrino giallo per la prima consumazione si aggira in ricognizione nel locale: mille metri quadrati di ferro-vetro, di ferro il pavimento, le colonne divisorie e il soffitto, di vetro le pareti esterne e interne. La musica è in sortotono, i banconi della mescita e del guardaroba relativamenre liberi, le toilette accessibili. Nella sala biliardo (enorme) che sembra un acquario silenzioso nel mezzo della spazio-pista (enorme) risuona il tonfo leggero e distillato delle biglie. Donne, solo donne’ giocano partite serissime e competenti.

A mezzanotte e mezza parte la musica e cominciano a manifestarsi le differenze. Prima di tutto tra un piano e l’altro del locale.
Al piano terreno, nella «sala mucca», assorda la paranoia ritmata della house music. Però basta ballare e le vibrazioni diventano ritmo. Al primo piano, nella «sala assassina» (che in realtà è un hangar sterminato) si sperimenta la salsa & italian pummaro, ovvero un miscuglio sapiente di musica disco e di Raffaella Carra, gestito dalla dj Paola Dee, femmina.

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Alle due è un problema andare al cesso e se uno entra con il cappotto se l0 tiene. L’acquario-biliardo è completamente vuoto mentre nella sala compensazione stazionano gli stanchi 0 i desiderosi di chiacchiere. Si tratta di un altro acquario, ma d’angolo, blindato da pareti ovviamente di vetro che attutiscono l’imperversare musicale, con aria condizionata da Capo Horn e deliziosi camerieri in frac da Porta Portese che servono alcolici e non. «Dovrernmo chiamarla sala rianimazione, oppure addirittura er, emergency room, e metterci le barelle al posto delle sedie, vestire i camerieri da infermieri e dare da bere da contenitori tipo flebo», dice Vladimir Luxuria, travestito(a?) elegante e intelligente, art director di Mucca assassina. E non è detro che non l0 farà. «Mucca assassina – spiega Vladimir – è un modo di fare una discoteca. Noi arriviamo in un locale, parliamo con il proprietario e proponiamo il nostro programma per una sola serata alla settimana. Ci mettiamo d’accordo sulle percentuali. I nostri guadagni vanno tutti al Circolo Mario Mieli (di cultura omosessuale, ndr) che così si aurofinanzia. Per mandare avanti la baracca lavoriamo tutti gratis. Il nostro scopo ò far stare bene la gente». Ci riescono. La serata continua.

Alle tre la geografia del luogo, con i suoi personaggi chiave, si dispiega, anche perchè ci sono come minimo duemila e 500 creature multisessuate che ballano e si registra il pieno della fibrillazione. Nella «sala assassina» l’attrattiva numero uno è il femminiello tutto coperto di cipria dorata, petto nudo e slip color salmone che si alzano e si abbassano sotto i jeans appena appoggiati sulle anche. Le lesbiche sono di due tipi: in coppia butch e femme, che va molto di moda, con una lei in gessato e una lei in piume di struzzo. Tra le femmes c’è una gara spietata e allegra tra chi è la più chic.  Poi ci sono le lesbiche maglionate, quelle senza trucco e con le scarpe basse. Generalmente viaggiano in gruppo di sette, otto.
Nella «sala mucca», al pianterreno, su un similcubo largo due metri per tre e alto pochi centimetri, primeggiano le trans con tre chili di tette e quattro di culo: prepotenti. A loro piace molto abbracciarsi con i gay maschi e machi. Sotto e sopra la prevalenza è degli omosessuali, dal tipo Querelle de Brest al tipo impiegato di banca con-occhio-languido.

Gli etero sono in minoranza. Per questo l”«acchiappo» (il rimorchio, 0 chiamatelo come volete) tra femmina doc e maschio doc è dato possibile in un caso su cento. Ma tutti gli altri tipi di accoppiamenti sono possibili. Perche c’è un’atmosfera di contagio erotico e sociale molto esibita e sentita. Non esiste la figura femminile eterosessuale classica-da-discoteca: minigonna inguinale e niente cellulite. Non esiste la figura maschile classica-da-discoteca: capelli corti e abito blu alla Forza Italia. Non esiste il maschile e non esiste il femminile, ma – lì dentro – si è indotti e indotte a trasferirsi da un sesso all’altro, per l0 meno con la mente.

Aile quattro (del mattino) la transumanza tra piano di sotto, piano di sopra, sala rianimazione, aria fresca della strada, cessi intasati, è in continuo fluire. La fila per entrare resiste ancora per cento, duecento metri. Ma è un po’ incattivita. E se ci scappa una rissa c’è l’happening del «chiudete tutto, tutti dentro». Chi sta per abbandonare la nave, perché ha fatto il pieno 0 ha altro in programma, si mette a ballare nell ‘ingresso, in attesa che tutto si calmi.

Alle cinque staccano gli extracomunitari guardiamacchine. La festa piano piano si spegne. Una torna a casa con i piedi a pezzi e le orecchie sibilanti e medita: perche? Perche questo luogo ha tanto successo, è così catturante, è così divertente? La risposta sta in quel vecchio binomio dato per spacciato, e che di suo non gode di ottima salute: sesso e politica. Se la musica si interrompe e dall’altoparlante una voce (di uomo? di donna, di chi?) parla dal gazebo del «Mario Mieli» e invita a partecipare alla manifestazione (sic!) davanti alla ambasciata svedese perché lì c’è una legge sull’Aids che controlla i malati in tante asettiche galere (e chi lo sapeva?), tutti si fermano, poi battono le mani e sicuramente poi passano dal gazebo del circolo a comprare Out, il loro giornale, a prendere un volantino, a lasciare una sottoscrizione.

Buonismo sessuale e trans/gressione vanno insieme, a braccetto. Poi a casa una chiude gli occhi, ripercorre le immagini e fa girare il film di quello che ha visto: una società comunitaria che non c’è più, in nessuna altra parte della città, dove il ricco sta col povero e tutti e due pagano diecimila lire un whisky con ghiccio, dove il sesso non fa paura perché ognuno se lo può vivere da solo, o al massimo puo mettere in comune due solitarie fantasie. Il giorno dopo telefono a Vladimir per ringraziarla della splendida serata che lei ha gestito da filosofa (quale realmente è) del pascolo metropolitano. Avverte: «Per il prossima venerdì mi sto facendo cucire un abito meà da uomo e metà da donna. Cercherò di non farmi mai cogliere frontalmente ma di mettermi sempre di profilo e sceglierò di mostrare, di volta in volta, l’una 0 l’altra faccia».

La mucca, che è anche una assassina, invita a farsi trascinare dalla seduzione del doppio.