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Persone naturali e strafottenti di Giuseppe Patroni Griffi in scena fino al 9 maggio al Teatro Parenti di Milano

«Persone naturali e strafottenti», una commedia scritta nel lontano 1974 da Giuseppe Patroni Griffi (1921 – 2005), è un testo trasgressivo e, per quei tempi, assolutamente coraggioso e provocatorio. Il fatto che sia attualissimo non dimostra, come qualcuno sostiene, che l’autore abbia anticipato i tempi, Patroni Griffi si è limitato a registrare con grande sensibilità laica il malessere esistenziale della società. Il fatto inquietante è che purtroppo i tempi non sono cambiati, sono semmai peggiorati (la mano tesa di Violante è la metafora della società/stato accattona). Il tema di questa umanità varia e sofferente verrà poi ripresa da Annibale Ruccello (scomparso a soli trent’anni) considerato con Enzo Moscato il migliore esponente della drammaturgia napoletana post-eduardiana.

«Persone naturali e strafottenti», è uno squarcio di vita di una generazione senza futuro, un affresco animato da personaggi border line che appaiono come noi vogliamo vederli, cinici, superficiali, amorali. In realtà si tratta di creature inquiete, sole che soffrono inconsapevolmente la loro condizione nella perenne ricerca di una possibile felicità. E la cercano dando libero sfogo alle pulsioni sessuali e alla loro mercificazione. E’ una tragicommedia cruda che, sulle ali del grottesco, tocca gli estremi dagli accenti plebei di Violante, alle citazioni colte della pseudo intellettuale Mariacallàs.

E’ la notte di Capodanno. Siamo nel sottosuolo di Napoli, in un misero appartamento cui si accede attraverso una scala mobile. In scena quattro persone naturali e strafottenti alla ricerca, costi quel che costi, di una possibile felicità che gli faccia dimenticare la palude in cui stanno consumando le loro misere esistenze. I personaggi di questo ordinario squallore sono: Violante (Maria Luisa Santella) la padrona, ex serva in un bordello, Mariacallàs (Vladimir Luxuria) un travestito, una persona rassegnata che ha già tentato il suicidio e non crede più negli uomini, Byron (Timothy Martin) uno scrittore arrabbiato che vorrebbe distruggere il mondo per vendicare le umiliazioni e le violenze patite e patiende a motivo del colore della sua pelle, Fred (Daniele Russo) uno studente omosessuale assetato di libertà. Fred e Byron sono accompagnati da Mariacallàs in questa topaia per festeggiare il capodanno. L’inizio è cauto (i due si sono conosciuti da poco), le animate discussioni e litigi sulle rispettive esperienze e miserie esistenziali sfociano in una sessione di consenziente, brutale violenza sessuale.

Il linguaggio, aggressivo, divertente e disperato, è ridotto, senza ipocrisie, a crudo e spietato realismo.Il turpiloquio è funzionale, non c’è compiacimento. Una certa difficoltà nella comprensione letterale viene superata dalle espressioni linguistiche vive, colorate, esplicite e dalla gestualità e dal ritmo recitativo dei bravissimi attori (sorprende la prova attorale di Luxuria che non conoscevamo nelle vesti di attrice). Molto belle anche da un punto di vista dell’arte figurativa le scene (i quadri) di Alessandro Marrazzo, fantasiosi i costumi di Michela Marino e funzionali le musiche di Riccardo Regoli.

Merito del regista Luciano Melchionna se i complessi ingranaggi drammaturgici hanno girato a dovere. Applausi!

Fonte: teatrionline.com