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Chi ha paura dell’omosessuale cattivo?

di Vladimir Luxuria

17-maggio-giornata-internazionale-contro-omofobiaChi ha paura dell’omosessuale cattivo? E, soprattutto, di che cosa si ha paura?
Anche quest’anno si celebrerà in molte nazioni e città la IV Giornata Internazionale contro l’Omofobia, il 17 maggio, data simbolo a ricordo di quella stessa data nel 1990 quando una bella mattina moltitudini di omosessuali si risvegliarono guariti! Guariti dalla malattia gay, perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità decretò la fine del nostro orientamento sessuale tra le malattie mentali, da quel giorno varie Risoluzioni del Parlamento Europeo e vari governi moderni (non il nostro) considerano una malattia da curare la omofobia. Bisogna innanzitutto chiarire che le vere vittime sono gay, lesbiche (lesbofobia) e transgender (transfobia) e non chi prova tale fobia. Una paura irrazionale verso i “sessualmente diversamente abili” che spinge paradossalmente spesso non a evitare la sorgente di tali paure ma a cercarci per denigrarci quando ci va bene, a picchiarci quando ci va male, a ucciderci quando va malissimo. Gli aracnofobi evitano luoghi infestati dai ragni, gli agorafobi evitano gli spazi a perdita d’occhio, i claustrofobi gli spazi angusti, invece gli omo/lesbo/transfobi (come gli xenofobi e i “clochardfobi”) ci odiano ma ci cercano.

La omofobia si esprime in vari livelli: c’è quella “interiorizzata” ovvero quella di un gay che si vive male, distonico, represso o non visibile (soprattutto perché spesso si muove solo al buio di parchi, dark o cinema a luci rosse) ma che odia definirsi tale o essere definito tale, spesso critica tutti coloro che invece ne fanno una manifesta rivendicazione, detestano chi va in televisione e fa coming-out e odiano i “pride”; c’è poi la omofobia ipocrita borghese, quella di chi politicamente o intellettualmente ci sostiene ma non nella quotidianità: esemplare, da questo punto di vista, il cortometraggio di Max Croci e Matteo Bianchi in cui una strepitosa Marina Confalone interpreta una veggente di una tv privata di Napoli che legge le carte a pagamento. Riceve una chiamata da un ragazzo che si dichiara gay e lei, disinvolta, gli dice in diretta tv che non deve farsene un problema, che potrà essere felice, bla bla bla… ma quando il telespettatore si presenta come suo figlio che non aveva mai avuto il coraggio di confessarsi, la stessa maga cambia atteggiamento e si arrabbia moltissimo. C’è l’omofobia politicizzata di chi ostacola qualsiasi legge che possa prevedere per i crimini di odio contro di noi la stessa aggravante per odio razziale o religioso, come accade nel nostro Parlamento dove qualsiasi tentativo è stato affossato a destra e manca (da Casini alla Binetti) e dove la promessa del Ministro delle pari Opportunità di presentare una proposta di legge è ancora lettera morta. C’è l’omofobia di Stato dove è punita con torture, carcere temporaneo o a vita, sanzioni amministrative, lavori forzati o con la pena di morte come in Iran dove un orgoglioso Ahmadinejad può dichiarare che i gay a Teheran non ci sono… certo che non ce ne sono più, li impiccano!  Lo Stato è omofobo anche quando non vuole riconoscere che una coppia dello stesso sesso è un nucleo affettivo che deve essere regolato con diritti e doveri, chi denigra la voglia di essere genitori. Lo Stato è complice quando non ci assicura la sicurezza: proprio pochi giorni fa in Lituania il Baltic Pride confinato in un parco per evitare di essere morsi dalle bestie all’esterno è invece finito a lanci di sassi, uova e petardi contro i partecipanti, tra cui Bernard Delanoe, attuale sindaco dichiaratamente gay di Parigi. L’omofobia può non esprimersi in violenza fisica o psicologica ma limitarsi a un non più benefico atteggiamento ostile e diffidente.

Ritorno alla domanda iniziale, se di fobia si tratta, di che cosa si ha paura? Erich Fromm teorizza che la paura è essere scambiati per gay a causa della nostra vicinanza (cosa che non riguarda ad esempio i bianchi che odiano i neri), come se la propria identità sessuale non fosse forte abbastanza da non essere messa in dubbio. La paura è anche quella di considerarci dei missionari, dei legionari, militanti che vogliono diffondere il virus dell’omosessualità a tutti ed estinguere la razza eterosessuale, attraverso la promozione del nostro stile di vita o allevando bambini nelle culle con tutine fucsia e cantando la Pausini come ninna nanna. Altra paura è fronteggiare l’attacco del corteggiamento dei gay, tutti visti come potenziali stupratori (anche se magari sei un cesso di uomo lontano da ogni tentazione!) e così ti metti le mani davanti al pene come farebbe Cannavaro.

L’amara constatazione è che nel 2010 il nostro Parlamento è ancora omofobo, molto di più degli italiani che dovrebbe rappresentare. Mi piacerebbe davvero che un giorno un nostro premier potesse sostenere la battaglia culturale e legislativa contro l’omofobia e non strumentalizzare il proprio esuberante (e a tratti patologico) gallismo per attaccare una volta Marrazzo (“a noi piacciono le donne!”) o per provocare incidenti diplomatici come quando dichiarò che era riuscito a trasferire la authority alimentare a Parma per aver sedotto la presidente finlandese Tarja Halonen, e sempre a elogiare le donne solo quando sono belle (dalla Beccalossi alla Carfagna) e a scagliarsi contro chi ritiene bruttine (dalla Bindi alla Bresso). Se esistesse la cafonal-fobia mi piacerebbe esserne vittima!

Il nostro problema è  che ancora si pensa che una battaglia che miri a tutelare la nostra dignità e la nostra incolumità fisica è ancora considerata “roba da sinistra” mentre altrove è considerata una lotta di civiltà di cui tutti gli schieramenti devono assumersene il carico e la responsabilità. Cameron ha parzialmente vinto le elezioni inglesi, il manifesto del partito conservatore dei tories recita:  “Sosterremo le unioni civili e le coppie formate da persone dello stesso sesso avranno lo stesso trattamento fiscale degli altri… sosterremo ogni iniziativa sulla omofobia, contro il bullismo omofobo nelle scuole e i rapporti consenzienti tra gay devono essere cancellati dalla fedina penale.”

Da noi invece è bastato che Aldo Busi accusasse il Papa di omofobia che è scattata la censura per sempre da tutti i canali Rai. Mi auguro solo una cosa, che qualcuno accusi Busi di vilipendio religioso, così finalmente almeno una volta si riconoscerà che dare dell’omofobo a qualcuno è il peggiore insulto, mentre dare del gay a qualcun altro non dovrebbe né inorgoglire né svilire.

Per saperne di più sulla Giornata mondiale contro l’omofobia: www.omofobia.it