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“Indegno negare l’affitto ai gay”

un articolo di Caterina Pasolini, fonte: Repubblica.it

affitto-no-gayROMA – “Sono episodi inaccettabili, indegni di un paese civile e democratico come è il nostro”. Il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna bolla così il fenomeno delle case negate in affitto ai gay 1, gli appartamenti lasciati vuoti, le stanze rifiutate a studenti solo perché non eterosessuali. Una realtà diffusa da Torino a Palermo senza distinzioni, un no agli omosessuali come inquilini che corre in rete, negli annunci sul web, sui giornali di annunci immobiliari o sulle bacheche universitarie, tra rifiuti dichiarati a chiare lettere e dinieghi formali o vaghi delle agenzie, come ha raccontato la nostra inchiesta pubblicata ieri.

Storie di discriminazione confermate da chi ha vissuto sulla propria pelle e su quella di amici e conoscenti giornate fatte di porte sbattute in faccia dopo accordi telefonici, di alloggi negati all’ultimo momento, di scuse accampate improvvisamente alla vista dell’inquilino. “Perché al di là dell’omofobia – dice Vladimir Luxuria – c’è il pregiudizio che gli omosessuali abbiano una vita sregolata, che la casa sia un via vai continuo di feste. E c’è l’idea che un gay voglia sedurre chiunque, come se non avesse gusti e preferenze come tutti. Sono comportamenti anti costituzionali perché è come dire: tu non meriti neppure di avere un posto dove vivere, non hai diritto neanche ad un tetto sopra la testa”.

Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay, propone di tassare chi lascia le case sfitte per invogliare i proprietari riottosi. Anche perché, secondo gli esponenti del mondo omosex la situazione sta peggiorando: “Casi di omosessuali mandati via di casa oppure rifiutati si moltiplicano, e il fatto che la gente scriva chiaramente negli annunci “non si affitta ai gay” significa che si sente autorizzata a dirlo senza che nessuno contesti, significa che c’è un clima culturale favorevole a questo rifiuto”, sottolinea Andrea Berardicurti del circolo Mario Mieli dove all’ufficio legale arrivano sempre più spesso segnalazioni di questo tipo da parte di gay in difficoltà.

Che fare, visto che sui contratti privati di affitto lo Stato non può intervenire? Secondo il ministro Carfagna, occorre investire su una cultura della “non discriminazione, come abbiamo fatto con la campagna contro l’omofobia in cui dicevamo: non essere tu quello diverso”. Ma ancora non basta, così il passo successivo dopo tavoli di lavoro con le organizzazioni che si occupano del mondo omosessuale e transgender sarà “creare grazie all’Unar e in sinergia con molte Regioni ed enti locali, una rete efficiente di centri territoriali anti discriminazione”.

Sino ad oggi l’Unar, l’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali, è intervenuto più volte contro giornali e siti web che pubblicavano annunci tipo “non si affitta agli immigrati”, sanzionandoli. Ora, questa l’idea, allargherà il suo raggio d’azione ricevendo le segnalazioni dalle associazioni e interverrà anche per chi viene discriminato per il suo orientamento sessuale.

“Le cose devono cambiare, altrimenti non resterà altra scelta che continuare a fingere o a nascondersi per poter avere un tetto come hanno fatto alcuni amici. Difficile che qualcuno accetti come inquilino un gay se dà ascolto a quello che dice la Chiesa, che ci addita come il nemico pubblico numero uno, come quelli che minano le fondamenta dello Stato, del paese, della famiglia”, polemizza Grillini.

Ma non tutti sono così, ricorda Luxuria. “Io sono stata fortunata, vent’anni fa ho trovato casa in un quartiere gay friendly, il Pigneto. Il proprietario non ha mai fatto problemi anche perché ero regolare nei pagamenti e rispettosa dei vicini che erano adorabili ed affettuosi”.