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“Io sono colei che mi si crede”. Come vivere e sorridere secondo Luxuria

Un’intervista di Veronica Femminino
fonte per blogsicilia.it

Ama talmente tanto la Sicilia da aver reso omaggio, nella home page del proprio sito a Luigi Pirandello scegliendo una frase tratta da “Così è (se vi pare)”.

«Io sono colei che mi si crede», citazione più che appropriata per Vladimir Luxuria, che ho avuto il piacere di incontrare a San Vito Lo Capo in occasione della XIII edizione del “Cous Cous Fest”, il festival internazionale dell’integrazione. Nel tentativo di apparire al passo con i tempi, ci dichiariamo tutti moderni e tolleranti, pronti a capire e ad accettare ma l’integrazione vera è un’altra storia e Vladimir lo sa bene.

Un sorriso smagliante ed una gentilezza che ti conquista immediatamente, facendoti pensare che il mondo sarebbe più bello e vivibile se solo ci fossero più persone così. Abbiamo parlato di molte cose, la cucina, la vita, la politica, i valori. Vladimir Luxuria è una guerriera nel vero senso della parola. Ha capito, sin da giovanissima, da quando si rese conto che la propria identità sessuale non coincideva con il sesso biologico attribuitole da madre natura, che l’intolleranza esiste ma può essere combattuta e che nessun essere umano deve essere additato come diverso e discriminato in quanto tale.

Già, quelle barriere, quei limiti che esseri umani pongono ad altri esseri umani, rendendo la loro vita difficile. E proprio la cucina sembra a Vladimir un ottimo luogo dove iniziare ad abbattere le barriere, perché dice «dando spazio alla fantasia ed utilizzando la propria creatività tutto può cambiare, a tavola, nella preparazione di una ricetta così come nella vita».

La vita spesso non è come vorremmo, questo lo sappiamo bene. Vladimir Luxuria mai avrebbe potuto arrendersi, soggiacendo ai ruoli e alle aspettative che la società impone. Parte da Foggia in direzione di Roma e cambia la propria vita. Una laurea in Lingue e Letterature Straniere, il mondo dello spettacolo, l’impegno per i diritti della comunità LGBT di cui diventa ben presto attivista. Le apparizioni televisive e le interviste, la carriera politica, dimostrando, sin dall’inizio, il proprio interesse verso un trattamento egualitario di ogni persona, indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Nel corso della nostra chiacchierata le chiedo se non senta a volte, il peso della responsabilità di essere considerata un esempio per chi lotta al fine di farsi accettare. Mi risponde senza esitazione alcuna :«assolutamente no – dichiara – sono orgogliosa che le persone che lottano per non farsi mettere i piedi in faccia dagli arroganti possano riconoscersi nelle mie battaglie».

La osservo con attenzione, percepisco la sua serenità, la caparbietà, la consapevolezza di chi sa che la strada da percorrere è ancora lunga. «Il fatto che qualcuno possa aver bisogno di me è un buon motivo per alzarsi al mattino, uscire per strada, reagire e combattere», così Vladimir mi descrive l’inizio di ogni sua giornata. Forza interiore, determinazione e grinta da vendere; ascolto le sue parole e penso che tutto potrebbe realmente cambiare, se solo lo volessimo.