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Le favole senza peccato e senza colpa di Vladimir Luxuria

Arrivano di corsa, Anna Paola Concia e Vladimir Luxuria. La prima ha un paio di sneakers coloratissime e la seconda una decollete rossa tacco 12, ma l’andatura, veloce, le accomuna.

Ad attenderle, alla Libreria Colacchi, in tantissimi.

L’occasione è la presentazione del libro di Luxuria, “Le favole non dette”, edito da Bompiani.

“Io ero convinta che questa presentazione si sarebbe tenuta nella libreria Colacchi…la mia libreria Colacchi, quella in via Bafile, così bella…era lì che immaginavo…incredibile…avevo rimosso”.

Incomincia con queste parole l’intervento, anche se chiamarlo così davvero non rende, dell’Onorevole Concia.

“Ho vissuto in questa città…qui ho studiato e tutti i miei ricordi sono legati indissolubilmente ad angoli di questa città…non riesco ad immaginarli diversi, distrutti, assenti. Qui ho preso coscienza della mia vera natura…ero sposata con un aquilano, ma poi ho scoperto la mia omosessualità. Un percorso travagliato, che ho vissuto qui, con i miei amici aquilani che hanno condiviso con me le lunghe notti insonni e piene di dubbi e paure. Eravamo io, Stefania e Fulvio. Anche grazie a loro, alle loro rassicurazioni, ho poi trovato il coraggio di vivere la mia vita non più in un nascondiglio ma alla luce del sole. Ho fatto soffrire molte persone. Ho fatto soffrire mio marito. Sono andata via dall’Aquila perché volevo vivere serenamente. Sono scappata a Roma. Ma scappare non serve. Non bisogna scappare mai. Ho apprezzato tanto quello che ha fatto Tiziano Ferro. Anche lui è scappato a Londra. Ma poi ti rendi conto che non serve. Che, come mi diceva in quelle notti infinite la mia amica Stefania, devi seguire la tua indole, quello che credi sia il meglio per te e non quello che ti impongono gli altri. Io oggi a questa città, che porto dentro di me sempre, chiedo uno sforzo. Ricostruirsi al più presto, certo. Ma soprattutto le chiedo di ricostruire una comunità che sia più accogliente.”

Si ferma un attimo, abbassa lo sguardo e prende in mano il libro di Luxuria. “Vladimir ha scritto un libro di favole per adulti. In queste pagine c’è il travaglio, la bellezza, di nascere in un corpo desiderandone uno diverso, contrario. In queste pagine, e alcune delle storie che Vladimir ha raccontato sono storie vere – trasformate, ma vere -, c’è la narrazione esplicativa del mondo transgender. Cosa vuol dire essere, nella nostra società, diversi. Chi ci governa, purtroppo, ha alimentato la paura del diverso. Questo è sbagliato. Bisogna sciogliere le paure degli altri. Io vivo la mia diversità in maniera serena ma spesso mi preoccupa, mi spaventa, la paura, nei miei confronti, nei confronti della mia omosessualità dichiarata, che leggo negli occhi degli altri.”

“Non credo che per far capire o conoscere la diversità” continua Anna Paola Concia “siano necessari toni aggressivi. Anzi. Credo siano profondamente disfunzionali. Per questo Vladimir ha utilizzato la favola. Se vai incontro alle persone con dolcezza e delicatezza riesci ad abbattere il muro del pregiudizio, riesci ad andare in profondità”.

Anna Paola si siede. Si guarda intorno. Ogni sorriso è un incontro. Tanti amici sono venuti a salutarla.

Vladimir le versa un bicchiere d’acqua e poi si alza:

“Io voglio ringraziare la mia amica Anna Paola per quello che sta facendo per questo mio piccolo libro. La ringrazio per averlo presentato alla Camera e la ringrazio per avermi difesa dal Sindaco di Anagni che mi ha dato della malata. E grazie a Carla Liberatore, che mi ha invitata qui all’Aquila. Ero già stata qui, anni fa, e mi torna in mente la bellezza di Collemaggio…domani rivedrò la città…non sono mai tornata dopo la notte del 6 aprile…sono emozionata e tanto…ma bisogna ricominciare. Ricominciare dalla cultura. Un luogo che si candida a diventare capitale mondiale della Cultura è proprio da questa che deve ricominciare ed è sulla cultura che deve costruire le basi della nuova città. La cultura non è una zavorra ma la nostra ancora di salvezza. Tempo fa sono stata a Gemona. Ho apprezzato che nel ricostruire non fosse stata tradita l’identità culturale di un luogo. Dicono che ci sono riusciti perché i friulani sono testardi…non mi sembra che voi abbiate una fama diversa, no? Bisogna preservare la storia. Bisogna preservare la tradizione. “

Ad un tratto si ferma. Le va lo sguardo sul libro che ha davanti. Sembrava essersene dimenticata.

“Ho scritto Le favole non dette perché in realtà non sappiamo considerare l’altro, il diverso da noi. Tre sono riscritture di favole note: Pinocchio, Il brutto anatroccolo e la sirenetta. In tutte e tre è fortissimo e preponderante il tema della trasformazione, che poi è il topos stesso della favola. Le altre tre sono originali: La donna uomo, Il triste cantore e Iddu. E’ proprio di quest’ultima che vorrei parlarvi questa sera e leggervene anche un piccolo passo…”

Iddu è la storia di una sua amica, Drag Queen del Muccassassina, Fuxia. E’ la storia del percorso che va dal rifiuto della famiglia di origine fino alla accettazione, da parte di questa, della diversità del figlio.

A fare da cornice, ma anche da attore principale nella trasposizione narrativa, Iddu, ovvero l’Etna.

E si commuove lei, si commuove Anna Paola, stiamo in silenzio tutti noi, quando, alla lettura del brano scelto, sentiamo le parole che raccontano il terrore degli abitanti di Agrumia quando, una notte, le scosse del terremoto e l’eruzione del vulcano…

”Ecco” sussurra Vladimir “oggi queste mie parole, che sono nate da un altro terremoto, quello mio, quello interiore, diventano le vostre, sono per voi…”

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Eccomi. Lo so che non vi basta, Lo so che l’articolo così sarebbe un sogno. Un traguardo culturale.

Lo so cosa volete sapere.

Volete sapere chi c’era. Ok. C’erano donne e uomini di ogni età. Se c’erano gay e lesbiche? Può darsi. Boh. E’ importante?

Volete sapere Vladimir com’è dal vivo? E’. E occupa – non perché sia grassa – tutto lo spazio che c’è. Aveva uno smalto dorato bellissimo. E quando, parlando del contributo alla Terza Pagina che regalerà a ilCapoluogo, gli ho fatto vedere il mio, nero, che per la fretta – l’ho pennellato tra un traffico e l’altro – si era tutto rovinato, abbiamo riso disperate (che lo smalto è una cosa seria: se proprio rovinato deve essere, che almeno lo sia ad arte!).

Vediamo. Volete sapere cosa diceva la gente? La signora vicino a me, un insegnante, voleva invitarla a parlare ai suoi alunni di scuola media. Il ragazzo dietro di me raccontava all’amica che alla fine della presentazione avrebbe tentato di conquistarla con il suo notorio fascino di montanaro emigrato ormai da più di cinque anni nella Milano da bere. La signora Colacchi si è raccomandata, dopo essersela abbracciata: “Metta su un paio di chili, che così è troppo magra!”.

Volete sapere Vladimir chi è, vero?

A me è parsa una bella persona.

Che dite, può bastare?

(testo e foto di Tiziana Pasetti)

Fonte: www.ilcapoluogo.com