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TAGLIACOZZO KM . 3

Un’articolo di Vladimir Luxuria sulla sua visita alla zona rossa de L’Aquila,
per il settimanale “Gli Altri” diretto da Piuero Sansonetti

Vladimir e Marco davanti a San Pietro GUARDA TUTTE LE FOTO

Vladimir e Marco davanti alla chiesa di San Pietro

“ E’ stato qui, esattamente qui, all’ altezza del cartello Tagliacozzo km.3” mi dice Marco “ qui mamma mi ha detto al cellulare che Francesca non c’ era più!”

Marco è venuto a prendermi a casa e con lui mi sto recando a L’ Aquila, per la prima volta dall’ anno zero di quella maledetta notte del 6 aprile 2009, data che segna tutto come “ prima” e “ dopo” il terremoto. Mi racconta di sé.
Marco è nato e vissuto nel capoluogo abruzzese ma da anni vive a Roma con il suo compagno Fabio, una bellissima coppia che vive alla luce del sole, erano abituati a trascorrere tutti gli anni la vigilia di Natale dai genitori dell’ uno e il 25 dell’ altro. Fino a quella notte che ha stravolto tutto. I genitori di Marco sono separati, il papà è rimasto nella casa a L’ Aquila con la nuova compagna, Rosalba, e i due figli; la mamma si è trasferita a Roma e vive vicino a lui. Nulla di traumatico, Rosalba e la mamma hanno un ottimo rapporto, una famiglia allargata che ha saputo accogliere tutte le novità, compreso il fidanzato di Marco.

Quella notte bastarda ha fatto arrivare il tremore fino a Roma: Marco si è rivestito in pochissimo tempo, l’ abitudine a vivere in zone sismiche ti insegna ad avere già pronti ai piedi del letto i vestiti ben piegati. Vive sulla Tuscolana, capisce da dove proviene l’ epicentro. Fabio cerca di tranquillizzarlo. Telefona alla mamma, provano a contattare i cellulari del papà, di Rosalba, del fratello, degli amici… tutti spenti. Scendono giù. Sono irrequieti. Marco risale, accende la tv. L’ orrore. E’ già in macchina a tutta velocità, semina anche una volante che lo insegue. L’ autostrada è un nastro scorrevole invisibile. Il compagno resta a dare coraggio alla madre. Arriva all’ altezza del cartello Tagliacozzo Km.3, gli squilla il cellulare.

“ Francesca è morta!” gli dice in lacrime la madre. Francesca è una bambina di 9 anni, la figlia del papà e della nuova compagna. Per la mamma di Marco non è una “ figliastra” e Marco non la chiamerà mai “ sorellastra” , ma la sua sorellina, la gioia dei suoi occhi. Nella sua famiglia l’ accoglienza non discrimina ma sono tutti membri, anche Fabio, il partner di Marco, non è considerato un intruso, un “ fidanzastro” .

Marco arriva a L’ Aquila che albeggia, la catastrofe gli viene preannunciata da colonne di fumo in lontananza. Il clima lo sbeffeggia, sarà una bellissima giornata di sole.
Arriva a casa sua, il tetto e il piano di sotto sono crollati. Con il cofano dell’ auto sposta le macerie, aiuta il padre che ha le costole rotte, il fratellino e mamma Rosalba che è una maschera di sangue e calcinacci e li porta in ospedale ad Avezzano. Rosalba dormiva con la piccola Francesca perché il marito russava troppo, ha visto accanto a sé la trave che ha schiacciato la figlia.
“ Il cervello può farsi una ragione della morte dei genitori ma non si abitua mai alla morte di un figlio” mi racconta Marco e siamo arrivati in città, un anno e mezzo dopo il terremoto.

Vladi con la Delegazione Arcigay dell'Aquila  GUARDA TUTTE LE FOTO »

Vladimir con la delegazione Arcigay

In Friuli dopo il sisma del 1976 si ricostruì tutto “ dov’ era, com’ era” , basta guardare il Duomo di Gemona. Il centro storico della cittadina abruzzese sembra un set cinematografico, facciate di palazzi con il vuoto dentro, puntellamenti, silenzio assordante, nelle vetrine ci sono ancora le uova di pasqua del 2009, materassi appesi, pietre, parti architettoniche… tutto abbandonato, qui il “ com’ era, dov’ era” vuol dire ironicamente dov’ era e com’ era DOPO il terremoto!

Faccio un giro nella zona rossa con l’ elmetto accompagnata da un vigile urbano, l’ onorevole Paola Concia e una delegazione dell’ Arcigay “ Massimo Consoli” aquilana con la quale abbiamo organizzato un’ iniziativa culturale per la rinascita della città anche attraverso realtà aggregative come questa. La presidente dell’ Arcigay, Carla Liberatore, si è salvata perché dormiva in macchina nel parcheggio di un centro commerciale dopo lo sciame sismico che proseguiva da tempo.

Triciclo di Francesca schiacciato tra le rovine GUARDA TUTE LE FOTO

Triciclo di Francesca schiacciato tra le rovine

Ritorniamo davanti a casa di Marco, tutta puntellata, inaccessibile. Per la prima volta gli vedo gli occhi gonfiarsi di pianto: davanti a un cumulo di immondizia lì fuori riconosce il triciclo della sorellina scomparsa, la lampada del suo studio, pezzi di affreschi delle volte come macerie non numerate, da triturare.
Le luci delle telecamere si sono spente sulla città e tanti pensano che tutto si sia risolto con i prefabbricati consegnati in tutto il territorio circostante, la “ new town” ; nessuno racconta più che la ricostruzione è ferma, che la gente ha perso la sua identità, che le sciagure sono state in parte dovute alla forza della natura e in parte dal calcestruzzo scadente, dai palazzinari che se ne fregano delle norme antisismiche, dalla propaganda politica che mostra solo ciò che si è fatto e fa calare il silenzio su un centro che era uno dei centri più belli e dove oggi non ci volano più neanche i piccioni. Sarebbe da tutelarlo come patrimonio dall’ Unesco.

Andate a L’ Aquila, altro che Avetrana! Andate a vedere con i vostri occhi, andate a compare qualcosa nei negozi che con fatica hanno riaperto!
Ascoltate le storie di quelli che hanno perso tutto e devono continuare a pagare il mutuo anche sulle case distrutte!
Una coppia lesbica mi racconta che quando hanno chiesto un alloggio alla Protezione Civile, non si sono viste riconosciute come coppia, nessun punteggio… neanche nella tragedia i diritti delle coppie omosessuali hanno un minimo di riconoscimento!
Eppure è proprio la famiglia allargata di Marco a insegnarci che la società non deve fare differenze, così come non esiste una “ sorellastra” non dovrebbero essere considerati intrusi i nostri compagni e compagne, il “ danno parentale” non può certo essere attenuato nel dolore ma almeno non aggravato dalla rabbia perché lo Stato non lo riconosce.
Nella famiglia di Marco si sono dati tutti una mano per non affondare completamente nella tragedia, in Italia il disprezzo di un vuoto legislativo mette un carico di piombo sui casi tragici che purtroppo la vita può riservarci. Siete una coppia lesbica? Che cosa pretendete, una casa anche voi come le altre coppie?
I friulani e gli aquilani sono famosi per la loro determinazione (non la chiamo testardaggine) e sono sicura che non si arrenderanno.

Mai arrendersi.
Al diritto di tornare a vivere dove si viveva, al diritto di restituire all’ Italia uno dei centri storici con più palazzi e chiese di grande valore.
Al diritto di non essere gli ultimi tra gli ultimi persino nelle tragedie.

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