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Tanti auguri, Muccassassina

Drag Queen, girotondi, amori e perversioni: il marchio più trasgressivo delle feste in discoteca compie vent’anni. Ce li racconta, da dentro, una protagonista: Vladimir Luxuria

jpg_2139146Ci sono cose che non puoi fare scalza. La draq queen, per esempio. Senza tacchi irraggiungibili, e inclinazione al funambolismo, meglio lasciar perdere. Vladimir Luxuria i tacchi li porta sempre, anche nella commedia di Giuseppe Patroni Griffi, “Persone naturali e strafottenti”, con la quale è impegnata in tournée. Ma la sensazione fisica di sfilarsi i sontuosi trampoli made in London o New York dei tempi di Muccassassina, dopo una serata a ballare, a cantare e a ruotare in un vorticoso sirtaki per chiudere all’alba in bellezza, non la dimenticherà mai. Anche perché lo ha fatto tutti i venerdì per dieci anni: da direttore artistico di queste serate romane, coinvolgendo personaggi tra i più insospettabili. E ora che l’appuntamento gay-lesbico-trans-etero più alternativo e libero d’Italia compie 20 anni, è lei a ripercorrerne i momenti più emozionanti.

Anche se nel frattempo è diventata molto altro: figura politica, scrittrice di favole, attrice impegnata. “Potrei raccontare mille episodi. Mi emoziono a ripensare al girotondo col quale finivano le feste. All’ex cinema Castello, uno dei luoghi nei quali si sono svolte le serate, a due passi dal Vaticano, si finiva suonando e ballando il sirtaki: mano nella mano gay, etero, lesbiche, transessuali. Gente che faticava a imporre la sua identità sessuale. Che in quel momento si nutriva di amicizia e solidarietà. Poi scendevo dalle scarpe. E ritrovavo la terra”.

È lei che deve di più a Muccassassina, o Muccassassina senza Luxuria non sarebbe stata la stessa?
“Credo che il mio contributo sia stato fondamentale per la fama del locale, che da luogo quasi clandestino, dove si entrava attentissimi a non essere notati fuori, è diventato locale trendy, con la fila lunghissima all’ingresso. Un fenomeno di massa: con le pre-feste fuori”.

All’ingresso c’era lei.
“Per anni sono stata volontaria alla porta. Arrivata a Roma, mi ero iscritta al Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli e volevo dare un contributo concreto. Mi ricordo il momento in cui è cominciato tutto: c’era una riunione, bisognava inventarsi qualcosa o l’alternativa era chiudere. Dal tetto sfondato della sede venivano giù gocce d’acqua: decisi di trovare i soldi per restaurarlo. Erano i primi anni ’90”.

E le venne in mente di organizzare feste.
“Io e la mia amica deejay Paola Dee ci mettemmo a lavorare. Così diventai Door Queen, la portinaia, appunto. Stavo all’ingresso con i miei costumi catarifrangenti: servivano a richiamare la gente, ma anche a tenere lontani i malintenzionati”.

I costumi erano la sua specialità: si vestiva da Torta, da Befana, da Cozza del Botticelli. Dove li scovava?
“Li facevo da sola: ricordo l’Abito di Natale, con tanto di filo e lucine intermittenti. O per la festa dell’Oscar Gay: srotolai un mucchio di videocassette e col nastro feci un vestito di frange. Bellissimo. O le mises ispirate a “Priscilla, la regina del deserto”. Li conservo tutti a casa mia”.

È suo anche il nome?
“Lo pensammo io e Paola Dee. Le feste si svolgevano al Villaggio Globale, nell’area dell’ex mattatoio di Testaccio. Dove le mucche andavano a morire, ci piacque immaginare un’apocalittica rivolta delle vittime. E il nome suonava bene”.

Chi altro c’era con lei, in quegli anni?
“Le mie amiche drag queen: le Porompompero, Cara Mella, Fuxia, Karma B, Karl du Pigné. Facevamo cose pazzesche: come arrivare in discoteca a bordo di un’Ape, o a seguito di un corteo funebre. Era creatività pura, fantasia. Conoscevamo lo Studio 54 di New York e altri locali, ma a guidarci era l’istinto”.

Effetti speciali. Videoarte. Musical. Gli streptease dei Centocelle Nightmare. Ma Muccassassina è soprattutto contenitore di elaborazione politica: diritti, orgoglio e dignità gay.
“L’obiettivo è finanziare il Circolo e le sue battaglie per il riconoscimento dei diritti. Fondamentali sono state le serate sull’Hiv. Telefonai a Franca Rame, senza mai averla vista prima, e le chiesi una mano: a portare un messaggio forte. Fu meravigliosa”.

Fonte: espresso.repubblica.it