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I romani? Sempre più diffidenti e nervosi

un’intervista di Raffaele Gambari
fonte:  affariitaliani.it

Da drag queen a romanziere. Questa è la nuova tappa di vita di Vladi Luxuria Guadagno, regina e organizzatrice anni addietro delle folli e trasgressive notti romane di Mucassassina, direttrice artistica nel Giubileo del 2000 del Gay Pride mondiale svoltosi a Roma malgrado il fuoco di sbarramento del Vaticano, infine attrice teatrale. Ora sta rimettendo a punto il suo primo romanzo, del quale non vuole per scaramanzia neppure anticipare la trama tanto meno il titolo. Deputato eletto per Rifondazione Comunista nell’ultimo governo Prodi è un nome storico del movimento gay, lesbo e transgender in Italia, che ha contribuito a sdoganare  dalla televisione  alla radio, fino al parlamento.  Quarantacinque anni, originaria di Foggia, che lasciò 25 anni fa per frequentare a Roma l’università La Sapienza e laurearsi in lingue moderne,  non ha lasciato più questa città non rinnegando però le sue origini pugliesi.

Da anni abita in un vecchio quartiere popolare della prima periferia, il Pigneto, di pasoliniana memoria, ora diventato una zona trendy e cult. Ad Affaritaliani.it, nell’ottava tappa dell’inchiesta “Roma che verrà”, Luxuria, si definisce una persona “in continuo divenire e adesso transitata a donna”. Di certo lei ha radicalmente cambiato quell’assioma dell’omosessuale “marchettaro”  nell’immaginazione collettiva.

Come è arrivata a Roma e quale città allora ha trovato?

“Non sono scappata da Foggia, della quale sono orgogliosa, e dalla mia famiglia, papà autotrasportatore, mamma casalinga. Sono andata via perché cercavo cose che mi poteva dare una grande città, come una carriera artistica e una militanza nel movimento gay. Soltanto le grandi città avevano allora locali e movimenti gay e poi Roma mi piaceva. Quando  venni da fuorisede riuscii a entrare nella Casa dello studente a Casal Bertone ed avere una borsa di studio. Il mio è stato tutto un percorso  pasoliniano. Non venivo da una famiglia ricca e non potevo chiedere che mi pagassero gli studi universitari. Quella Casa dello studente sta proprio davanti al palazzo del film di “Mamma Roma”. Lì dentro e fuori trovai una grande solidarietà. Ragazzi e ragazze erano contenti, pur nelle difficoltà di vita, io avevo la mia stanza tutta addobbata di fiori. Se qualcuno aveva bisogno di una puntura c’era chi te la faceva. Era una comunità, ci davamo una mano uno con l’altro. Io sapevo che per rimanere lì dovevo sostenere con regolarità gli esami. Roma era bellissima, come la facoltà, che stava in una palazzina liberty circondata da un parco. Era un divertimento andare lì. Roma era ed è una città protettiva. Tutte le volte che ho avuto problemi ho trovato persone che mi hanno dato una mano. Come quando, finita l’università, abitavo in un appartamento in affitto e a un certo punto sono dovuta andar via. Non avevo i soldi ma un amico, Giorgio, con cui non avevo rapporti sessuali ma soltanto di amicizia, si offrì di prestarmeli e comprai la casa al Pigneto, dove ancora abito e dove allora i prezzi erano bassi, perché era un quartiere di periferia e popolare. Qui a Roma ho fatto la mia fortuna, ho trovato i ragazzi del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, ho avuto la direzione di Muccassassina. Al Qube al Portonaccio, un quartiere di periferia, c’erano 2mila persone che ogni venerdì sera si mettevano in fila all’entrata. Poi le mie partecipazioni al Maurizio Costanzo Show e a seguire il teatro, la politica, le trasmissioni radiofoniche. Insomma “aiutati che Dio ti aiuta’” Sono stata fortunata”.

Nella  Roma di oggi questo e’  ancora possibile e che succedeva allora per una persona sessualmente non nella norma?

“Sì, è ancora possibile se sei una persona intraprendente. Certo, cambiamo noi e cambia la città. Ora c’è più diffidenza. In quegli anni i romani erano più rilassati, oggi c’è più ostilità e più diffidenza per le diversità, si sono chiusi un po’. C’è gente che pensa di essere migliore perché è eterosessuale e ha la pelle bianca. Certo quando uscivo di casa tutta impennacchiata i condomini e i vicini non mi vedevano di buon’occhio ma ho avuto l’arma dell’intelligenza per capire gli altri e farmi capire. Accanto a casa c’era una bisca in via Ascoli Piceno e quando passavo di lì sentivo gli sfottò. Ma al Pigneto non ho mai avuto particolari problemi, è un posto dove ci diciamo le cose in faccia”.

Roma purtroppo in questi anni ha conosciuto tante aggressioni ad omosessuali e ad immigrati. E’ una città omofoba e razzista?

“Non esistono città razziste o omofobe ma persone tali. Mi  chiedo quanto abbia contribuito a esaltare menti labili e pugni violenti tutta una campagna elettorale basata su promesse disattese sulla sicurezza e sul grido di allarme ‘Mamma li rumeni! Mamma li diversi!’ . Ancora più ipocrita è sentire parole di condanna contro il razzismo e l’omofobia da chi ha fomentato questo clima, da chi ha sminato vento, raccolto tempesta e guadagnato una poltrona”

Cosa è oggi la prostituzione a Roma e come è cambiata con il passare degli anni?

“La differenza con il passato è grossa. Prima era tutta italiana ora è straniera. C’erano ragazzi,  ragazze e donne che venivano dalla Sicilia o da Napoli e non c’era tutta questa droga legata alla prostituzione. C’era una sorta di autogestione, le stesse prostitute non tolleravano che ci fosse tra loro una dodicenne. C’era lo sfruttamento, c’era il pappone non il racket, le transessuali italiane non tolleravano quelle brasiliane. C’erano clienti che invecchiavano con le prostitute. Roma è figlia della lupa, figlia della prostituta grande madre, c’erano i padri che portavano i i figli dalle prostitute per iniziarli al sesso e prepararli alla prima notte di nozze.  Oggi c’è il rapporto droga-criminalità, non c’erano le escort, non c’era internet, c’erano gli annunci del Messaggero”.

Come è culturalmente oggi Roma?

“Rispetto agli anni Ottanta qualcosa continua a offrire, tutto teatro e mostre. Se vuoi anche qualcosa per divertirti lo trovi ma forse non con lo stesso spirito di entusiasmo di allora. Roma si è seduta. Vorrei ancora le notti bianche, in centro e in periferia”.

Dove va Roma e quali sono le sue idee per migliorarla?

“Roma è una capitale  europea ma la multietnicità la sta vivendo in ritardo rispetto a Londra o Berlino. E’ destinata a crescere, purtroppo perderà la sua romanità ma questo fa parte della storia. Mi auguro che non sarà una città cementificata, che non diventi un accampamento in muratura. Spero che sia una città con periferie più vivibili, come Tor Bella Monaca, da valorizzare e non da abbattere come vorrebbe il sindaco Alemanno perché  gli ricorda troppo l’edilizia popolare comunista. Sarebbe come se un sindaco comunista nostalgico proponesse di abbattere l’Eur perché gli ricorda troppo il fascismo.  Vedo una città che si svilupperà in altezza come si pensa a fare all’Eur, con un piano architettonico e urbanistico più adeguato. Vedo una città più pulita, dove andare a piedi, con cartelli per il trekking che ti indichino le distanze, con più mezzi  di trasporto pubblico e più efficienti. Ora vedo una città sempre più sporca, anche rispetto a Milano e Foggia e questo è un dispiacere. Mi auguro che sia una città che non debba dare lezioni di sicurezza recintando i parchi, che sia una città aperta”.