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Il ricordo e la rabbia (al Teatro di Rifredi, “Morning has broken”, regia di M.Stinco)

Firenze- Lo spettacolo è un atto unico idealmente diviso in due parti, dedicato alla memoria di Matthew Shepard, un giovane statunitense che nel 1998 fu assalito e derubato in una località del Wyoming da due coetanei che finirono per torturarlo e lasciarlo morire perché omosessuale. In tutti questi anni, dopo numerosissimi film, rappresentazioni teatrali e libri scritti su questa vicenda, il suo caso è diventato un simbolo contro le discriminazioni. In questo spettacolo si può captare il dramma dell’intolleranza che sfocia nella violenza, e dell’ignoranza che genera sofferenza in chi ha un unico, innocuo desiderio: poter essere se stesso ed esprimersi liberamente.

La pièce, presentata in forma di oratorio civile, è un resoconto avvincente, dove una certa enfasi non inficia la compostezza tragica dell’assunto. L’atmosfera si presenta solenne e cupa, il palcoscenico è nudo; lo spazio vuoto e la completa assenza di scenografia fanno risaltare le poche immagini sospese e i sapienti giochi di luci e ombre. Nonostante la mancanza di elementi sul palco, gli otto attori riescono a coprire tutti gli spazi, si incrociano, quasi si scontrano, corrono per poi rimanere per qualche minuto immobili; recitano nell’atto unico 30 ruoli differenti: dichiarazioni vere, sentite, che inevitabilmente coinvolgono per la loro sconcertante attualità, riuscendo però a mantenere inalterati i luoghi, le ore, le atmosfere e le sensazioni vissute.

Rilevante è sicuramente la figura della madre di Matt, Judy Shepard, interpretata da Vladimir Luxuria, che racconta la sua esperienza, il suo dolore, la sua voglia di combattere contro l’ingiustizia che l’ha privata dell’amato figlio. Attraverso le sue parole, che appaiono come una sorta di confessione, si condivide e compatisce (nel senso etimologico del termine) tutta la sua commozione, l’odio, la nostalgia, la rabbia e il disarmo davanti a questa vicenda che determina un forte impatto emotivo sullo spettatore. I vari personaggi e i diversi racconti si susseguono mettendo in scena, tra le altre cose, il funerale del giovane e il processo ai due colpevoli, facendo pian piano salire l’attenzione del pubblico fino alla toccante dichiarazione del padre di Matthew, che chiude il bel lavoro diretto da Massimo Stinco.