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Luxuria, «Io, sessuologa per finta» In primavera il suo primo romanzo

Un’intervista di Francesco Mazzotta per il Corriere del Mezzogiorno

In primavera pubblicherà il suo primo romanzo, per la Bompiani. Intanto Vladimir Luxuria è sessuologa per finta in «Si sdrai per favore», in scena domani e sabato al teatro Forma di Bari. Un’occasione per parlare col transgender foggiano di tabù, dell’Italia e dell’amata Puglia. Ma anche di politica.Proprio partendo dall’happening nel quale l’ex parlamentareinterpreta l’improbabile esperta dell’Università «Lasolunga» di Roma. «Scelgo alcuni spettatori a caso -racconta -e li faccio sdraiare sul lettino. E conoscendo lo spirito dei baresi penso che lo spettacolo lo faranno soprattutto loro».

Girando i teatri della penisola che idea si è fatta degli italiani e del loro rapporto con il sesso?
«Un’idea a metà, perché dopo tanti anni la prima volta che scendo sotto Roma. Certo, quando vai in una piccola realtà gli spettatori si conoscono tutti, quindi c’è un certo imbarazzo a raccontarsi nei particolari. Ma spesso mi sono capitate donne sfacciatissime».

Che quadro viene fuori?
«In Italia si continua ad affrontare il sesso con morbosità, aspettative, angosce, o peggio ancora, con tragici silenzi. Invece, più se ne parla più diminuiscono le gravidanze indesiderate. E magari c’è anche meno bisogno di spendere soldi in psicologi: quelli seri, non come me».

Cosa le piace di più del teatro?
«L’idea che la gente esca di casa, per staccarsi da uno schermo, che sia il computer o il televisore».

Con la politica ha chiuso?
«Mai parlare di porte chiuse. Ma oggi sarei pronta a sostenere qualsiasi altra persona che al mio posto volesse parlare di argomenti spariti dall’agenda di questo governo».

Argomenti ancora sentiti a sinistra?
«A parte Nichi Vendola, tutti gli altri hanno steso una trapunta».

A proposito di porte, Elisabetta Gardini non voleva che lei oltrepassasse quella della toilette per signore in Parlamento. L’ha più incontrata?
«Una volta venne a vedere un mio spettacolo sul tema dell’infibulazione. Arrivò in camerino e mi disse: su certi temi non ho difficoltà a schierarmi con te».

Di cosa parlerà il suo romanzo?
«L’ho ambientato tra Bari, la città di mia nonna materna, e Foggia, dove spero di poter portare un mio spettacolo. Da quando sono diventata famosa non mi è mai stata data l’occasione. È un sogno, più che esibirmi al Metropolitan di New York o all’Olympia di Parigi».

Cosa le manca di più della sua terra?
«La famiglia e i vecchi amici, con cui continuo a mantenere un forte legame. Anche nelle mie frequentazioni a Milano e Roma cerco le radici. Ogni tanto alzo il telefono e chiamo Renzo Arbore, che, tra l’altro, è nato il mio stesso giorno, il 24 giugno. E, infatti, come tutti i cancro, anche lui non riesce a recidere il cordone ombelicale. A volte mi dico: si dovrebbe fare come Siddharta, non voltarsi più indietro, puntare lo sguardo avanti. Ma in realtà c’è tanto bisogno di guardarsi intorno»