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Luxuria: “Ho qualcosa di sardo, la mia testardaggine”

di Anna Brotzu
fonte cinemecum.it

«Ho qualcosa di sardo: la mia testardaggine. Nell’inseguire i sogni, nel sostenere le idee e i valori in cui credo». Parola di Vladimir Luxuria, attrice e narratrice (di memorie e favole, ora di un romanzo), da sempre attivista sul fronte dei diritti umani, contro le discriminazioni e l’omofobia, che dopo l’intensa parentesi parlamentare (eletta nel 2006 nelle liste di Rifondazione Comunista) e la vittoria a “L’Isola dei Famosi” ritorna sulle scene con uno scoppiettante “Si sdrai per favore” in tour nell’Isola (giovedì 3 e venerdì 4 febbraio alle 21 al Teatro delle Saline di Cagliari e sabato 5 febbraio alle 21 al Teatro Verdi di Sassari).

Un talento poliedrico, il suo, che ha avuto modo di esprimersi anche sul grande schermo, in film diversissimi: da Ferrario a Chiambretti. Quali sono i ricordi più significativi davanti alla macchina da presa?
“Devo dire che la mia carriera non comincia al cinema – la mia è stata una storia particolare – ma con le serate al Dirty Dixy Club di Foggia, gli spettacoli nelle piazze e nei locali fino alla festa Muccassassina a Roma; non sono certo conosciuta per le mie interpretazioni cinematografiche! E spesso erano piccoli camei, e magari in film indipendenti o di autori esordienti, con le difficoltà che sappiamo! Anche se son state sempre esperienze interessanti, istruttive. I film a cui sono più legata sono soprattutto il primo e l’ultimo: “Cena alle nove” e “Mater Natura”.

“Cena alle nove” di Paolo Breccia è un film bellissimo e attualissimo sui borderline, chi vive ai margini, in situazioni di difficoltà, solitudine, emarginazione. E’ il ritratto di una Roma notturna, dolente e inquieta. Quella Roma presente anche in “Ponte Milvio” di Roberto Meddi, dove c’è una scena molto intensa, poetica che riguarda il mio personaggio: io che mi prostituisco e dietro una bambina che si prostituisce e io mi prendo carico del suo dramma; questa cosa mi turba molto, e intervengo per salvarla. Nasce così una scena molto divertente, quasi grottesca in cui sto per picchiare un cliente che vorrebbe portarsela via. Poi la accompagno in un bar e scopro che lei ha visto la mamma in overdose e per questo si va a prostituire: uno storia molto cupa, disperata che si mescola ad altre storie amare e grottesche”.

Molto diversa l’atmosfera di “Mater Natura” di Massimo Andrei, presentato a Venezia nella Settimana della Critica..
“Mater Natura” riesce bene a mescolare e misurare i toni, c’è il dolore ma anche un’allegria tutta partenopea, affronta temi seri e non semplici con una cifra ironica e paradossale: ho accompagnato il film a Venezia, è stata la prima e unica volta (spero non l’ultima) della mia carriera, un’occasione cui ho potuto vivere l’atmosfera del Lido, vedere le reazioni del pubblico. Il film è stato accolto bene dalla critica, che ne ha colto il lato onirico, un po’ utopico. In “Mater Natura” interpreto una regista “impegnata” che decide di aprire un agriturismo-vacanze con un gruppo di trans delusi dalla vita metropolitana che scelgono di dedicarsi alle marmellate, all’agricoltura biologica in questa piccola oasi di pace e tranquillità tra il vulcano e il mare, quindi simbolicamente tra il maschile e il femminile, come una doppia identità di genere.

Un progetto vagamente new age..
Che comunque riesce, ce la fanno e allestiscono un grande tavolata sotto un pergolato, a cui accorre un sacco di gente dalla città, vengono a chiedere consigli d’amore, riconoscendo ai trans una saggezza nelle faccende del cuore che deriva dalla loro antica professione ma soprattutto dal conoscere i segreti dell’essere uomini e dell’essere donne.

E da spettatrice, un film che abbia particolarmente colpito la sua fantasia?
Ci son così tanti film e autori che hanno cambiato il mio sguardo sul mondo, il mio modo di pensare e percepire la realtà, mi hanno fatta crescere, mi hanno aperto interrogativi sconosciuti, che l’elenco sarebbe lunghissimo: il cinema è un’arte potente, e così varia! Però posso parlare dell’ultimo che mi ha emozionata: “The Kids Are All Right”, in italiano “I ragazzi stanno bene” di Lisa Cholodenko, con Julianne Moore e Annette Bening e una giovanissima Mia Wasikowska (l’“Alice in Wonderland”); l’ho visto a Berlino, dovrebbe uscire in Italia ai primi di marzo. Si parla di omogenitorialità: una coppia di donne ha avuto due figli con la fecondazione eterologa, e quando la ragazza compie 18 anni ha la curiosità di scoprire chi sia il padre, così gli equilibri della famiglia cambiano, senza catastrofi irreparabili. Si affronta con grande naturalezza e semplicità un tema delicato e complesso.

E’ piuttosto attuale, non solo oltreoceano..
E’ una questione su cui spesso si preferisce sorvolare, o tacere: eppure in Italia è pieno di coppie gay. Certo, basta avere 50mila euro: c’è una clinica a Los Angeles dove doni il tuo seme e una mamma surrogata porta a termine la gravidanza firmando in anticipo la rinuncia al bambino, così torni in Italia come ragazzo padre. L’unico problema è che lo può fare chi ha i soldi, è questa oggi, e non solo per le coppie gay (e non solo per la fecondazione assistita), la vera discriminazione sociale. La divisione tra ricchi e poveri.

Sfogliando il suo album dei ricordi, qual è stata invece la sua prima volta al cinema?
Il primo film che ho visto era un film di dinosauri, c’era tutto quel filone di mostri preistorici, da King Kong ai vari Godzilla: ero nel cinema parrocchiale, perché il prete come premio per chi andava a messa ci faceva assistere alle proiezioni. Il cinema contribuiva a riempire le chiese.
Mi ricordo la coltre fumosa: si fumava allora; e c’erano questi esseri giganteschi di un’era remota che inconsapevolmente gettavano il panico nelle città. E noi bambini tifavamo per King Kong, già allora ho cominciato a sentirmi dalla parte dei pellirosse nei film americani, dei mostri, insomma delle specie minacciate!!

Un percorso che da militante in difesa dei diritti GLBT l’avrebbe portata alla politica.
Essere eletta deputata è stata un’esperienza importante e inaspettata: non ho mai fatto quello che ho fatto per arrivare a Montecitorio. Anzi fu una proposta che mi lasciò stupita e con mille paure: sapevo che sarei stata bersagliata da politici e dalla stampa, che l’essere un personaggio di spettacolo, in più considerata piuttosto “trasgressiva” non sarebbe passato inosservato. Ma dopo i primi motivi di timore ho preso coraggio, mi son lasciata affascinare dalle sfide, mi sono impegnata e ho studiato, ho lavorato moltissimo soprattutto in commissione cultura: non tocca a me giudicare, ma spero di averlo fatto bene. E la più grande soddisfazione è stato apprendere che anche quelli dell’altra parte mi ricordano come persona costruttiva.

Dalla Camera all'”Isola dei Famosi”..
Sì, e ora ritorno sul luogo del delitto!! (ride). Non sono mai stata allergica alla cultura popolare, non soffro di snobismi intellettualistici: reality come “Il grande fratello” e l’“Isola”, e ce ne sono anche altri, hanno raggiunto picchi di audience. Una ragione ci sarà, se hanno il potere di appassionare gli spettatori! E offrono l’occasione per comunicare con un pubblico vastissimo. Recentemente alla Fondazione Gramsci di Roma hanno raccontato come perfino il partito comunista negli anni ’50, su indicazione dei massimi dirigenti, usasse il fotoromanzo per convogliare certi messaggi, certi valori: ecco in un certo senso anch’io ho cercato attraverso quegli spazi e quei programmi di maggiore audience, per affrontare temi come l’omofobia e la discriminazione, i diritti civili. Ho pensato che di questi argomenti non si dovesse parlare solo nelle trasmissioni giornalistiche e nei salotti televisivi.

E ha avuto ragione: dopo i primi rumors la sua partecipazione non ha destato scandalo, anzi. Ha vinto la simpatia.
Credo sia importante la coerenza nel dichiararsi e non smentire – invece del silenzio, una scelta che rispetto, ma che può sembrare una protezione e diventa spesso una prigione, una maschera – quello che ti senti di essere quando forgi la tua immagine per la società.

Del resto la società si è evoluta, molti tabù son caduti.
Sicuramente gay, travestiti e trans oggi hanno molta più visibilità sui media e in particolare in televisione. E le nuove generazioni tendono a dirlo di più a scuola, agli amici oltre che in famiglia; si va avanti a piccoli passi.

Anche se a volte si manifesta il lato oscuro della società, con esplosioni di violenza.
Purtroppo, sono episodi che vedono protagonisti anche tanti ragazzi: io noto che purtroppo spesso la rabbia (che nasce dall’ingiustizia e dall’insoddisfazione) viene convogliata verso gli obbiettivi più facili. E’ molto più difficile prendersela con i potenti, con il sistema economico che non ti da garanzie, che ti nega il futuro, ti condanna all’incertezza, è più facile individuare il “nemico”, il bersaglio nei più deboli, scagliarsi contro lo straniero o il clochard, contro tutto ciò che identifichi come diverso, per vigliaccheria. Non ci sono altre ragioni oggettive, non c’è nessuno che ti sta pestando il piede, ma colpisci per sfogare una rabbia, anche comprensibile, a cui non sai o non vuoi dare il suo vero nome.

Lei è stata spesso madrina di importanti manifestazioni a tema GLBT e non solo: il cinema, come arte popolare e di forte impatto, può contribuire a promuovere la reciproca tolleranza? Penso a “Le fate ignoranti” o “La moglie del soldato”, alle ormai numerose pellicole che raccontano amori fuori dagli schemi e/o i diversi aspetti dell’amore.
Il cinema è anche uno specchio della società: un film come “Cado dalle nubi” di Checco Zalone, che parla dell’omosessualità in chiave di commedia, riflette il cambiamento dei tempi. Si scherza, giocando sugli equivoci, ma prendendo in giro proprio l’ignoranza, i pregiudizi e i più assurdi luoghi comuni su questo tema: e questo è un segnale positivo. Così si scopre che si può essere gay o trans senza per forza interpretare il ruolo della drag queen: fare coming out o semplicemente vivere la propria identità di genere anche in una forma molto discreta, molto più tranquilla, perché in una società più sensibile e aperta verso questi temi vien meno anche la necessità, il bisogno di urlare.

Due battute invece su “Si sdrai per favore” in cartellone a Cagliari e Sassari?
E’ uno spettacolo comico per tutti: una pièce tutta incentrata sul sesso ma senza parolacce, senza scadere nella volgarità, in cui interpreto una sorta di sessuologa che fa una psicoterapia di gruppo e i miei pazienti sono gli spettatori. Con disegni, domande, per riflettere anche sulle nostre paure, affrontare aspetti come la morbosità, i ricatti affettivi e i sensi di colpa.

Quasi un’educazione sentimentale, almeno rispetto ai recenti fatti di cronaca..
Credo che il valore della persona e le possibilità di carriera non si debbano commisurare sulla mercificazione del proprio corpo, anche se poi ognuno è libero di fare quel che crede, nella sfera privata. Il vero problema semmai è culturale, nel diffondersi dell’idea della prostituzione, magari edulcorata dal fatto che si parla di un potente – che legittima questi scambi a volte anche agli occhi dei genitori o dei fratelli – come scorciatoia per “arrivare”, ascendere socialmente, uscire da una situazione di disagio, magari sperando in una carriera politica o televisiva.

Non sarà la sua prima volta in Sardegna: qual è il suo rapporto con quest’Isola?
A parte le vacanze, ho avuto modo di frequentarla anche per presentare i miei libri, ho visto posti pazzeschi. L’altro giorno ricordavo Stintino, e poi il Pan di Zucchero, ma sono stata a Carbonia, a Sant’Anna Arresi per un festival letterario che si intreccia ad “Ai confini tra Sardegna e Jazz”: ho ricevuto un’accoglienza straordinaria, c’era anche il sindaco!!! E in generale ho sempre incontrato un pubblico attento e disponibile, interessato, curioso e aperto.

La vedremo presto sul grande schermo?
Per il momento non ho progetti cinematografici: continuerò a fare l’opinionista, a scrivere – a primavera dovrebbe uscire per la Bompiani “Eldorado”, il mio primo romanzo (e sicuramente lo presenterò anche in Sardegna, dove tornerò quest’estate anche in veste d’intervistatrice “sotto il nuraghe”), continuerò a far radio e teatro. Per quel che riguarda il cinema, potremmo pure incontrarci in sala, ma mi toccherà pagare il biglietto!