Home » Articoli & News » La mia Foggia in un romanzo

La mia Foggia in un romanzo

Un’intervista di Tony di Corcia
fonte Viveour.it.

Vladimir Luxuria torna in libreria con il suo primo romanzo. In questa intervista, però, non parla solo la scrittrice, ma anche l’ex parlamentare e l’opinionista (e trionfatrice nel 2008) dell’Isola dei Famosi, che non le manda a dire sui diritti civili e sull’omofobia. E su cosa avrebbe fatto se tra i suoi naufraghi ci fosse stato Thyago Alves.

È uno di quei giorni in cui Roma mette da parte la sua indolenza e si mette d´impegno per fugare ogni dubbio e dimostrare quale sia la città più bella del mondo: tutto è avvolto da un pulviscolo dorato, gatti, fontanelle, bandiere e finestre si mescolano come le immagini di un armonioso caleidoscopio, e viene voglia di sorridere a chiunque, così, solo perché la vita è meravigliosa e perché non sai che fartene di milioni di euro e macchine potenti se, mentre mangi un’insalata, puoi contare su un colpo d´occhio che comprende Colosseo, Fori Imperiali, Altare della Patria.

Che importanza ha, dunque, il fatto che la chiacchierata con Vladimir Luxuria non potrà essere registrata e l´intervistata dovrà parlare più lentamente per permettere all´intervistatore di prendere appunti?
Per me nessuna, anzi. Ne approfittiamo per fare un bell´elogio della lentezza. Oggi si fa tutto velocemente: si mangia velocemente, si fa sesso velocemente, si dimentica velocemente. Si vive solo l´hic et nunc. Invece, dovremmo tutti fermarci, riflettere e ricordare. Io l´ho fatto, con il mio ultimo libro.

L´ultimo libro è il suo primo romanzo “Eldorado” (Bompiani, 2011, 320 pagine, euro 18), che arriva dopo “Chi ha paura della muccassassina?” (2007) e “Le favole non dette” (2009), sempre per Bompiani. Racconta di Raffaele, un personaggio dai contorni quasi cinematografici.
Raffaele è una persona anziana, ha più di settant´anni, e vive nella Milano degli anni Ottanta. Vive da solo, nonostante sia una persona famosa: con il nome d´arte di Nonna Wanda si esibisce en travesti. Truccato e pettinato come la vecchietta della candeggina Ace, sul palco dice cose terribili, di una cattiveria incredibile, seppure in maniera scherzosa: per esempio, insegna ai nipotini come rubare, visti i tempi di crisi. Raffaele vive da solo, anche se intorno a lui si muovono tre donne: una vicina molto attenta che gli porta sempre da mangiare, la sua agente, sua sorella.

Questo è il viaggio nel presente di Raffaele, ma ciò che lo caratterizza è il bagaglio di ricordi con cui si muove.
Raffaele è un sopravvissuto alla Germania di Hitler, perché negli anni Trenta ha lasciato Foggia, la sua città, sognando la libertà, la terra promessa, e l´ha trovataa Berlino che aveva fama di essere una città molto aperta nei confronti dei gay: c´erano bar, luoghi di aggregazione, un istituto di sessuologia… La sera fa il lavapiatti, ma ha il pallino dello spettacolo
e riesce a entrare in un trio en travesti, Die Schwestern, che in tedesco significa “le sorelle”: facevano spettacoli en travesti simili alle performance delle Sorelle Marinetti, per intenderci. Il trio arriva a esibirsi all’Eldorado, che è realmente esistito ed era una sorta di Muccassassina del tempo, in cui aveva cantato anche Marlene Dietrich. Proprio in questo luogo, Raffaele vivrà un episodio realmente accaduto: il 1° marzo 1933 nel locale fecero irruzione le SS e ci fu un arresto di massa. Molti finirono in prigione, moltissimi nei campi di concentramento dove 15.000 omosessuali persero la vita per torture, esperimenti medici, mutilazioni o suicidio. Raffaele è riuscito a evitare tutto questo, perché è stato solo interrogato e poi rispedito in Italia, ma questa esperienza lo accompagnerà per sempre come ricordo. Ho raccontato la sua vicenda con grande leggerezza, con molte battute, perché il protagonista è un uomo che sa servirsi dell’ironia, l’arma che gli ha permesso di andare avanti.

Raccontare la deportazione di ebrei e omosessuali è una scelta impegnativa e coraggiosa per uno scrittore.
Infatti mi ha richiesto un grande impegno. Ho lavorato di fantasia, sicuramente, ma mi sono anche documentata moltissimo, compiendo numerosi viaggi a Berlino, dove ho visitato il Museo Gay. Sono grata al suo direttore Thomas Huettmann.

Le zampate autobiografiche sono numerose, in primis quella che vede Raffaele nascere a Foggia e andare via dalla sua città di origine per cercare la libertà altrove.
C´è tanto di Foggia in questo libro. Raffaele ricorda tutta la sua infanzia e la sua adolescenza, il cinema “Flagella” dove vide per la prima “L´angelo azzurro” con la Dietrich, i cartocci unti di olio con gli scagliozzi, i bombardamenti. Anzi, quando vede i bombardamenti su Berlino si rende conto che le donne che scappano per salvarsi, con i loro bambini stretti tra le braccia, sono identiche alle madri che fuggivano dai bombardamenti a Foggia.

Permettiamo alla Vladimir Luxuria scrittrice di pranzare in pace, e diamo la parola alla Luxuria ex parlamentare che, nel corso della sua esperienza politica, si è battuta molto per il riconoscimento dei diritti civili. In questi giorni, il testo che intende introdurre l’omofobia come circostanza aggravante nei reati, quindi tutto fuorché un’eresia, sta tribolando e non sembra vicino all’approvazione. Fuori dal Parlamento, intanto, aumentano l’intolleranza e le aggressioni.
Quando noi chiediamo di fare coming out, o suggeriamo di farlo, lo facciamo perché vogliamo allontanare la vergogna dall’omosessualità. Chi prova vergogna arriva persino a non denunciare le aggressioni subite, e questo silenzio copre reati gravissimi. Per esempio, nessuno parla di ciò che accade spesso al Parco Nord di Milano, che è un luogo di cruising gay. Alcune notti, arriva un furgone bianco dal quale scende una squadra di persone che mena violentemente tutti quelli che si trovano in quell’area. E nessuno denuncia, per i motivi più diversi.
È vero, la frequenza delle aggressioni è sempre maggiore. Io non voglio buttarla in politica, ma devo dire che il pesce puzza sempre dalla testa: chi fa battutacce o semina odio deve sapere che le sue parole diventano una marcia pericolosissima per menti già instabili. Se Buttiglione dice che sono gli etero a pagare le pensioni dei gay, non solo dice una cosa assolutamente infondata, ma semina odio. Anzi, se vogliamo dirla tutta, i gay pagano le tasse come ogni contribuente e permettono alle coppie etero di ottenere la reversibilità, diritto che a loro viene negato.

Adesso facciamo parlare l’icona della trasgressione o, almeno, quella che alcuni considerano tale. Ma al giorno d’oggi, in cui la massima trasgressione sembra essere la serenità, che cosa significa essere trasgressivi? Vladimir Luxuria si sente una trasgressiva o questa etichetta un po’ posticcia le sta stretta?
Bisogna premettere che quello di trasgressione è uno dei concetti più relativi che possano esistere, e che questo cambia in base alle epoche storiche, ai contesti sociali, geografici… In Africa, per essere una donna trasgressiva basta mettere lo smalto sulle unghie: certo, per lo stesso motivo si rischia l´amputazione delle dita. Oppure, in un altro periodo, bastavano i collant delle Kessler o l´ombelico della Carrà per scandalizzare. È un concetto che cambia in base alle culture e ai contesti storici. Per quel che mi riguarda, mi hanno appiccicato la definizione di trasgressiva come si fa con i codici a barre sui prodotti del supermercato: in quanto trans, dovevo essere automaticamente “transgressiva”, perché trasgredivo al mio sesso di origine. Io ho capito che la cosa più deleteria e distruttiva è trasgredire a se stessi, non sentire la propria voce interiore, frenare la propria anima e la propria essenza. Per il resto, non ho mai trasgredito la legge, ho la fedina penale pulita, non ho mai corrotto e, per questo, non sarò mai premier. A ben pensarci, non sono per niente trasgressiva: non fumo, non bevo, non vado a donne…

E adesso facciamo parlare la Vladimir Luxuria che ha vinto l’Isola dei Famosi nel 2008 e che, quest’anno, ha seguito le vicende dei naufraghi dalla poltrona degli studi milanesi di Via Mecenate in compagnia di Alba Parietti.
Ho vissuto l´Isola prima come spettatrice, perché è l´unico reality che seguo. Anch´io, come gli altri telespettatori, mi chiedevo se fosse tutto vero, se i concorrenti mangiassero a telecamere spente…
Poi l´ho fatta, scoprendo che quello che vedevo in tv era tutto vero, e ora l´ho seguita come opinionista. A volte provo compassione, altre tenerezza, anche se devo dire che i concorrenti di questa edizione sono stati molto più fortunati di noi: vivevano condizioni più agiate, non hanno avuto pioggia, c´era un po´ più di cibo. La nostra edizione è stata decisamente più dura.

Ma quest´anno, all´Isola dei Famosi, c´era Thyago Alves…
Non sono certamente una persona insensibile al fascino maschile, ma manco un´allupata. Inoltre, in un meccanismo come quello dell´Isola dei Famosi, qualunque cosa può trasformarsi in un´arma contro di te. Per cui, me ne sarei stata buona buona e mi farei fatta passare tutte le “volìe”.

Come, per curiosità?
Semplice: mi sarei fatta un bel bagno in acqua.