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Luxuria: perchè?

un intervista di Chiara Valentini
fonte:  donnareporter.com

Vladimir Luxuria, emblema in Italia dell’attivismo per i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transgender, si è sempre contraddistinta per intelligenza, tenacia, schiettezza e sottile ironia. Ancora una volta lo dimostra in questa intervista esclusiva che Donna Reporter propone in occasione della Giornata Mondiale contro l’Omofobia e la Transfobia.

Luxuria: perché?
“Luxuria era un soprannome che mi avevano messo nella palestra che frequentavo, ma non perché collegato al termine ‘lussuria’, ma nel senso di lussureggiante, incoltivabile, un po’ selvaggia…”

Qualche vizio?
“Che vizio ho io? Non fumo, non bevo… Mamma mia! Sarò mica pronta ad essere beatificata?”

Libro preferito?
“Ah, ce ne sono tanti… direi oggi come oggi La Tempesta di Shakespeare”.

Colore?
“Blu. Blu elettrico. Quel blu che si ha in quelle belle giornate terse prima che diventi scuro”.

Film?
Amarcord di Fellini”.

E una canzone?
“Direi La Cura di Battiato… Non nella versione di Checco Zalone però, nella versione originale! È la più bella dichiarazione d’amore che si possa fare ad una persona”

Da piccola cosa sognavi di diventare da grande?
“Volevo fare la professoressa di inglese. Tra l’altro, mi vedevo già da donna fin da piccola, non mi vedevo come professore, ma come professoressa di inglese, con il tailleur, alla cattedra a spiegare, a interrogare, a divertirmi, a dire ‘sentiamo, sentiamo, sentiamo oggi…’, poi quella pausa con tutti i ragazzi terrorizzati… ‘oggi viene Rossi!’.

Per questo ti sei laureata in Lingue?
“Brava vedo che sei informata… Sono laureata in Lingue perché ho avuto la grande fortuna di aver l’orecchio per le lingue straniere e comunque questo poi mi è servito nel lavoro anche se non ho fatto l’insegnante”.

E ti sei laureata con una tesi su Conrad…
“Ah! Ma allora siete della CIA voi! Feci la tesi in generale sul rapporto tra il Romanticismo del Novecento e il Romanticismo inglese, più in particolare tra La Ballata del Vecchio Marinaio di Coleridge e un racconto breve di Conrad che si chiama Youth, cioè giovinezza, gioventù”.

Come sono stati gli anni dell’università?
“Un periodo bellissimo: la solidarietà tra di noi, ho vissuto anche il periodo della Pantera, dell’occupazione, il rapporto con gli insegnanti… Poi l’università l’ho proprio vissuta, nel senso che frequentavo le lezioni e ho addirittura tenuto delle lezioni prima ancora di laurearmi. Poi vivevo nella casa dello studente all’epoca, per cui eravamo sempre tra studenti e c’era quella solidarietà per cui, se un giorno magari avevi la febbre e non potevi andare a seguire la lezione, c’era l’altro che andava per te e ti passava gli appunti. Insomma è stato veramente un bellissimo periodo della mia vita”.


Leggendo la tua biografia non si può non constatare che la curiosità sia alla base di ogni tua esperienza…

“La curiosità è alla base della persona mentale, alla base cultura, alla base della conoscenza… Le persone che non sono curiose sono le persone che vanno in giro con i paraocchi e vanno in un’unica direzione. Io veramente ho la sindrome del Faust, vorrei conoscere tutto, vorrei aver visitato tutti i luoghi, vorrei aver fatto anch’io il patto col diavolo per poter conoscere tutto e però poi mi rendo conto che sono davvero una piccola cosa in confronto all’enormità dello scibile umano”.

C’è una domanda che ancora non ti è stata fatta?
“Vuoi sposarmi?”

Ci dici qualcosa in foggiano?
“Addecriet’ve! È una bella parola, vuol dire: divertitevi, godetevela, spassatevela, non pensateci!”